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sabato 14 Dicembre 2019

Erdogan invita Trump in Turchia, che altri guai ci preparano i due?

Erdogan invita Trump in Turchia dopo l’annuncio del ritiro delle truppe Usa.
-Trump ha fatto sapere di essere disponibile “a un potenziale incontro in futuro”
-Erdogan-Trump, somma di forze o di fragilità?

Delega Usa alla Turchia
Siria, Russia e curdi a saldo

Erdogan invita Trump in Turchia,
protagonisti tra potere e fragilità

Il presidente turco Erdogan ha invitato il suo omologo Usa Trump ad andare in Turchia nel 2019, mentre Ankara e Washington già lavorano per coordinare il ritiro delle truppe americane in Siria, quanto, dove, come e quando ciò mai avverrà. Mossa diplomatica annunciata ieri dalla Casa Bianca. Nel frattempo TrumpTwitter racconta di “un briefing alla vigilia di Natale in attesa del mio prossimo vertice con il Presidente Kim! (gli esclamativi sono suoi). Lavoratori unitevi! (questo è redazionale). Svolta di alleanze con molte preoccupazioni attorno e gli ormai noti dissensi al Pentagono.

Nulla di definitivo
tra personaggi simili

Trump “è disponibile a un potenziale incontro in futuro”, dichiara il portavoce dell’esecutivo Usa senza sbilanciarsi troppo. Per il momento, delegazione americana in Turchia questa settimana per ‘Discutere i modi per coordinare (il ritiro) con le loro controparti turche’. La Turchia che torna ‘alleata Nato’, ma prima di decidere l’abbraccio tra due protagonisti molto ‘coscienti di loro stessi’, meglio procedere coi piedi di piombo. Erdogan non gode certo di buona stampa negli Usa (e nel mondo) e Trump ha sempre più problemi di consensi elettorali. Tra i due somma di forze o di fragilità?

La diplomazia del soldo
e quei Patriot in più

L’America ‘concede’ alla Turchia di comprare i suoi Patriot antiaerei, (anche se sono meglio gli S-400 russi). E i due umorali presidenti si parlano al telefono sul dopo ritiro Usa, della fase di transizione in Siria, e sul possibile vuoto di potere. “Abbiamo discusso dell’Isis, del nostro rispettivo coinvolgimento in Siria, e del ritiro lento ed estremamente coordinato delle truppe Usa dall’area”, ha scritto Trump. “Abbiamo discusso anche di “relazioni commerciali considerevolmente accresciute”, aveva aggiunto il tycoon. I Patriot, appunto. E che i curdi che hanno combattuto e sconfitto Isis si arrangino.

Ma lo Stato Islamico
è o non è sconfitto?

Il previsto ritiro degli Stati Uniti -promettono- non inciderà sulla lotta contro il gruppo jihadista dello Stato Islamico nel nord della Siria (salvo un po’ di compromessi inconfessabili sia Usa che turchi). “Non ci sarà alcuna interruzione nella lotta contro l’Isis. La Turchia mostrerà la stessa determinazione contro il nemico jihadista. Non v’è alcun modo per rallentare la nostra lotta contro questo nemico”, ha ribadito un trombettiere. Secondo cui -menzogna- la Turchia non aveva bisogno in questa lotta della milizia curda Ypg sostenuta da Washington, per vincere l’ex Isis (che lei aveva finanziato).

Nuovo fronte di guerra
e nuovi rischi in campo

La Turchia -riferisce Repubblica- ha inviato rinforzi al confine con la Siria. «Unità militari, cannoni Howitzer e batterie di artiglieria sono state inviate in convoglio nel distretto di Elbeyli, di fronte al confine siriano nella provincia turca di Kilis. Questo invio di rinforzi è iniziato questo fine settimana con l’arrivo di un centinaio di veicoli militari turchi nella regione di al-Bab, controllata dalle forze filo-turche nel nord della Siria. Rinforzi militari sono stati inviati anche nella città di Akcakale e nel distretto di Ceylanpinar nella provincia di Sanliurfa (Turchia sud-orientale)». Alle spalle decisioni datate.

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