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mercoledì 13 Novembre 2019

Siria, guai curdi tra Usa e Turchia: Erdogan perde il pelo non il vizio

Siria, Erdogan contro gli Usa: “Pronti ad attaccare i curdi”. Cancellato l’incontro con il consigliere americano.
-L’ultrà di Trump, John Bolton, ad Ankara per dettare le condizioni del ritiro americano dalla Siria incassa una pernacchia.

Trump Erdogan, ego smisurati
teste dure e politiche ‘creative’

Siria, guai curdi tra Usa e Turchia
Turchia, John Bolton, il duro dei duri dell’amministrazione Trump, già qualche guerra provocata alle spalle con Bush junior in Iraq. Bolton ad Ankara con una delegazione che includeva l’inviato per la Siria e la Coalizione anti-Isis James Jeffrey. Due ‘pezzi grossi’ Usa che del loro arrivo, avevano anticipato l’incasso che stavano andando a ritirare dalla ritrovata amica Turchia sul fronte siriano: «condizione per il ritiro dei militari americani annunciato da Trump, sarebbe stata la garanzia che i curdi non vengano attaccati dall’esercito turco». E invece degli applausi incassano un robusto invito a non sognarselo neppure, che la questione curda, è interesse nazionale turco primario ed il super presidente Erdogan non è disposto a cedere neppure un diplomatico, “facciamo almeno finta”.

Curdi, nemico turco irrinunciabile

‘Torna alta la tensione fra Turchia e Stati Uniti’, scrive Vincenzo Nigro su Repubblica, come se qualcuno avesse potuto credere a quel patto impossibile tra quei due iper presidenti, almeno nelle rispettive considerazioni personali. La Turchia dopo l’annunciato ritiro ora rallentato ma comunque deciso, dei 2000 soldati americani attualmente in Siria. Qualche telefonata tra i due presidenti e persino l’invito da parte di Erdogan ad una visita di Stato di Trump in Turchia. Oggi il ‘Vaffa’ dello stesso Erdogan che doveva ricevere ad Ankara con tappeti e tamburi il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa John Bolton e il capo di Stato maggiore Joseph Dunford. Ma i due inviati di Trump ripartono da Ankara senza aver visto il leader turco. Avevano detto troppo alla vigilia.

I curdi di Siria scelgono Assad

‘Dopo aver salutato come fosse un suo trionfo l’annuncio di Trump di ritiro dalla Siria del contingente militare americano’, rimarca Nigro, Erdogan-caratteraccio ha incassato male le richieste pubbliche anticipate da Bolton, di rivedere i tempi di ritiro dei marines e soprattutto -dopo tante accuse di ‘tradimento’- quella di “garantire la sicurezza” delle milizie curde alleate degli Usa che in questi anni hanno combattuto contro l’Isis. Cappuccetto rosso che chiede al lupo di difendere la nonna. Liberi di credere nelle favole ma la richiesta di Bolton di garanzie per i curdi dello YPG non solo è ‘inaccettabile’, ma è errore strategico militare grave, sostiene il Napoleone dell’Anatolia. «Quelli dell’YPG sono terroristi e presto intraprenderemo azioni per neutralizzare i gruppi terroristici in Siria».

Sfascio Usa in Medio Oriente

I curdi siriani alleati strategici degli americani in Siria, i soli che hanno combattuto e vinto sul terreno i terroristi dell’Isis. Loro, col sostegno del partito-fratello turco-iracheno, quel PKK curdo fuorilegge in Turchia, partito-e formazione militare clandestina che da 30 anni combatte contro lo Stato centrale turco anche a colpi di attentati terroristici. I conti da saldare sono tragicamente molti sui due fronti. Ciò che nessuno poteva pensare, la dimensione del ‘tradimento’ americano. L’ultima richiesta del governo turco agli americani è stata di consegnare all’esercito di Ankara le 22 basi militari e postazioni che l’esercito Usa aveva allestito in territorio siriano per combattere l’Isis. “Consegnatele o distruggetele!”, titolano alcuni giornali turchi ripetendo le richieste di Erdogan ai militari americani.

Erdogan sul New York Times

Ieri Erdogan ha scritto un editoriale sul New York Times, applaudendo a Trump per la decisione sul ritiro delle truppe dalla Siria, tutta a suo vantaggio. Ma precisa, «L’operazione deve essere pianificata attentamente ed eseguita in collaborazione con i partner giusti per proteggere gli interessi degli Usa, della comunità internazionale e del popolo siriano. La Turchia, che ha il secondo esercito più grande della Nato, è l’unico Paese con la forza e l’impegno per eseguire questo compito». Tradotto dall’erdoganese imperial ottomano, il concetto ribadito a Trump a mezzo stampa, senza intermediari e twitt poco presidenziali: a) siamo ancora nella Nato, ma in Siria siamo vincenti con la Russia. Qui nei dintorni non siamo più molto amici con Israele e Arabia Saudita. Caro Trump, vedi un po’ cosa ti conviene fare.

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