Privacy Policy
giovedì 17 Ottobre 2019

Macedonia, la scusa del nome per Nato e Ue, prova parlamento

L’assemblea dovrà decidere se accettare di cambiare il nome in Repubblica di Macedonia del Nord e, superato il blocco greco, avviare i negoziati per l’ingresso nella Nato e nell’Ue.
-Troppa Nato americana e poca Europa solidale la critica delle opposizioni

(ANSA) – SKOPJE, 11 GEN – Il parlamento macedone ha approvato oggi definitivamente con la maggioranza dei due terzi gli emendamenti costituzionali previsti dall’accordo della scorsa estate con la Grecia, in base al quale il nome del Paese ex jugoslavo cambia da Repubblica di Macedonia in Repubblica di Macedonia del nord. A favore hanno votato tutti gli 81 deputati presenti in aula. Quelli dell’opposizione conservatrice e nazionalista, contrari all’accordo, hanno boicottato la seduta.

Macedonia, la scusa del nome per Nato e Ue, prova parlamento

Macedonia si o no. La ex repubblica jugoslava che litiga da 20 anni con la Grecia proprio sul suo nome, deve decidere adesso come chiamarsi nel futuro, e non è soltanto questione di nomi. Dibattito parlamentare decisivo per il futuro del Paese e anche dell’Europa nei Balcani. Decidere se accettare di cambiare il nome in ‘Repubblica di Macedonia del Nord’ e -conseguenza politica sostenuta da una parte del parlamento- avviare i negoziati per l’ingresso nella Nato e nell’Unione Europea. ‘Macedonia del Nord’, compromesso geografico deciso a giugno fra il premier socialdemocratico macedone Zoran Zaev e quello greco Alexis Tsipras per smettere di litigare con la storia. Quel benedetto a Grande Alessandro il Macedone, gloria greca tra le tante, nato in quell’entroterra greco che ora confina e in parte si confonde con terre via via sempre più miste.

Il Parlamento di Skopje avrò tempo fino al 15 gennaio per votare gli emendamenti alla costituzione. Dopo quella data, le votazioni passate fino a questo momento scadranno e si dovrà ricominciare tutto da capo, ma, cosa ben più grave, il Paese potrebbe andare a elezioni anticipate, con gravi conseguenze per tutta la regione. Certezze di risultato, nessuna. Il partito social democratico del premier Zaev è lontano dalla maggioranza dei due terzi del parlamento necessaria per la riforma costituzionale. Obiettivo, convincere il partito di centrodestra Vmro-Dpmne, al governo fino al 2017 e maggiore voce dell’opposizione, contrario all’accordo e che potrebbe chiedere un prezzo particolarmente alto per il suo appoggio. ‘Convincere’ con ogni mezzo, denuncia la stampa locale che parla di parlamentari comprati.

Campagna acquisti quasi calcistica, e partita politica. La condizione per aiutare al voto il premier Zaev sarebbe quella di liberare decine di nazionalisti, fra cui proprio alcuni deputati del Vmro-Dpmne, che nell’aprile 2017 assaltarono il parlamento di Skopje. Una ‘amnistia’ su misura di difficile motivazione politico giuridica, col rischio, assieme, dell’esplodere delle vecchie tensioni di allora, favorite anche dalle ormai vicine elezioni presidenziali. Ma non solo questioni interne. Problemi per tutta l’area, a cominciare dall’altro interlocutore diretto su quel Nord Macedonia che non basta ai nazionalisti greci arruolato con Alessandro Magno. Ed ecco lo stesso Tsipras il greco e il suo ormai raro governo quasi di sinistra, a rischio di bocciatura parlamentare.

Tsipras, l’altro grande artefice dell’accordo di giugno e che ora rischia la partita sul nome, e il governo stesso. Maggioranza risicata, 153 deputati su 300, che potrebbe presto mancare del sostegno di Anel, il partito di destra dei Greci Indipendenti contrario all’intesa con Skopje. Possibile crisi politica verso il voto anticipato. Si parla di un possibile ‘election day’ con voto politico, amministrativo ed europeo a maggio, molto a rischio per Tsipras. Troppe partite complesse in corso sul Balcani meridionali. Troppa Nato ai nostri confini, protesta Mosca con qualche ragione. L’accusa (a sua volta abbastanza fondata) da parte Usa e Ue, di fomentare le forze nazionaliste slavo-bulgaro-albanesi-macedoni contro il cambio del nome, perché la Macedonia nella Ue e nella Nato, snaturerebbe la storia della ex repubblica jugoslava.

Potrebbe piacerti anche