domenica 18 Agosto 2019

De bello gallico Di Maio sul ‘franco coloniale’ da Wikipedia

Ancora alta tensione diplomatica sull’asse Roma-Parigi. L’ambasciatrice d’Italia nella capitale francese, Teresa Castaldo, è stata convocata al ministero degli Esteri francese dopo le parole del vice premier Luigi Di Maio sulla ’moneta coloniale’.
Tripla accusa da parte di Di Maio: neocolonialismo, lo sconto sul loro debito pubblico, e la produzione di nuovi migranti contro di noi.

De bello gallico
senza Giulio Cesare

De bello gallico Di Maio sul ‘franco coloniale’
Il vicepremier Di Maio durante una manifestazione M5S in Abruzzo ha affermato che «la Francia continua ad avere delle colonie di fatto, con il franco». Parigi usa quelle risorse «per finanziare il suo debito pubblico e indebolisce le economie di quei paesi da dove, poi, partono i migranti».Tripla nefandezza gallica: neocolonialismo, lo sconto sul loro debito pubblico, e la produzione di nuovi migranti contro di noi. Nuovo capitolo delle tensioni Roma Parigi, ora tocca a Di Maio (di solito è Salvini), bersaglio fisso (e facile) Macron.

Caso Bardonecchia

Gli sconfinamenti di agenti francesi che riportavano in Italia migranti bloccati in casa loro. Il nostro ministero Esteri chiede spiegazioni e convoca alla Farnesina, l’ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset per comunicargli “la ferma protesta del Governo italiano”. Contro critiche francesi sulla vicenda della nave Acquarius, respinta dall’Italia, e bis alla Farnesina: ora tocca all’Incaricata d’Affari, Claire Anne Raulin venire informata che “il governo italiano considera inaccettabili le dichiarazioni pubbliche del 12 giugno a Parigi”.

Di Maio anticolonialista

Chi la fa l’aspetti. Ed ecco l’ambasciatrice italiana in Francia, Teresa Castaldo, convocata al Quai d’Orsay, per spiegazioni sull’accusa del vice-premier Luigi Di Maio (ripresa da Di Battista), sul Cfa, il Franco della comunità finanziaria africana, giudicato una “moneta coloniale” che, limitando la sovranità monetaria dei 15 paesi africani che vi aderiscono, favorirebbe l’immigrazione. Un semplce funzionario comunica che la Francia «giudica le affermazioni inaccettabili e senza fondamento, e non è la prima volta che accade».

Macron si offende

Emmanuel Macron, primo presidente francese che ha dichiarato che la colonizzazione è un “crimine contro l’umanità”, si offende e ribadisce che se un paese vuole uscire dal Cfa, il franco africano, è libero di uscire. Lo hanno fatto Madagascar e Mauritania, mentre altri invece hanno aderito, Guinea Equatoriale nell’85, Guinea Bissau nel ’97. Nel 2015, il presidente del Ciad, Idriss Déby, ha criticato il Cfa, «oggi garantito dal tesoro francese. Ma questa è la nostra moneta». Ma la cooperazione monetaria con Parigi è solo ‘da rivedere’.

Franc de la Communauté français d’Afrique

Cos’è il franco Cfa evocato da Di Maio, il Franc de la Comunauté français d’Afrique creato da De Gaulle nel dopoguerra per quattordici paesi africani. Ed è polemica antica. «Tassa coloniale», come la chiama Di Maio, che ha cominciato a girare sui social dal 2014 con molta confusione, date le fonti. Una moneta che la Francia ha messo a disposizione di alcune nazioni emergenti per garantire una stabilità finanziaria e la gratuità dei trasferimenti finanziari all’interno di un unico sistema di cambio. Non è dunque una “tassa coloniale” ma una moneta.

La polemica sorge dal fatto che in cambio della parità fissa (prima con il franco e ora con l’euro: un Fca vale circa 0,0015 euro) la Francia chiede un deposito pari al 50% delle riserve di cambio di queste nazioni presso la sua Banca centrale. Queste somme depositate a Parigi (stimate a circa 10 miliardi di euro) non vengono utilizzate dalla Banque de France, ma secondo i detrattori del sistema Fca sarebbe meglio investire questo denaro nello sviluppo dei paesi africani. Vero che non tutti i dirigenti africani sono ormai convinti della bontà del Fca.

Non è un caso che sui social il dibattito sul franco Cfa sia spesso arrivato attraverso profili e blog della destra radicale, semplificato e mescolato a teorie complottiste -il fantomatico piano Kalergi di «sostituzione etnica»- che offrirebbero facili spiegazioni per i flussi migratori dall’Africa. Devono essere state quelle le fonti dei collaboratori del vice Di Maio da cui è partita la nuova polemica contro la Francia, con molto evidenti motivazioni elettorali europee. Solo strumentalizzazione? Con un po’ più di serietà e cultura, qualche problema esiste.

Molti esperti sono critici nei confronti degli effetti di un’unione monetaria africana ancorata all’euro. Secondo alcuni economisti africani, il franco CFA “distrugge ogni prospettiva di sviluppo economico nelle nazioni che lo utilizzano”, con critica annessa agli indirizzi monetari restrittivi caratteristici dell’Eurozona. Quello che lamenta il governo italiano attuale con Bruxelles. Altri sostengono l’unione monetaria per la sua capacità di garantire stabilità e attirare investimenti esteri, salvo quelle riserve di valuta estera depositate in Francia.

Ma allora ha ragione Di Maio?

Ha ragione Di Maio a sostenere che il franco CFA finanzia il debito pubblico francese? L’idea di una “tassa coloniale” spesso circolata online ma dimostrata falsa. ‘Analisi economica’ da profili e blog della destra radicale, come già detto, mescolata a teorie complottiste che offrirebbero facili spiegazioni o rimedi per i flussi migratori dall’Africa. Per contro, molti governi hanno a rinunciato a elaborare una critica seria sulla politica verso l’Africa, lasciando spazio a semplificazioni e legittimi sospetti su dichiarazioni strumentali e propagandistiche.

.

Potrebbe piacerti anche