lunedì 21 gennaio 2019

Alle sorgenti dell’Eden

A farci da guida nel viaggio di oggi, addirittura la Bibbia.
-Alle sorgenti dell’Eden, ci piace pensare, dove partono le acque del Tigri e quelle dell’Eufrate.
-Fiumi che nascono separati e distanti e vanno ad annullarsi, uniti, nell’Oceano indiano, tra Iraq ed Iran.

Alle sorgenti dell’Eden

A farci da guida nel viaggio di oggi fatto nel lontano 2008, addirittura la Bibbia.
Alle sorgenti dell’Eden, ci piace pensare, dove partono le acque del Tigri e quelle dell’Eufrate. Fiumi che nascono separati e distanti e vanno ad annullarsi, uniti, nell’Oceano indiano, tra Iraq ed Iran.

L’Eden raccontato dai testi sacri e individuato tra storia e leggenda.
L’Eden legato alla fertilità della sua terra, all’abbondanza dei suoi raccolti.
L’Eden che soltanto quel liquido prezioso, l’acqua, può donare all’uomo.

L’acqua che una enorme diga voluta dalla Turchia di Erdogan sta per deviare da qui, a trasmettere trasformazioni e guai lungo tutto il suo percorso attraverso la Siria già inquieta di suo (rivolte interne) e l’Iraq del travaglio interno perenne.

Un ecologista militante, sulla riva del Tigri
«Dicono che la diga di Ilisu porterà sviluppo, ma sarebbe uno sviluppo artificiale, falso, perché la diga avrebbe una vita di soli 50, 80 anni, dopo di che sarà inutilizzabile. Per questo abbiamo iniziato la nostra campagna “Salviamo Hasankeyf”, affinché venga riconosciuta patrimonio culturale e naturale dall’Unesco e quindi si possano fare dei progetti per uno sviluppo duraturo, per esempio col turismo culturale ed ambientalista».

E’ la Turchia dell’altopiano, dove l’Anatolia scivola in Mesopotamia e vi si confonde. Luogo d’incontro delle culture provenienti dall’Asia centrale, dall’antica Persia, dalla Mesopotamia, con quelle che si muovevano da Occidente.
Sei praticamente alle sorgenti non soltanto del Paradiso terrestre ma della stessa storia dell’uomo che qui, villaggio di Hasankeyf, è presente da 12 mila anni.
Le acque sempre ricche del Tigri a motivare, a dare obiettivo e vita, a chi ha abitato quelle migliaia di grotte che scavano lo sperone di roccia che troneggia sul paese.

Gigante Turchia, da far paura

«La diga di Ataturk nasce da un progetto con molti obiettivi -spiega il direttore dell’immenso impianto- Prevenire le piene dell’Eufrate, produrre energia elettrica, raccogliere e canalizzare acqua potabile e per l’irrigazione. Solo nella nostra zona, saranno irrigati 800 mila ettari. Attualmente ne abbiamo irrigato 200 mila, e stiamo lavorando per il resto.
La diga di Atatuk è la quinta diga al mondo. Ha una capacità di 84 milioni di metri cubi d’acqua.
Dalla diga, vengono presi e incanalati per l’irrigazione 328 metri cubi d’acqua al secondo per irrigare la piana di Harran.
Da questa diga produciamo energia per 8, 9 mila miliardi di Watt all’anno».

L’Eufrate

Non troppi chilometri e su, in Turchia cambi sorgenti di Grande Fiume che puoi iniziare a seguire.

Il Qal’at ar-Rum, Rumkale in Turco e Hromgla in Armeno, parole che in tutti i casi significano “Castello Romano”, nel senso di bizantino, della ‘seconda Roma’.
La sua posizione strategica era già conosciuta dagli Assiri, sebbene l’attuale struttura sia soprattutto di origine ellenistica e romana. Durante il medioevo il sito fu occupato da vari signori della guerra bizantini ed armeni. Qal’at ar-Rum fu il seggio di un patriarca armeno dal XII secolo. Dal 1203 al 1293 fu la residenza del capo supremo (catholicos) della Chiesa armena. Nel 1293 fu espugnata dai Mamelucchi d’Egitto a seguito di un lungo assedio.
La fortezza è attualmente una rovina accessibile per battello solo dalla vicina cittadina di Halfeti, nella Provincia di Şanlıurfa.

In barca con professore ecologista.
«Qui sotto c’era la piazza del paese, il bagno romano, c’erano dei palazzi antichi, il mercato e i giardini. Sia da una parte che dall’altra del fiume c’erano vecchie dimore con i loro giardini. Tutto ciò è ora sepolto sotto l’acqua. Tre quinti della città sono stati sommersi e la maggior parte della gente è emigrata».

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