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martedì 15 Ottobre 2019

Usa, via dalla Siria non per pace, Turchia libera contro i curdi

Il presidente Usa annuncia il ritiro dei marines: «Isis sconfitto». Il Pentagono contrario perché sa che è una balla.
-Il via libera ad Erdogan contro Pkk e separatismi curdi.
-La Turchia che ora forse compra i Patriot Usa: alternativi o assieme agli S-400 russi?
.Da scoprire, in tempi brevi, se esiste un patto segreto Trump Putin

Turchia libera contro i curdi

Usa, via dalla Siria non per pace
La cronaca di Chiara Cruciati tra Siria ed Iraq, ai confini con la Turchia, potenza armata della Nato ottomana, terre abitate in gran parte da curdi, quindi minaccia. Lunedì i jet turchi hanno colpito il villaggio di Bene, ad Afrin, cantone curdo nel nord-ovest della Siria: feriti ed enormi danni. Meno di una settimana fa avevano centrato il campo profughi di Makhmour dall’altra parte del confine, nell’Iraq del nord: uccise quattro donne. Il governo di Baghdad ha convocato l’ambasciatore turco, ma è solo parte del rito politico diplomatico, perché adesso la Turchia «può», sola potenza non invitata tra Siria ed Iraq, senza neppure il fastidio dei rimproveri rituali Usa.

Kurdistan siriano e iracheno

Ankara contro il confederalismo curdo siriano, una semi autonomia, nel Rojava, confine siriano. In Nel kurdistan iracheno, attacchi aerei sulle montagne di Qandil. Prologo, previsione/timore curde, una operazione militare in forze oltre l’est dell’Eufrate. «Dopo Afrin, occupata nel marzo scorso e soggetta a una dura azione di sostituzione demografica, con gli abitanti curdi cacciati per fare spazio a miliziani islamisti sunniti e ai loro familiari, la Turchia si spinge a oriente, verso i cantoni di Kobane e Jazira», scrive Chiara Cruciati. A far paura è la indiretta conferma dalla Casa Bianca: il ritiro dei marines di stanza in Siria, per fare un favore a chi?

Isis sconfitta a colpi di twitt

L’amministrazione Usa ha dato ordine alla Difesa di «iniziare a pianificare l’immediato ritiro», riporta la Reuters. Lo staff del Dipartimento di Stato sarà richiamato entro 24 ore. Twitt Trump conta balle: «Abbiamo sconfitto l’Isis, la sola ragione per essere lì». Isis o come si chiama adesso, non è affatto sconfitto ed è presente con cellule sparse sul territorio e colpisce con attentati brutali contro le popolazioni siriane e irachene. Poi le comiche Usa ormai abituali: pochi giorni fa Brett McGurk, inviato del presidente per la coalizione anti-Isis: «Nessuno dice che sta scomparendo, nessuno è così naif. Per questo resteremo sul terreno, per assicurare stabilità». Trump-naif lo smentisce a stretto giro di twitt.

TwittaTrump ma l’esercito?

Pentagono tace, ed è già dissenso. Il Dipartimento della Difesa vuole impedire il ritiro, dicono dagli Usa, e rallenta. «Alla finestra c’è Erdogan che, senza i marines Usa tra i piedi, avrebbe tutt’altra libertà di manovra», il legittimo sospetto. La presenza americana nel Rojava è problema turco non certo perché Washington intenda difendere le unità curde (Afrin invasa sotto gli occhi degli Stati uniti zitti), ma per evitare dei faccia a faccia imbarazzanti e pericolosi. Ma poi ci sono i soldi, là dove batte il cuore del presidente miliardario.Scopriamo così di un nuovo accordo militare tra Washington e Ankara: martedì il Pentagono ha approvato la vendita di sistemi di difesa Patriot ai turchi, 3,5 miliardi di dollari.

Missili Usa e Russi accanto

Nel 2017 Ankara ha firmato con Mosca un accordo per l’acquisto di sistemi di difesa S-400, da installare entro ottobre 2019, giudicati dalla Nato uno sgarbo al Patto atlantico. Non è chiaro cosa accadrà adesso. Patriot Usa accanto agli S-400 russi? O adesso lo sgarbo di Ankara a Mosca, che però in Siria comanda? Partita aperta e pericolosa, con la sola certezza del bersaglio: la comunità curde bersaglio di caccia e droni del secondo esercito della Nato, con tutto il suo potenziale distruttivo e, peggio, una presunta legittimità internazionale. Con Ankara ha già preannunciato l’escalation delle operazioni militari nell’irachena Sinjar, ha detto il ministero degli Esteri, mentre il presidente Erdogan avvertiva della ormai prossima operazione nella siriana Rojava.

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