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lunedì 18 20 Novembre19

Inizio trasloco ma i marines restano, e resta l’ex Isis. Sceneggiata Siria

Caos Usa, in partenza dalla Siria solo equipaggiamenti.
-Gli jihadisti di Daesh uccidono ancora a Raqqa e a Deir Ezzor.
-Trump fa i capricci per il muro col Messico e vuol distruggere l’Iran.
-L’ex Cia Pompeo al Cairo rilancia la ‘Nato araba’ nel futuro del mai.

Caos Usa tra bugie
e ripensamenti

Inizio trasloco ma i marines restano, e resta l’ex Isis
«Stile trumpiano» è la definizione che corre: «Pochi dettagli e una mezza smentita». Purtroppo accade attorno a cose tragicamente serie. Ad esempio quei 2 mila e forse più marimes Usa che ora si scoprono ufficialmente operativi in Siria dove nessuno li aveva mai invitati ad andare. Con 13 basi militari super attrezzate e ben due piste di atterraggio, perché quando di muovonno i marines, fanno le cose in grande. E ieri gli Stati uniti hanno iniziato a ritirarsi dalla Siria. Ma -ecco lo ‘stile trumpiano’- i marines restano. L’annuncio ieri mattina portavoce della coalizione anti-Isis Sean Ryan,: «È iniziato il processo del nostro ritiro dalla Siria. Per ragioni di sicurezza, non daremo tempistiche specifiche o movimenti di truppe». Poche ore dopo tre alti funzionari anonimi specificavano: «non stiamo ritirando uomini, ma equipaggiamento non essenziale».

Stile ‘trumpiano’

L’America di Trump che smentisce se stessa. 24 ore prima, il consigliere alla sicurezza Usa Bolton e il segretario di Stato Pompeo, uno da Ankara e l’altro da Il Cairo, insistevano sulla necessità di proseguire la lotta all’Isis -battuto forse, ma non sconfitto- almeno fino al momento dell’effettivo ritiro. Il lotro ritiro. Poi con Daesh e Califfato saranno cavoli altrui. «Washington lascia un paese nella guerra che ha contribuito ad accendere. A bassa intensità, ridotta nei modi e nei luoghi, ma che è ancora lì presente e che è in buona parte frutto delle cellule dell’Isis attive lungo il confine orientale», denuncia Chiara Cruciati sul Manifesto. E cita fatti. Un kamikaze del Califfato linedì a Raqqa prima spara sulla gente e poi si fa saltare in aria in una base militare delle unità di difesa popolare curde, le Ypg, i veri combattenti contro: cinque uccisi, di cui quattro civili.

Ritirata Usa da quale Siria?

«La coalizione a guida Usa sta vergognosamente dimenticando la devastazione lasciata dalla sua campagna di bombardamenti e non ha alcuna intenzione di offrire ai sopravvissuti compensazioni», denuncia, Lynn Maalouf, direttrice di Amnesty per il Medio Oriente. Situazioner catastrofica. Ieri sei bambini sono morti di inedia mentre tentavano con altre 8.500 persone di raggiungere il campo profughi di al-Hol nel nord della Siria. Scappano dagli scontri a Deir Ezzor, dove l’Isis mantiene una presenza ridotta ma feroce. Dalla zona di Hajin, come denunciato da più parti, si continua a combattere. Cacciati dalle Ypg curda ora costrette alla ritirata per il tradimento Usda a favore della Turchia, gli islamisti stanno tornando e colpire nell’area. Sempre dati Amnesty, ad Hajin restano solo 2mila persone. Negli ultimi sei mesi ne sono fuggite 25mila, in condizioni terribili, a piedi, con pochissimi effetti personali. Freddo, sete e fame in alcuni casi uccidono, difficile dare bilanci.

Curdi, Iran e i popoli dimenticati

Dunque ieri è iniziato il ritiro Usa dalla base di Rmeilan, ad Hasakah, nord-est siriano, mentre Bolton ad Ankara, sollecitava un invisibile presidente Erdogan che neppure l’ha ricevuto, a negoziare una soluzione della questione curda. Washington, a parole per nascondere la vergogna del tradimento. Mentre Bolton chiacchierava, «Il ministro degli esteri turco Cavusoglu in tv gli mandava a dire che le tempistiche dell’offensiva nel nord della Siria le decide solo Ankara, con o senza marines». La vere intenzioni Usa in Medio Oriente le svela l’ex Cia Pompeo, fatto ministro degli esteri. La Siria ad Assad con la Turchia Nato con mezzo piede in casa a vigilare. E poi, il futuro di una improbabile ‘Nato araba’ per far fronte al ‘vero unico nemico’ Iran. «Espellere ogni singolo stivale iraniano dalla Siria e ridurre a zero l’export di petrolio iraniano», promette Pompeo. Disattenzioni Usa senza una sola citazione, la guerra saudita nello Yemen e l’incancrenita questione palestinese.

Un muro per i ‘cattivisti’

Uno spot propagandistico extra large, viene definito. 40 milioni di americani, martedì sera, davanti a una tv per guardare il discorso alla nazione di Donald Trump. Prima di lui, i discorsi dall’ufficio ovale avevano riguardato l’11 settembre, la morte di Bin Laden, una decisiva comunicazione sull’Isis. Trump vuole soltanto il muro anti migranti col Messico, ‘emergenza nazionale’ anche a costo di prendere i soldi degli aiuti dopo uragani a Texas e Porto Rico per il suo muro. Anche a costo di ‘chiudere molte attività del suo governo’ (dello shutdown del governo che coinvolge 800.000 lavoratori). Esibizione di ‘cattivismo’ tv da manuale: creare continue crisi a partire da problemi reali, come le migrazioni, ma a cui non si può dare soluzione a colpi di tweet, né con battute spot in tv, o con i muri o con la frottola della chiusura dei porti, nel caso italiano. Perché, come osserva Fabrizio Tonello, «Nel mondo dei telefoni satellitari, dei droni, di Instagram e delle Tv all-news non si può affondare i barconi carichi di donne e bambini, né riaprire i lager (in caso, si fa fare il lavoro sporco a terzi, come la Libia o la Turchia)».

 

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