lunedì 27 maggio 2019

Ritorno di Guerre Stellari al cinema Casa Bianca

La vecchia strategia che era stata lanciata da Ronald Reagan. Significativo il discorso di Trump al Pentagono. Ma dietro le quinte spuntano anche ipotesi… fantascientifiche

Ritorno di Guerre Stellari al cinema Casa Bianca

Tornano le “guerre stellari”. Lo avevamo anticipato qualche tempo fa analizzando le ultime prese di posizione di Donald Trump. Ora è ufficiale. Il Presidente Usa, riprendendo la strategia tanto cara a Ronald Reagan all’inizio degli Anni Ottanta, si è recato al Pentagono per “santificare” la sua scelta e annunciarla “urbi et orbi”. Accompagnato dal vicepresidente Pence, dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e da altri alti papaveri dell’Amministrazione, Trump ha rilanciato la “Missile Defense Review”, ufficialmente elaborata per proteggere l’America da possibili attacchi nucleari (o convenzionali-balistici) a sorpresa da parte di Russia e Cina e di “Stati-canaglia” (gli ex “Rogue-States”) come Corea del Nord e Iran.

Questo sulla carta, perché qualcuno azzarda altre ipotesi, tra il fantascientifico e il “complottistico”, di cui parleremo dopo. Gli Stati Uniti, mischiando supremazia tecnologica e ambizioni da “poliziotto globale”, negli ultimi decenni hanno speso la bellezza di 300 miliardi di dollari per dotarsi di un avveniristico scudo spaziale. La stima è di un analista di vecchio pelo come Stephen Schwartz. Il programma costa un occhio perché la precisione e la velocità richiesta agli apparati di difesa è sofisticatissima: i potenziali bersagli, infatti, si muovono a qualcosa come quasi sette chilometri al secondo. E le batterie antimissile, superficie -aria (come i “Patriot”), hanno il risicatissimo compito di intercettare i vettori nemici nei pochi secondi della fase di rientro dalla traiettoria balistica.

Più facile a dirsi che a farsi. Il sistema si chiama “bullet-on-bullet” (“proiettile contro proiettile”) e funziona perlopiù contro missili a corto raggio. Bush-figlio installò postazioni di questo tipo in Alaska e California perché non si fidava dei nordcoreani. Percentuale di successo testata? Il 50%. Bassina. Il fatto è, dicono gli analisti, che “compare” Putin gioca sporco, perché, zitto zitto e quatto quatto, sta sviluppando un’ultima generazione di vettori che fanno paura. A differenza della vecchia Unione Sovietica, che spesso arrancava nella corsa agli armamenti e che per tenere il passo di Washington si doveva svenare, la nuova Russia è molto più efficiente. E pericolosa. Quando Putin lancia messaggi (o minacce?) di sguincio, sul pericolo di una guerra nucleare, non parla a vanvera.

Sottobanco la corsa agli armamenti accelera e sfrutta tutte le pieghe mirabolanti offerte dalle tecnologie di ultima generazione. La visita di Trump al Pentagono è la prima dopo il siluramento del Ministro Jim Mattis, impallinato per essersi opposto al ritiro dalla Siria. Per ora regge la baracca il vice, Patrick Shanahan, un “facente funzione” che per molti è solo uno “sbrigafaccende” del Presidente, il quale è ansioso di mettere becco in tutti gli affari strategici. Senza averne la competenza. Tra l’altro, come abbiamo già sottolineato, le “guerre stellari” trumpiane, in versione riveduta e corretta, costano un sacco e una sporta di dollari. Ergo: come farà il Presidente a battere cassa dopo lo “shutdown” di bilancio che ha lasciato in mutande 800 mila dipendenti pubblici?

E veniamo, in cauda venenum, agli spifferi ai quali accennavamo nel nostro incipit. Noi la buttiamo lì, come prima di noi hanno fatto diversi autorevoli commentatori, a cominciare dagli articoli apparsi sul New York Times. Secondo alcune “gole profonde”, le strategie “stellari” della Casa Bianca lo sarebbero in senso letterale. Insomma, per farla corta, i potenziali “nemici” non sarebbero di questo mondo. Non scandalizzatevi, la questione è vecchia quanto il cucco. Abbiamo già scritto, non tanto tempo fa, che potremmo fare un elenco di personalità di grosso calibro coinvolte nel dibattito, da Einstein e Oppenheimer a Stephen Hawking, al Ministro della Difesa canadese Paul Hellyer.

Fermandoci solo ai Presidenti Usa, la “desecretazione” di un catafascio di documenti “eyes only”, dalla Cia all’Fbi, ha confermato l’interesse di gente come Truman, Eisenhower, dello stesso Kennedy, di Gerald Ford (un fervente sostenitore della necessità di saperne di più), Ronald Reagan, Bill Clinton e, soprattutto, della moglie Hillary, che in campagna elettorale aveva promesso di far rivelare tutto quello che finora i vari governi americani hanno accuratamente coperto. Il capo di Gabinetto di Bill Clinton e Chief Strategist della campagna di Hillary, John Podesta, ha dichiarato di avere visto documenti sconvolgenti e si è battuto per renderli pubblici. Insomma, ci mancavano pure i marziani per rendere la Presidenza Trump… fantascientifica.

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