martedì 18 giugno 2019

La Cina 1949 vista da Velio Spano, libri usati, memoria e curiosità

Fine anno e si parla tanto di passato. Noi di Remocontro siamo costretti alla storia, e dopo Imre Naghy alla prese con Orban, scopriamo la Cina 1949 con Mao appena vincente e un progetto politico che pareva impossibile raccontato dal parlamentare del vecchio PCI Velio Spano.
-E a sorpresa, scopriamo anche due giovani di allora, Deng Xiaoping e un certo Lin Piao che -prevede il nostro- faranno carriera.
-Bel regalo di fine anno da parte del professor Michele Marsonet.

La Cina 1949 vista da Velio Spano

Frequentare le bancarelle dei libri usati riserva sempre grandi e piacevoli sorprese, soprattutto perché offre occasioni di lettura inattese. Molti dei volumi in mostra sono infatti da tempo fuori commercio e non se ne trova più traccia nelle normali librerie.
Nel mio caso la sorpresa è arrivata notando, in una bancarella di Piazza Colombo a Genova, un libro piuttosto consunto di Velio Spano: “Nella Cina di Mao Ze-tun”, pubblicato nel 1950 da Milano Sera, casa editrice collegata all’omonimo quotidiano progressista che cessò le pubblicazioni nel 1954 a causa di difficoltà economiche.
Visto il prezzo davvero basso l’ho subito acquistato e devo dire che non me ne sono pentito. Per chi non lo sapesse, informo che Velio Spano è stato un importante dirigente del vecchio PCI, molto vicino a Togliatti, senatore nelle prime quattro legislature repubblicane nonché membro dell’Assemblea Costituente.

Siamo nel settembre del 1949 e il PCI invia in forma ufficiale Spano in Cina, dove i comunisti hanno appena conseguito la vittoria sul Kuomintang, il partito nazionalista capeggiato da Chiang Kai-shek. La cronaca che l’autore ci lascia è notevole, perché incontra personaggi poi diventati famosi fornendo al contempo il ritratto dal vivo di un Paese che stava vivendo una trasformazione epocale.
Più di tutto stupisce la rapidità della vittoria comunista, tenendo conto che i nazionalisti godevano di vasti appoggi internazionali (e americani in primis) e, all’inizio, detenevano una grande superiorità in uomini e armamenti. Eppure, leggendo le pagine del libro, tutto questo non si nota.

Il partito inizia subito una vasta opera di educazione delle masse e di ammodernamento delle infrastrutture, cambiando in modo radicale la fisionomia dell’intera nazione. Spano incontra tutti i big del PCC. Tanto quelli in auge sino a tempi recenti quali Mao Zedong e Zhou Enlai, quanto coloro che furono travolti dalle vicende successive. Caso emblematico Liu Shaoqi, diventato bersaglio delle Guardie Rosse, costretto a fare autocritica pubblica nel 1967 e morto in prigionia due anni dopo.
Spano parla anche con un giovane Deng Xiaoping, non ancora ai vertici del partito, e con Lin Piao che, pur giovane, già basa il suo potere sull’esercito popolare. Com’era d’uso nei comunisti di quei tempi, l’autore nota quasi esclusivamente le note positive della rivoluzione cinese. Non tutto è perfetto, ovviamente, ma Spano descrive le caratteristiche negative con un entusiasmo pressoché lirico, sicuro che essere verranno presto superate grazie all’abnegazione e all’impegno totale dei compagni.

Dal punto di vista storico si vede l’iniziale fiducia nell’Unione Sovietica, Paese da tutti definito “fratello”, anche se sappiamo che Stalin e la dirigenza dell’Urss nutrirono sospetti su Mao sin dall’inizio. La rottura definitiva avvenne infatti alla fine degli anni ’50. Inoltre i dirigenti cinesi, quando parlano di Togliatti, lo chiamano ancora “Ercoli”, il nome di battaglia assunto dal segretario del PCI durante la lotta antifascista. Segno, questo, di quanto fosse vivo allora lo spirito internazionalista.
Spano nota con precisione il divario tra città e campagne, tuttora esistente, e tra Nord e Sud dell’immenso Paese. A quei tempi pechinesi e cantonesi non si capivano, e le differenze vennero superate con l’introduzione del cinese standard apertamente incoraggiato dal PCC. E l’autore non tace sulla lotta armata che continuò per anni, soprattutto nel Sud, pur definendola “banditismo”.

Si trattava insomma di una nazione non ancora pacificata. Eppure appena un anno dopo, nel 1950, i cinesi intervennero massicciamente nella guerra di Corea e trovarono anche il tempo di occupare il Tibet, inaugurando una politica da grande potenza che sta dando i suoi frutti ai giorni nostri.
A chi conosce il corso successivo della storia l’entusiasmo di Spano appare eccessivo e forse un po’ ingenuo, ma non v’è dubbio che il suo libro rappresenti tuttora un’utile occasione di approfondimento.

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