martedì 19 marzo 2019

Eroe della rivolta contro i sovietici, statua via dalla Budapest di Orban

Quando il sovranismo populista dà alla testa.
Un eroe popolare per tutti, meno che per i piccoli personaggi di potere oggi, apprendisti despoti per il futuro che non sarà pagina lieta. Povera Ungheria nelle mani di Viktor Orban

Eroe della rivolta contro i sovietici,
statua via dalla Budapest di Orban

Piazza del Parlamento nella capitale magiara. Come dei banditi che debbono nascondersi, è l’alba quando è stata rimossa da Budapest la statua di Imre Nagy, il premier all’epoca della rivolta anticomunista del 1956, poi soffocata dall’Armata Rossa. Capo della rivolta ungherese, Imre Nagy fu imprigionato e giustiziato il 16 giugno 1958 a Budapest. Eroe nazionale della resistenza all’intervento sovietico. Poi, incidenti della storia, al potere arrivano i nani.

L’attuale premier, il conservatore Viktor Orban, dopo la condanna a morte sovietica, vorrebbe anche cancellare la memoria e la riconoscenza dei suoi cittadini e dalla storia ungherese. Ordine eseguito e statua rimossa. Orban ormai straripante nel suo potere politico quasi incontrastato incassa le critiche dell’opposizione quasi con compiacimento. Dalla sua parte la recente legge ‘sulla schiavitù’ che consente ai datori di lavoro di imporre 40 ore di straordinari l’anno, pagabili con tutto comodo in tre anni.

La statua di bronzo, eretta nel 1996, sorgeva su una piazza vicino al Parlamento. Trasferita in una posizione meno visibile, è stata sostituita con una replica di un monumento dedicato alle vittime del regime comunista di Bela Kun, che governò brevemente l’Ungheria nel 1919. I partiti di opposizione hanno accusato Orban di revisionismo storico; chi lo difende ha sostenuto che il suo obiettivo è quello di restituire agli spazi pubblici della capitale l’aspetto che avevano prima della Seconda Guerra Mondiale e cancellare le tracce del periodo comunista, concluso nel 1989.

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