martedì 18 giugno 2019

Guerra dei dazi Usa alla Cina ma crolla l’americana Apple

Trottola Trump, altro clamoroso inciampo. La guerra commerciale contro la Cina e in borsa crolla la Apple. Va in crisi il mercato degli iPhone.
-Pechino promuove i prodotti di Huawei, meno costosi e prestazioni analoghe a quelle di Apple su un mercato di un miliardo e 350 milioni di persone

Trovate estemporanee
Idiosincrasie personali

Guerra dei dazi Usa alla Cina ma crolla l’americana Apple
I timori suscitati dalla guerra commerciale contro la Cina scatenata da Donald Trump stanno, purtroppo, trovando conferme pratiche ogni giorno. Si è detto e ripetuto a iosa che, agendo in quel modo, il presidente americano rischia di ottenere la classica vittoria di Pirro, destinata a danneggiare in modo profondo anche il suo stesso Paese.
Ebbene, il recente tonfo di Apple costituisce proprio una delle summenzionate conferme. La contrazione delle vendite subita dalla grande azienda hi-tech di Cupertino è clamorosa, e tale da gettare ombre sinistre sulle sue prospettive future.

Ovviamente le cause non vanno ricercate soltanto nella guerra dei dazi imposta dal tycoon ad aziende Usa assai recalcitranti. E’ infatti entrato in crisi il mercato degli iphone dopo alcuni decenni di crescita impetuosa e costante. E la Apple sconta una politica basata su prezzi elevati cui non corrisponde più un rinnovamento tecnologico significativo.
Tuttavia è inutile nascondere che la perdita maggiore si è verificata esattamente nel mercato cinese, dove gli iphone Apple hanno acquisito il ruolo di status symbol per i millennials locali. Sul web è facile trovare fotografie in cui i giovani di Pechino e Shanghai mostrano estasiati il loro iphone americano, lasciando intendere a coloro che non lo possiedono la necessità (?) di adeguarsi in tempi rapidi.

Il governo ha reagito cercando di promuovere i prodotti di Huawei, meno costosi e in grado di garantire performance analoghe a quelle di Apple. Si tratta, tuttavia, di una strategia non facile da attuare. Pure in Cina le giovani generazioni sembrano preda di una febbre consumistica in gran parte indotta dalla Rete. Come accade in Vietnam e in altre nazioni asiatiche, il made in Usa fa tuttora tendenza.
Senza d’altro canto scordare che proprio Huawei è al centro del conflitto – non solo commerciale – sino-americano, dopo l’inatteso arresto in Canada di Meng Wanzhou, manager chiave o figlia del fondatore dell’azienda.

Com’era lecito attendersi, insomma, la guerra dei dazi non sta portando benefici all’economia statunitense e, al contrario, ha dato vita a un clima pericoloso in cui tutti, americani inclusi, sono destinati a perdere qualcosa. La Repubblica Popolare può inoltre ricorrere alla forza bruta dei numeri. Un mercato di un miliardo e 350 milioni di persone non si può sostituire con facilità, pur tenendo conto del fatto che la capacità di acquisto della popolazione varia molto dalle metropoli alle campagne.
Il governo di Pechino sta mettendo in atto misure espansive per ovviare all’evidente frenata dell’economia, dovuta anche (ma non solo) alla guerra commerciale in atto. Non è però chiaro se tali misure siano in grado di invertire la tendenza. Né è finora chiaro se Trump sia disposto a fare un passo indietro per evitare ulteriori danni. Le sue azioni sono sempre estemporanee e frutto di idiosincrasie personali.

Mette comunque conto notare che non sono soltanto gli Usa a doversi preoccupare. Per tutti i Paesi vocati all’export, e per l’Italia in primis, la guerra dei dazi è un’incognita destinata a trasformarsi ben presto in incubo qualora la situazione non si sbloccasse in tempi rapidi.

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