domenica 18 Agosto 2019

Giappone riarma col sostegno Usa: ripasso malizioso di antichi errori

La differenza tra il conoscere e il capire. Problema non solo americano. Vivendo l’era digitale e la psicosi di essere spiati ogni giorno, tendiamo a sopravvalutare l’attività dei servizi di informazione immaginandoli onniscienti, ma non è sempre andata così.
-Alla vigilia dell’attacco giapponese, l’intelligence usa poco intelligente, sapeva ma non capì. La parte politica fece peggio.
-Il mio siluro è più lungo del tuo, le mie bombe sono le migliori del mondo, i miei aerei sono imbattibili. Il fascio Lindberg e la sua ‘America First’.

Giappone, storico inciampo spionistico Usa

Giappone riarma col sostegno Usa: ripasso malizioso di antichi errori
Uno dei peggiori capitoli della storia dello spionaggio mondiale fu scritto dai servizi di informazione americani che commisero clamorosi errori di valutazione sugli armamenti giapponesi ricevendone amare sorprese. È pur vero che, grazie alle intercettazioni e al possesso del cifrario giapponese, l’attacco di Pearl Harbor nel dicembre 1941 era stato annunciato (anche se poi in pratica il vantaggio si rivelò inutile), ma è altrettanto vero che molti aspetti della macchina da guerra giapponese non erano stati compresi, anzi, pur disponendo di dati attendibili, ci fu una sottovalutazione dovuta al pregiudizio nutrito dagli americani nei confronti del Giappone che era comunque considerato una potenza minore e per di più asiatica.

La spia cinese al servizio Usa

Nella primavera del 1940 un intraprendente cinese al servizio degli americani era riuscito a salire a bordo di un moderno cacciatorpediniere giapponese, ma – privo di macchina fotografica e degli altri arnesi da spia – si era limitato a fare delle misurazioni basate sui passi, sui palmi delle mani e con delle corde. Nel rapporto fu segnalato che il diametro e la lunghezza di un siluro misurato risultavano maggiori dei corrispondenti siluri americani, ma non gli fu creduto. Secondo gli americani non era possibile che i giapponesi disponessero di siluri più grandi dei loro e l’informazione fu definita ‘fantasiosa’. In realtà i moderni siluri giapponesi non solo erano più grandi e più lunghi, ma andavano anche più lontano portando una carica più potente di quelli americani. La conferma venne nel 1942 – quasi un anno dopo lo scoppio della guerra e dopo parecchi affondamenti inspiegabili – e fu comunicata alla flotta del Pacifico solo nell’aprile 1943.

L’arroganza fa la stupidità

Una vicenda analoga si verificò con le artiglierie navali giapponesi. Nonostante diverse segnalazioni mettessero in guardia che sulle navi del Sol Levante fosse in corso la sostituzione delle vecchie bocche da fuoco con altre più potenti e moderne, gli americani non lo credettero. La notizia fu classificata come ‘impossibile’ per il semplice fatto che la cantieristica giapponese era ritenuta inferiore a quella americana e non in grado quindi di realizzare per l’installazione le necessarie trasformazioni sulle navi. La sorpresa arrivò quando casualmente fu recuperata una granata giapponese di grosso calibro inesplosa: si scoprì che era disegnata meglio di quelle americane e poteva quindi raggiungere maggiori distanze. In altre parole i giapponesi avevano perfezionato le granate studiandone con maggiore attenzione la forma grazie a diversi gruppi di ricerca sparsi nelle università. La stessa ricerca tecnologica aveva anche migliorato gli scafi delle navi potenziandone la velocità, ma ciò fu chiaro solo dopo la battaglia delle Midway.

Lindbergh dell’America First

L’altro settore in cui gli americani ebbero brutte sorprese fu quello aereo. Charles Lindbergh, il trasvolatore atlantico, fu anche leader politico del movimento isolazionista “America First” e in una delle sue dichiarazioni dell’anteguerra sostenne che nessun paese asiatico disponesse di un’aviazione potente come quella degli Stati Uniti concludendo per minimizzare il pericolo giapponese. Eppure un esemplare del famoso caccia giapponese Zero, precipitato in Cina, era stato recuperato quasi intatto o almeno abbastanza da subire un attento esame e perfino dei test: il risultato era stato inquietante, tanto da destare serie preoccupazioni, ma il rapporto alla fine finì dimenticato in un archivio dei servizi a Washington. Non fu nemmeno ripescato dopo Pearl Harbor, perché alcuni sostennero perfino che i giapponesi per compiere l’attacco si fossero fatti prestare aerei dai tedeschi.

Intelligence poco intelligente

L’altro aspetto che rimase oscuro fino alla fine ai servizi americani fu la spaventosa efficienza organizzativa giapponese che a lungo fu confusa con una sorta di maniacale gusto del particolare tipicamente orientale. Forti nella convinzione della loro superiorità industriale, gli americani commisero altri gravi errori, come quello di ritenere che i piloti da caccia giapponesi non fossero alla loro altezza, né possedessero un’innata capacità di volare come gli yankees. Tra le tante conseguenze di questo atteggiamento un po’ presuntuoso vi fu la celebre previsione di Frank Knox, segretario della marina degli Stati Uniti, che il 4 dicembre 1941 pronunciò una storica frase: «Qualsiasi cosa accada, la marina degli Stati Uniti non sta per farsi prendere alla sprovvista». La flotta giapponese invece, proprio in quel momento, stava già navigando verso le isole Hawaii come previsto dal piano “Z”.

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