martedì 16 luglio 2019

Contro il Libano dei rifugiati siriani, minacce Usa invece di aiuti

Domani a Beirut il summit economico della Lega araba. L’invito di partecipare a Damasco fa arrabbiare gli Usa.
-E l’amministrazione Trump minaccia sanzioni se il Paese dei cedri, ancora senza governo ad otto mesi dalle elezioni, aiuterà la ricostruzione della Siria.

Libano, mondo reale
stupidità geopolitiche

Contro il Libano dei rifugiati siriani, minacce Usa invece di aiuti
Dall’inizio della guerra civile siriana il numero di rifugiati in Libano, stime Onu, 952,562. Milione tondo ampiamente superato, anzi, un milione e mezzo di rifugiati dal 2011 ad oggi, secondo il Governo libanese, la maggior parte dei quali vive in condizioni di estrema povertà, in tendopoli nella valle della Bekaa ora rese inferno dal gelo, o in quartieri popolari segnati da abusi ed episodi di razzismo.

Di cosa si discute in Libano?
Ce lo spiega Michele Giorgio, Nena News:
1) Le conseguenze dell’ondata di gelo che soffrono di più i profughi siriani e la porzione più povera della popolazione.
2) Il muro che Israele sta costruendo al confine e i rischi di una nuova guerra.
3) Gli ultimi avvertimenti minacciosi giunti degli Stati uniti.

Partiamo dal fondo. L’Amministrazione Trump, riferisce il quotidiano al Akhbar, “è andata su tutte le furie quando ha appreso dell’invito del Libano a Damasco per partecipare al summit economico della Lega araba, che prende il via domani a Beirut”. E «Washington minaccia di imporre sanzioni al Paese dei cedri se parteciperà, in qualsiasi modo, alla ricostruzione della Siria», scrive il Manifesto.

Un campo di rifugiati siriani in Libano

Libano sotto attacco
Usa in conto di chi?

Libano in difficoltà economiche e finanziarie, Beirut chiede aiuti a paesi arabi ed occidentali e guarda al suo futuro anche attraverso la ricostruzione della Siria. «I suoi porti e il suo territorio potrebbero diventare la base o il punto di passaggio per imprese, materiali e merci dirette a Damasco, ma il diktat americano complica tutto» (Michele Giorgio).

Sullo sfondo la crisi politica interna
A Natale l’annuncio della formazione di un governo di unità nazionale dopo sette mesi di inutili trattative. Babbo Natale bugiardo e alchimie politiche ancora in corso per conciliare movimenti sciiti Hezbollah e Amal, i maroniti del capo dello stato Michel Aoun, il Partito comunista, i sunniti filo siriani e quelli anti-Damasco del primo ministro Saad Hariri, i maroniti di destra e i drusi di Jumblatt.
L’allarme del Patriarca
In attesa del miracolo-governo, l’allarme del patriarca maronita Beshara Rai per la paralisi politica. In ballo gli 11 miliardi di dollari di aiuti promessi al Libano alla Conferenza dei Cedri di Parigi e non ancora arrivati perché vincolati a riforme che solo il nuovo governo potrà adottare.

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