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venerdì 18 Ottobre 2019

Trump corre dai soldati in Iraq ma la guerra è sul muro col Messico

Trump Babbo Natale in ritardo in Iraq dopo gli annuncia su Siria e Afghanistan: “Nessun ritiro delle truppe in vista”.
-La prima visita ai soldati del presidente nei due anni alla Casa Bianca.
-Problemi di consensi dopo l’addio alla Siria e le dimissioni di Mattis da ministro della Difesa.
-Notte di Natale, un bimbo di otto anni muore al confine: la crudele guerra politica sul muro col Messico

Addio Siria e Afghanistan, e l’Iraq?
Gli alleati attorno già tremano

Trump dai soldati in Iraq. Dopo due anni, si sono concessi. «Il presidente americano Donald Trump con la first Lady Melania in visita a sorpresa alle truppe americane in Iraq», mè la dizione da agenzia corretta. Annotazioni giornalistica un po’ meno rituale: la prima da quando è arrivato alla Casa Bianca, quasi due anni fa. E Trump, proprio nei mesi scorsi era stato criticato proprio per non aver ancora visitato le truppe al fronte, come invece la maggioranza dei presidenti americani hanno fatto nei primi mesi del loro mandato e nelle ricorrenze tradizionali.
Problemi presidenziali con le divise, di questi tempi, dopo l’addio alla Siria e le dimissioni di Mattis da ministro della Difesa. Sull’Afghanistan ne vedremo ancora delle belle. E subito Trump, ai soldati che lo hanno accolto, assicura che non c’è alcun piano per ritirare le truppe Usa dal Paese, a loro che invece a casa sarebbero tornati più che volentieri.

Tra Casa Bianca e Pentagono

Tensioni sottotraccia solo per feste natalizie, dopo l’annuncio a sorpresa del ritiro delle truppe dalla Siria e la riduzione di quelle in Afghanistan che avevano portato alle dimissioni del segretario alla Difesa Jim Mattis. Del ritiro delle forze americane dall’estero, Trump ha fatto una bandiera elettorale, e anche a Bagdad prova a dichiarare vittoria, ‘promessa mantenuta’: «La nostra missione in Siria era quella di togliere all’Isis i suoi avamposti militari». Missione che la presidenza Usa -al contrario di molto altre capitali- considera conclusa con la caduta delle principali città in mano allo Stato islamico.
Il problema vero, parlando di politica, che Trump i problemi veri li sta affrontando in casa. Una grave crisi con il Congresso che ha portato alla chiusura, per mancanza di un accordo sul bilancio, degli uffici federali del governo. Quel maledetto stanziamento miliardario per la costruzione del muro al confine con il Messico contro i migranti che è anche problema umanitario.

Notte di Natale, otto anni muore al confine

Felipe Alonzo Gomez era nato otto anni fa in Guatemala, e il 18 dicembre scorso era stato arrestato dallo US Customs and Border Protection, dopo aver attraversato illegalmente il confine con il padre nella zona di Paseo del Norte. Dopo vari spostamenti arriva nel centro di Alamogordo, New Mexico, con i primi segni di malessere. Febbre a 40, antibiotici, e finalmente l’ospedale dove i medici hanno tentato di rianimarlo. Dodici minuti prima della mezzanotte della notte di Natale 2018 i medici hanno dichiarato Felipe Alonzo Gomez morto.
Sintomi simili a quelli di Jakelin Caal, bambina guatemalteca di 7 anni morta l’8 dicembre mentre era detenuta dalle autorità americane, e questo fa nascere il sospetto di una possibile epidemia, o di una mancanza di assistenza ripetuta. La legge prevede che i piccoli non possano essere detenuti per più di 72 ore, ma Gomez lo è stato per almeno 130 ore, sfruttando l’abituale pratica di trasferirli da un centro all’altro per non superare mai le 72 ore ed essere costretti al rilascio.

La guerra crudele del muro

La tragedia di Felipe assume un inevitabile peso politico, annota Paolo Mastrolilli su La Stampa Il blocco del bilancio del governo, forzatura di Trump per costringere i democratici a stanziare i 5 miliardi per cominciare la costruzione del muro col Messico. Lui dice che serve a frenare gli illegali e il narcotraffico, e sostiene che la linea dura scelta vuole essere anche un deterrente per prevenire questi drammi. La prossima Speaker della Camera, Pelosi, ha risposto che il muro non serve a nulla, oltre ad aiutare la sua propaganda, anche perché 700 miglia di barriera sono già state costruite nelle zone più esposte. Su questa sfida si giocherà buona parte della presidenza Trump, ma anche dell’immagine degli Usa nel mondo.
Trump deciso a continuare la serrata del governo federale, anche perché buona parte delle sue possibilità di rielezione nel 2020 dipendono da questa promessa, valutano molti. Sul fronte opposto, la sfida per ragioni umanitarie segnate dalla tragedia di Felipe, assieme all’obiettivo politico dei piegare il capo della Casa Bianca sul percorso della sconfitta.

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