martedì 26 marzo 2019

Ex Isis in Siria c’è e colpisce duro, 32 curdi uccisi e l’italiano tra loro

Isis sconfitta, twitta Trump per annunciare al mondo la ritirata Usa dalla Siria. Doppia frottola e dietro front senza chiedere scusa: l’Isis o come ora si chiama il fu Califfato c’è e combatte sempre contro di noi. E come combatte! Disperati e senza quasi via di fuga.
-32 combattenti curdi uccisi, gli stessi che gli Stati Uniti stavano tradendo dando mano libera alle vendette turche.
-L’italiano volontario tra i curdi ucciso, e gli altri volontari nostrani a sostegno della causa curda.

La frottola dell’Isis battuto

Ex Isis in Siria c’è e colpisce duro. Isis o come decidono di chiamarsi le formazioni armate del Califfato, ha lanciato un contrattacco contro i curdi delle Forze democratiche siriane. Sarebbero trentadue le perdite tra i curdi dopo una vera e dura battaglia vicino alla cittadina di Abu Kamal. Lo notizia è stata diffusa dall’Osservatorio per i diritti umani, la ong con base a Londra che dispone di una rete di informatori su tutto il territorio siriano, ma manca ancora di riscontro da parte curda, salvo la certezza di durissimi scontri ancora in corso nell’area con ciò che resta del cosiddetto ‘Stato Islamico’ che è tutt’altro che scomparso, che che ne dica Trump dalla Casa Bianca. Le Sdf siriane a prevalenza curda, stanno cercando da circa un anno, da dopo la liberazione di Raqqa, di conquistare una stretta striscia di territorio sulla sponda orientale dell’Eufrate, dove si sono asserragliate alcune migliaia di jihadisti, circa un terzo di loro ‘foreign fighters’, assassini di casa occidentale alla ricerca disperata di una via di fuga. Circondati e senza alternative reali, la resistenza è senza alternativa, quindi durissima. Da ottobre, scrivono fonti occidentali, un centinaio di miliziani arabi e curdi delle forse curdo-siriane sono rimasti uccisi in un’altra controffensiva dello Stato islamico.

Ultimo lembo di califfato

«Fra novembre e dicembre i curdi hanno inviato un grosso contingente delle loro forze speciali. -scrive Giordano Stabile, su La Stampa- Con l’appoggio dell’aviazione Usa e commando britannici e americani hanno conquistato quasi tutta la cittadina di Hajin e l’area lungo il confine con l’Iraq. Ora la battaglia si è concentrata attorno alla cittadina di Al-Shafah, dove sabato sono state ferite anche due Sas britanniche». Scontri disperati nell’ultimo frammento siriano di Califfato, resi ancora più tesi da una situazione politica assurda creata dalle recenti scelte americane improvvidamente vantate da Trump a colpi di Tweet. I curdi traditi, temono, sanno che saranno presto abbandonati dopo il ritiro americano annunciato da Trump. Traditi dagli Stati Uniti e lasciati nelle mani dell’eterno nemico turco. Quasi patetico lo sforzo ieri in Turchia del consigliere alla Sicurezza Usa John Bolton, che neppure è stato ricevuto dal presidente Erdogan. A cercare di metterci una pezza, ha sostenuto che il ritiro Usa ‘sarà condizionato dalla distruzione dello Stato islamico’. Risultato: Turchia arrabbiata e curdi che non ci credono e scelgono Assad.

Il combattente italiano

Nuovo tributo di sangue dei curdi nella lotta contro l’Isis che arriva il giorno dopo l’annuncio della morte di combattente italiano nelle loro file, anche se accaduto in un «incidente» nell’estremo Nord-Est della Siria, lontano dalla linea del fronte. Si chiamava Giovanni Francesco Asperti ed era originario di Bergamo. Il suo nome di battaglia era Hiwa Bosco. «Volontari da tutta Europa si sono uniti ai curdi nella lotta contro l’Isis a partire dal 2014. La Brigata internazionale ha combattuto con le forze speciali curde sul fronte di Raqqa. Nell’estate del 2017 contava su una decina di volontari italiani», sempre Giordano Stabile. Su chi era Giovanni Francesco Asperti, alias “Hiwa Bosco”, e sui valori che lo hanno spinto a dare la vita in nome della rivoluzione della Ypg, si interroga Umberto De Giovannangeli sull’Uffington Post. «Sentirsi parte di un popolo coraggioso, tradito da tutti. Condividerne le ragioni, lo spirito, il sacrificio. Ed essere disposti a pagarne il prezzo più alto: quello della vita. E’ la fascinazione delle nuove “Brigate internazionali” combattenti nella regione del Rojava, a fianco dei Curdi».

Giovanni Francesco Asperti, alias “Hiwa Bosco”

I perché dei “Hiwa Bosco”

I miliziani curdi, sul loro sito, hanno reso noto che l’uomo, conosciuto con il nome di battaglia di Hiwa Bosco, è rimasto vittima di uno “sfortunato incidente mentre era in servizio a Derik, il 7 dicembre”. Volontari da tutta Europa si sono uniti ai curdi nella lotta contro l’Isis a partire dal 2014. Fra loro c’era anche Claudio Locatelli, di Curno, in provincia di Bergamo, che ieri, all’annuncio del lutto, ha parlato di decine di giovani europei che avrebbero combattuto accanto ai curdi. Insieme a Locatelli, sarebbero altri 17, comprese due donne, gli italiani in forza allo YPG curdo. «Da un mese curdi sotto attacco della Turchia e delle milizie islamiste sue alleate, il governo turco sta cercando di cancellare chi ha combattuto Daesh e lottato per una società egualitaria e antisessista, col suo esercito, il secondo della Nato, nostro alleato». Così racconta all’Ansa quanto sta accadendo in Siria un altro un “combattente internazionalista” italiano. Secondo cui, in questo momento nelle Ypg ci sarebbero cinque combattenti italiani, quattro uomini e una donna, sui fronti di Afrin, Deir Ez Zor e in Rojava.

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