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martedì 15 Ottobre 2019

La Nato che militarizza i Balcani, Ue ruota di scorta, Putin a Belgrado

Putin a Belgrado: «La Russia non lascerà i Balcani alla Nato». L’ovvio politico strategico che sfugge alla politichetta in vigilia elettorale tra europeisti e non, e giornalettismo fai da te delle militanze politiche via web. Eppure i fatti, a volerli leggere, sono evidenti. O a saperli leggere? Quelli che in Europa con lo ‘sconto’ Nato […]

Putin a Belgrado: «La Russia non lascerà i Balcani alla Nato». L’ovvio politico strategico che sfugge alla politichetta in vigilia elettorale tra europeisti e non, e giornalettismo fai da te delle militanze politiche via web. Eppure i fatti, a volerli leggere, sono evidenti. O a saperli leggere?

Quelli che in Europa
con lo ‘sconto’ Nato

La Nato come ormai consuetudine e vizio, sempre prima della Unione Europea. Forzatura pessima a rischio mortale per noi, già avvenuta con l’arruolamento Nato sul fronte dell’ex patto di Varsavia che ha concesso ‘sconti’ di ammissione all’Unione europea a Paesi a cui mancano numerosi requisiti base. E adesso si vede! Anzi, si paga, con loro, gli ‘Europeisti-Nato’, alla testa di vari movimenti nazional popular sovranisti contro l’Europa che li aveva promossi benché asini. Vogliono cambiare l’Unione, forse ad asimmetria diffusa? Ma non è questa l’eventuale polemiche che oggi ci interessa. Nella parte da sempre più lacerata e critica del continente, i Balcani, stanno accadendo fatti di rilevanza strategica assoluta, ma nessun governo o coalizione politica di antica democrazia in Europa (e nel mondo) sembra volersene accorgere. O ignoranti e incapaci, o pazzi.

Gli arruolamenti Nato
prossima la Macedonia

I Balcani verso una omogeneizzazione militare visto che quella politica te la sogni. Imminente arruolamento della Macedonia a completare lo schieramento sud e ad integrazione della ‘base privata Usa’ che è di fatto il Kosovo. Completato dell’asse Adriatico, col microscopico ma strategico Montenegro a fare da ponte tra Albania e Croazia, resta qualche ‘fastidio atlantico’ in Bosnia, con quella ‘Srpska Republica’ di Banja Luka, in rottura eterna con Sarajevo. Poi, ovviamente la Serbia. La Serbia di Milosevic se vuoi diffamare gratis. La Serbia che ha liberato da sola gran parte della Jugoslavia dai nazisti, se vuoi onorare la storia. E Belgrado che, sfugge alla memoria dei più, conserva la cultura di ex capitale di una grande scommessa politica internazionale: la allora Jugoslavia socialista che litigava con Mosca, e l’essere stato Paese leader nell’altra splendida utopia dei ‘Paesi Non allineati’ tra le due superpotenze in guerra fredda, con personalità come Tito, Nehru, Sukarno e Nasser.

Il bagno di folla di Putin
giovedì sera a Belgrado

Alla manifestazione in onore Vladimir Putin che ha riempito le vie del centro della capitale serba, lungo la Knez Mihailova, stime ufficiali ma anche stampa indipendente, avrebbero partecipato almeno 120mila persone. L’opposizione accusa il governo di aver pagato 13 euro per ogni dimostrante, 1500 dinari. Organizzazione probabile ma senza troppi troppi soldi, e non erano tutti orfani di Milosevic giovedì in piazza. Carattere popolare della manifestazione, anche a dimostrazione del legame plurisecolare cultural-religioso tra i due paesi slavi. «Non vi lasceremo soli» ha gridat il presidente russo alla folla. Non vi lasceremo soli rispetto alle burocrazie euro-bruxelliane sul fronte economico e alle prepotenze americano kosovare sul fronte sicurezza, a partire da quell’esercito kosovano che tutti, Onu garante, giuravano che mai sarebbe stato autorizzato. Ora i giuda lasciano fare, in attesa di poter dire che la futura ammissione kosovaro albanese nella Nato sarà soltanto per tenerli meglio sotto controllo.

Risoluzione 1244 Onu
e le bombe del 1999

«La Russia condivide le preoccupazioni della leadership serba e dei suoi cittadini secondo cui le azioni irresponsabili della leadership del Kosovo possono portare a una nuova destabilizzazione nei Balcani», dice Putin che incassa applausi e assieme manda messaggi alla cancelleria occidentali. Non solo fratellanza slava ma anche affari, una serie di contratti militari multimiliardari con la Russia per garantire la sua sicurezza nella regione. La Nato ovviamente non gradisce. La nuova dirigenza serba, ribadisce la sua neutralità militare, mentre un ministro ricorda al mondo che il contingente Kfor a targa Nato dovrebbe rimanere l’unica forza armata nella autoproclamata repubblica kosovara. Nato-Usa col naso da Pinocchio e coda di paglia, e prossima ritorsione Ue come gioco di sponda: ‘o noi o Mosca’ rispetto alla domanda serba di ammissione all’Ue alternativa alla partnership con Mosca. Putin ha preferito la concretezza dei soldi, contratti per 230 milioni di euro L’ipotesi di allungare il gasdotto ‘Turkish stream’ fino a Belgrado per il totale fabbisogno del paese. E la firma di un accordo di libero scambio con l’Unione eurasiatica, la piccola Ue dell’est.

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