mercoledì 23 gennaio 2019

Congo dopo 20 anni del clan Kabila, Francia permettendo

Congo. Félix Tshisekedi il candidato dell’opposizione è stato eletto presidente del Paese centroafricano con il 38,5% dei consensi.
-Le elezioni dopo un’attesa di 18 anni. Finisce l’era del clan Kabila dopo due guerre cruente e milioni di morti.
-Il Congo forse verso la democrazia ma conterà molto l’atteggiamento della Francia.

Congo, la lunga attesa delle elezioni

Congo. Un’elezione rimandata da quasi 18 anni, i risultati delle urne arrivati dopo 10 giorni. Sta in questo diluirsi nel tempo il significato della vittoria, in Congo, di Félix Tshisekedi. Il candidato dell’opposizione, leader dell’Unione per la democrazia e il progresso sociale, è infatti divenuto presidente del Paese centroafricano.
L’immobilità politica è stata così rotta in un atmosfera che, nonostante le pesantissime polemiche per via delle lungaggini nello spoglio e le accuse incrociate di brogli, non è stata caratterizzata da particolari violenze o spargimenti di sangue.

La resistenza di Kabila

Attesa del risultato tra molti timori:  le interminabili operazioni di spoglio dal 30 dicembre, e sopratutto perché era dal 2016 che il popolo congolese attendeva di recarsi alle urne. Rinvio elettorale dopo rinvio, e scuse varie da parte dell’ormai ex presidente Joseph Kabila, al potere da quando nel 2001 fu assassinato suo padre Laurent Desiree.  Dinastia presidenziale autoritaria con gravi responsabilità storiche sulle spalle.

I candidati

Probabilmente l’entità della vittoria di Tshisekedi con il 38,5% delle preferenze, ha contribuito a impedire che le tensioni sfociassero in aperta ribellione da parte degli altri due principali contendenti sconfitti: l’uomo di Kabila ed ex ministro dell’Interno, Emmanuel Ramazani Shadary e Martin Fayulu, imprenditore del settore petrolifero. Proprio quest’ultimo è quello che ha più protestato contro l’esito del voto parlando di “golpe elettorale”.

L’occhio francese

Spettatrice interessata la Francia che non aveva fatto mistero di appoggiare Fayulu e di aspettarsi «chiarezza sui risultati di un voto non conformi alle attese». Alle sue attese. Frase abbastanza compromettente pronunciata dal ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian. Occhio vigile francese decisamente interessato. Il Congo, 80 milioni di abitanti, popolazione poverissima nonostante il suo sottosuolo possieda favolose ricchezze (diamanti, petrolio e coltan, componente essenziale per  smartphone, tablet e computer).

Si chiude il cerchio

La fine del potere esercitato dai due Kabila, padre e figlio, rappresenta anche la chiusura di un periodo tremendo che ha visto il Congo attraversato da due guerre, quella combattuta  contro il generale Mobutu Sese Seko  tra il 1996 e il 1997, conclusa con la sconfitta di Mobutu che controllava l’ex Zaire. E quella iniziata immediatamente dopo (terminata nel 2003), la ‘guerra mondiale africana’ perché coinvolse ben 8 nazioni del continente.
Felix Tshisekedi, il neo eletto, è figlio di Etienne oppositore sia di Kabila che di Mobutu. Fu proprio quest’ultimo a esiliare la sua famiglia in Belgio dove il giovane Felix crebbe e abbracciò la carriera politica. Il nuovo presidente ha comunque reso omaggio al suo predecessore, e lanciato appelli alla distensione, appoggiato dalla Conferenza episcopale nazionale che con i suoi 40000 osservatori ha garantito il corretto svolgimento del voto.

Ora Kabila «non è più un avversario»

Dopo il voto ci sono poi stati ripetuti contatti tra l’entourage di Tsishekedi e quello di Kabila, per garantire un «pacifico trasferimento del potere». Ieri, celebrando la vittoria, sono arrivate parole dolci per il vecchio presidente, che in realtà ha solo 47 anni. Sulla prima, storica transizione democratica da quando il Congo-Kinshasa è indipendente, l’ombra dei parallelismi dinastici che hanno messo di fronte i figli di due storici avversari.  Joseph Kabila figlio di Laurent, assassinato quattro anni dopo aver rovesciato il regime di Mobutu, nel 2001. E toccò al figlio, ancora 30enne, subentrargli.  Poi i “due” mandati di Joseph Kabila sono durati la bellezza di 18 anni.

 

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