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mercoledì 13 Novembre 2019

Il mondo in bilico tra vecchie e nuove crisi

Alle spalle protezionismi, guerre doganali, populismi e “uomini forti”.
-Lo scenario che il 2018 lascia è a tinte fosche, nel segno della complessità e della imprevedibilità da gestire in un difficile 2019

Il mondo in bilico tra vecchie e nuove crisi

Il pianeta attraversa una fase critica che non è solo di sostanza, ma anche di forma. Paradossalmente, la fine della Guerra fredda ci ha regalato un mondo più complesso e quindi “imprevedibile”. Che fa il paio con “ingovernabile”. Gli organismi internazionali che dovrebbero tracciare la rotta sono ormai l’ombra di se stessi. A cominciare dall’Onu. Per non parlare delle comparsate periodicamente espresse dal G-20. Trump, poi, ha finito di fare polpette, col suo protezionismo delle ferriere, degli accordi sul libero scambio. Ergo: la guerra dei dazi doganali è già una specie di Terza guerra mondiale. La “fine della storia”, pateticamente profetizzata da Francis Fukuyama con la “vittoria” del capitalismo, si è rivelata, quindi, una patetica sciocchezza.

Senza il congelatore del confronto atomico Usa-Urss, sono invece ricominciate tante altre “storie”, che covavano sotto la cenere. Ataviche inimicizie, confronti secolari, odi quasi tribali, religiosi e culturali, sono riesplosi a macchia di leopardo. E le vecchie crisi si sono saldate tra di loro, formando delle macro-aree, ben più difficili da gestire. Risultato? Ognuno si sta tirando le carte al petto. Solidarietà, multilateralismo e collaborazione internazionale cominciano a diventare vuoti simulacri di una politica estera senza bussola. E nuove sfide epocali si materializzano, senza che ci sia la benché minima percezione della loro dimensione. L’emergenza migranti, per ora, non esiste.Siamo solo alla punta dell’iceberg.

Le previsioni (non ancora rese pienamente di dominio pubblico) parlano di trend, nei prossimi anni, che prevedono flussi di centinaia di milioni di disperati. Nell’attesa che facciamo? Modifichiamo “Dublino” e ci laviamo e coscienze? Siamo passati dal bipolarismo al bilateralismo, in cui le questioni vengono affrontate vis-à-vis, a compartimenti stagni. Con una fitta rette di confronti che marciano parallelamente, si sovrappongono e poi finiscono per elidersi a a vicenda. Richard Haass, del Council on Foreign Relations, aveva previsto che nessuna superpotenza avrebbe potuto interpretare la parte del “poliziotto globale”. Il mondo è un boccone troppo grosso ed è andato di traverso anche agli Stati Uniti, che avevano tentato di lasciare nel retrobottega Russia e Cina.

Sull’Europa è meglio stendere un velo pietoso. Per carità, ce l’abbiamo e ce la dobbiamo tenere. Smontarla significherebbe mettere una pezza che è peggio del buco. Però, est modus in rebus. L’UE sembra un’associazione mercantile travestita da Stato sovranazionale. Cosi è nata e così è cresciuta. Avete mai visto uno che comincia a vestirsi mettendosi il cappello? Tributare periodici osanna allo spirito europeo è solo da patetici tromboni. Si metta mano, invece, a tutto quello che non va: politica monetaria schizoide, priva di simmetrie fiscali, iperburocratismo borbonico, assenza di una politica comune di difesa e strapotere prussiano. Che c’è e si vede.

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