domenica 18 Agosto 2019

Ex Isis-Daesh, mostro mutante e minaccia presente

‘L’assordante silenzio’, denuncia chi sa, seguito all’esaurimento degli attentati in Europa, salvo le piccole eccezioni come Strasburgo.
-Di fatto la scomparsa dalle attenzioni giornalistiche delle vicende siriane in cui Isis-Daesh era protagonista.
-Aggiungi le bugie di Trump su vittorie ormai acquisite per la sua fuga dalla Siria.

L’Isis come l’Idra di Lerna?

Ex Isis-Daesh, mostro mutante e minaccia presente
Se lo chiedono in questo inizio d’anno due specialisti che di cose militari e di intelligence se ne sono occupati per un bel pezzo della loro vita. Luciano Piacentini e Claudio Masci in ‘Enduring freedom’, Analisi Difesa. Si parte da questioni tecniche di spionaggio: Humint (Human Intelligence), e Sigint (Signal Intelligence), anche se adesso siamo alla Elint e oltre, lo spionaggio elettronico e peggio, inglesizzando. Rischio per gli uomini dell’intelligence (Humint), di interrogarsi su cose false alimentate da fonti ‘Sigint’ (Signal Intelligence) e Grandi orecchie di varia natura che ormai tutto intercettano, ma nulla distinguono. Insomma, se ti fidi del web, qualunque ‘intelligenza’, alla latina, rischia di partire da dati sbagliati e concludere peggio. Quindi, dicono i nostri due, sulla questione Daesh-Isis, siamo tornati indietro, sul “Campo di battaglia” e rivedere i fatti non fidandoci di quanto si sta leggendo attorno (Casa Bianca compresa).

Tutto si trasforma

«Daesh, in parte scalzato dai territori del “Califfato”, ha comunque dato vita ad una nuova struttura. Non più verticistica, in versione ordinamento statuale, ma caratterizzata da “metastasi” -in sostanza nuclei, sviluppando così una struttura meno piramidale, fondata ed articolata sui nuclei stessi compartimentati- che sulla base delle direttive strategiche decidono tempi e modi per compiere le proprie azioni». Novità quali?
Siria: l’ex Isis in Siria non è affatto scomparso, anzi a Deir Ezzor, nell’area area centro orientale siriana, ci sono ancora sacche di estrema resistenza delle sue forze, anche se allo sbando.
Centrasia. La wilaya Khorasan, costituita dall’ISIS nel 2015, ben insediata all’imbocco della Nuova Via della Seta, a cavallo fra Pakistan e Afghanistan, risulta composta da ex-membri dei Taliban pakistani e afghani e costituisce il primo gruppo non-arabo del ‘nuovo Califfato’.

Guerra fra Isis e Al Qaeda?

La tanto propagandata guerra fra Isis ed Al Qaeda, letteralmente scomparsa persino dai quotidiani? «La wilaya Maghreb non si è affatto decomposta, ma ha costituito una grande “confederazione” del terrore sotto la sigla di “Jamaat Nusrat Al Islam wa Al Muslimin” (Fronte di supporto all’Islam e ai Musulmani). “Confederazione” in cui sono confluiti vari gruppi presenti nell’area, fra cui: Ansar Dine, Macina Liberation Front, Al-Mourabitoun (già affiliata all’ISIS) e Al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI). In sostanza, una serie di gruppi terroristici si sono uniti in un’unica “coalizione” per colpire dal Mali al Marocco, passando per la Libia, la Tunisia e l’Algeria». Dirimpettai mediterranei con proiezione operativa all’Italia e all’Europa. E non paiono semplici ipotesi. L’arresto a Bergamo, marzo 2018, di un militante italo-marocchino dell’Isis con un opuscolo in italiano rivolto agli aspiranti terroristi in vista di una futura chiamata alle armi per la “conquista” di Roma.

Stato Islamico del sud-est Asiatico

Le Filippine, dopo aver fatto i conti col Fronte di Liberazione Nazionale Moro, ora denunciano la nascita dello “Stato Islamico del sud-est Asiatico”. Califfato costituito da Abu Dar, nuovo capo dell’organizzazione “Abu Sayyaf” e altri gruppi estremisti militanti (Bangsamoro Islamic Freon Fighters-BIFF e gruppo Maute) per estendere la nuova struttura a tutta l’area indonesiana. Ancora frammenti di mondo arabo sul Qatar, colpevole storico di un quasi esplicito sostegno all’Islamic State, e sulla ipotesi di una ‘Nato araba’ in chiave anti alleanza Russia-Iran-Cina. Per tornare ad Isis-Daesh, Idra a sette teste, tutte da individuare «tutte scollegate tra loro», e l’idea di un «cannocchiale della geopolitica, ma usato alla rovescia». Dal Grande degli interessi geopolitici strategici in gioco, al dettaglio della direzione verso cui questi si muovono. Il nord e l’est. Ed ecco l’area artica della nuove risorse energetiche e minerarie, e l’area asiatica dall’est delle Nuove Vie della Seta.
Mica solo le grandi potenza ad occuparsene! «È pensabile che il Califfato -altro pretendente al “Governo Universale”- stia a guardare con le mani in mano?

Le nuove vie del jihad

La via terrestre, con la costituzione della ‘Wilaya Khorasan’, all’inizio della Nuova Via della Seta, a stretto contatto con gli Uiguri turcofoni nella regione autonoma dello Xinjiang, nord ovest della Cina. E quella del traffico marittimo, la fascia marittima e costiera che circonda l’Eurasia, «dopo l’espansione terrestre dell’Heartland, ove è stato costituito un nuovo Califfato trasferendo cellule jihadiste in quell’area. La fascia costiera europea-africana, con la riunificazione di AQMI e di Isis dipendenti da nuovi leader e organizzate in nuove strutture». In realtà, secondo i due analisti, l’Isis si è decentrato, come già fatto da Al Qaeda. Direttrice strategica, sempre la costituzione del Califfato, attraverso  «una jihad puntiforme sia nelle campagne sia nei centri abitati. Jihad affidata per lo sviluppo a lupi solitari, foreign fighter rientrati nel Paese di origine e a nuovi aspiranti, reclutati fra le seconde generazioni». E tutto ciò non è più una esclusiva delle zone di guerra, ma accade -lo sappiamo bene- nel cuore dell’Europa

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