venerdì 19 luglio 2019

Britannia salva la May, ma adesso? Rinvio exit, voto, new referendum

Brexit, cosa accade adesso: 1) nuovo accordo con l’Ue ma con rinvio dell’uscita; 2) voto anticipato e durissima partita interna; 2) Nuovo referendum
Il Labour vuole passare da nuove elezioni politiche prima di accettare il ritorno alla consultazione popolare sull’uscita dalla Ue

Clamorosa disfatta poi la vittoria mutilata
May continua a restare. Per fare cosa?

Britannia salva la May, ma adesso? «Continuerò a lavorare per mantenere la solenne promessa al popolo di questo Paese circa il risultato del referendum ed uscire dall’Unione europea» dichiara la premier salvata. Tradotto dal politichese britannico, ‘ci riprovo anche se non ci spero’. Troppo controverse le questioni sul backstop, sul secondo referendum, sul rischio di Brexit ‘dura’.
Provare a fare cosa?
1) Un accordo di compromesso;
2) una Brexit ‘no-deal’;
3) la rinuncia alla Brexit.
Nuovo piano Brexit
Dopo la sconfitta del suo piano alla Camera dei Comuni, May alla ricerca di un compromesso, e i corrispondenti giornalistici da Londra ci dicono che i mercati finanziari scommettono su un accordo dell’ultimo minuto. Forse perché hanno deciso di imporlo.
Il Labour annuncia che sosterrà May se accetterà di rimanere in un’unione doganale permanente con l’Ue e maggiori tutele per lavoratori e consumatori. Con buona pace dei sostenitori della Exit dura.

Chi scontentare prima e di più

May che si avvicina alla posizione laburista, quasi certa la rottura con i parlamentari conservatori pro-Brexit e del piccolo partito nord irlandese che sostiene il suo governo di minoranza. E senza un accordo di compromesso, tre solo scelte nei fatti:
1) Convocazione delle elezioni;
2) il rallentamento della Brexit;
3) l’uscita dalla Ue senza accordo (no deal).
Elezioni anticipate catastrofe. «Oggi che le elezioni sarebbero la cosa peggiore che potremmo fare», mette le mani avanti Theresa May.
Unione doganale. Dall’UE, Londra potrebbe rinunciare a lasciare l’unione doganale e il mercato unico dell’Ue, ma è improbabile che vinca il sostegno di molti conservatori.
No-deal Brexit. Non ci sarebbe transizione, quindi l’uscita sarebbe brusca, lo scenario da incubo per le imprese internazionali e il sogno dei duri ‘Brexiter’ che vogliono una spaccatura decisiva.

Torna il No Brexit

E’ dal referendum del 2016, gli oppositori della Brexit cercano un altro voto che sperano possa rovesciare il risultato. Ma un nuovo referendum può essere autorizzato solo dal parlamento e per ora non c’é maggioranza sufficiente, con dubbi anche in casa laburista. Ma il fronte No referedum bis si incrina.
Dominic Grieve, un importante parlamentare conservatore pro-Ue, ha presentato una proposta di legge per un secondo referendum sulla Brexit. Se accedesse la Gran Bretagna dovrebbe chiedere una proroga della scadenza di uscita. Timori governativi che un secondo referendum possa esacerbare le profonde divisioni messe in luce dal referendum del 2016.
E se i britannici dovessero votare per rimanere, i sostenitori della Brexit potrebbero quindi richiedere un terzo voto decisivo.

AVEVAMO DETTO

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