domenica 26 maggio 2019

Ritirata Usa da Siria e Afghanistan, Trump twitta e il generale scappa

Dopo aver ordinato il ritiro dalla Siria il presidente Usa ha deciso di ritirare un numero «importante» di truppe anche dall’Afghanistan.
-Le decisioni del presidente su Siria e Afghanistan, di cui non sarebbe stato messo al corrente il capo del Pentagono, il generale Jim Mattis, hanno provocato ieri le dimissioni del ministro che ha dichiarato di non essere «in sintonia» con le scelte di Trump.

 

Trump neo pacifista
o solo isolazionista?

Ritirata Usa da Siria e Afghanistan. Oltre 14 mila soldati americani in Afghanistan (e quasi mille italiani che nessuno riesce a spiegare cosa ci stanno a fare). Secondo il Wall Street Journal i primi 7000 soldati potrebbero già rientrare nelle prossime settimane. Secondo altri media Usa, la riduzione, graduale, dovrebbe portare a un azzeramento della presenza statunitense nel Paese. Che Afghanistan lascerebbe l’Occidente a guida Usa dopo 17 anni, nessuno lo prova neppure e dircelo. Le decisioni del presidente su Siria e Afghanistan, di cui non sarebbe stato messo al corrente il capo del Pentagono, il generale Jim Mattis, hanno provocato le dimissioni del ministro a dimettersi o a essere allontanato dall’incarico in meno di due mesi.
Gli altri (maligno new Yoerk Times): Ryan Zinke, ministro degli interni coinvolto in una indagine federale sui fondi pubblici utilizzati per i suoi viaggi e per conflitto di interessi; il generale John Kelly, capo di gabinetto, che lascerà l’incarico alla fine dell’anno sostituito da Mick Mulvaney; Jeff Sessions, ministro della giustizia, poco combattivo contro il ‘Russiagate’; Scott Pruitt, ministro dell’Ambiente, dimessosi la scorsa estate; H.R. McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale sostituito a marzo da John Bolton; Rex Tillerson, segretario di Stato licenziato a marzo e sostituito dall’ex Cia Mike Pompeo. Settore della Comunicazione, 4 direttori diversi in 2 anni e ½.

Dopo la Siria l’Afghanistan
cosa muove la Casa Bianca?

Nuovo ribaltone nell’amministrazione Trump e chi ci capisce è bravo. Notizie a raffica, peggio che sul fronte afghano. In mattinata la dichiarazione in cui il segretario alla Difesa Jim Mattis annuncia la sua intenzione di lasciare la Casa Bianca citando differenze con Donald Trump sui rapporti con gli alleati. “Ho avuto il privilegio di servire questo paese”, prova a moderare l’ex generale. Dopo poche ore l’annuncio che dopo aver ordinato il ritiro dalla Siria il presidente Usa, Donald Trump, ha deciso di ritirare un numero ‘importante’ di truppe anche dall’Afghanistan. E i primi rientri in Usa, secondo quanto circolato sui media Usa, potrebbero iniziare tra qualche settimana. Secondo il New York Times, gli Usa ritireranno circa 7 mila uomini.
La decisione di Mattis -rivela la stampa Usa- dopo tensioni e polemiche sul ritiro immediato di circa duemila soldati che dovranno tornare a casa dalla Siria entro 30 giorni. Annuncio seguito poche ore dopo da quello sull’Afghanistan. Una mossa che aveva scatenato l’ennesima bufera su Trump dentro la stessa Casa Bianca. Una decisione -scrive qualcuno- ‘presa contro tutto e tutti’. Dalla capitali alleate, scrivono da Washington di decine telefonate per capire cosa stia succedendo. Applausi solo da Vladimir Putin, che ha sempre denunciato la presenza illegale degli Usa in Siria. Questione curda e Stato Islamico quasi non presi in considerazione.

Stato Islamico ex Isis sconfìtto?
I molti che non sono d’accordo

Putin giustamente applaude, solo protagonista nella regione. A creare maggiore apprensione al mondo, il dubbio sulla reale sconfitta dello Stato Islamico vantate dai due super capi di Stato. Il pericolo ventilato da molte parti militari, che l’ex Isis, ora marginalizzato in un’area al confine con l’Iraq, possa rialzare la testa, nonostante Trump canti vittoria. E qualcuno al Pentagono parla idi “errore colossale” e all’interno della stessa Casa Bianca il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton -noto ultra falco- giorni fa aveva indicato una strada ben diversa sulla questione siriana. Per l’opposizione politica, una posizione molto simile all’atteggiamento di Barack Obama di fuga dal Medio Oriente.
Ma quella del generale John Mattis non è una partenza qualsiasi, rileva Federico Rampini su Repubblica. “Casa Bianca girandola” la chiama, ritmo di dimissioni e rimpasti da Luna park, ma non tutte le dimissioni sono eguali. Con Mattis, lo strappo tra il presidente «e uno dei poteri forti più legati alla proiezione imperiale degli Stati Uniti». Visione da neo guerra fredda, con delega alla Russia e delega di vigilanza armata a Israele-Sauditi. Estremo Oriente (Giappone e Corea del Sud), Europa e alleati Nato, infine Medio Oriente, «Trump si comporta come il grande liquidatore di un’egemonia, colui che in nome di America First e di un ripiegamento domestico smantella un pezzo alla volta un vasto impianto d’influenza mondiale».

 

AVEVAMO DETTO DI
MATTIS ‘CANE PAZZO’

Rispunta l’indistruttibile Kissinger, da Nixon a Trump

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