giovedì 22 Agosto 2019

Ucraina Russia Natale di guerra? L’allarme, le provocazioni, i fatti

Il campo addirittura il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: “Poroshenko sta preparando una provocazione armata sul confine con la Russia”. E fornisce i dettagli: “sarà sul confine della Crimea durante gli ultimi dieci giorni di dicembre”
-I 137 scontri a fuoco nel Donbass denunciati dall’Osce a dicembre.

Molto poco natalizia la
vigilia elettorale ucraina

Ucraina Russia Natale di guerra? Il personaggio in campo, a preoccupare di più di tutto. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che non figura tra i ‘guerrafondai’ di Mosca neppure per il più accanito anti russo. In un’intervista alla radio Komsomolskaya Pravda, Lavrov fornisce i dettagli: «La provocazione sarà sul confine della Crimea durante gli ultimi dieci giorni di dicembre». Servizi segreti russi notoriamente efficienti e ministro rassicurante: «Noi non lanceremo una guerra contro l’Ucraina, ve lo prometto», ha aggiunto Lavrov. Niente guerra precisa il ministro pre natalizio, ma avverte, ‘attenti a voi che ci arrabbieremo’.
Il problema è che dall’altra parte sono arrabbiati da tempo e forse cercano briga. I 137 scontri a fuoco nel Donbass denunciati dall’Osce a dicembre. Obiettivo della provocazione di Kiev, per Lavrov, sarebbe quello di mantenere la legge marziale nel paese, impedire le presidenziali, far approvare nuove sanzioni europee contro la Russia. Per lo stato maggiore ucraino l’annuncio de ministro russo vuole invece giustificare l’invio a Sebastopoli di 10 caccia Su-27SM e Su-30M2.

Tra Russia e Ucraina
per ora guerra di nervi

Ormai tra Russia e Ucraina è guerra dei nervi, a rilanci alternati. Una settimana fa Kiev aveva denunciato l’ammassamento di truppe russe nella provincia di Rostov e qualche giorno dopo la Russia aveva, a sua volta, espresso timori di un attacco ucraino nel Donbass, ma per ora la guerra è rimasta in gran parte sui titoli dei giornali, annotano Il Manifesto e Il Giornale, opposti ‘estremismi’ news in campo giornalistico evidentemente minato. La notizia dei 137 scontri a fuoco negli ultimi 15 giorni, giù nel Donbass, denunciati dall’Osce. «Guerra tra il ‘regime neonazista’ di Kiev -cattivo Lavrov- e i cittadini ucraini che vivono nel Donbass».
Ma anche i nazionalisti russi non sono da meno, a chiedere una ‘nuova Crimea’, unificazione con le «repubbliche popolari» del Donbass. Lavrov di buonsenso: «I problemi interni dell’Ucraina sono molto più ampi e molto più profondi della faccenda delle repubbliche di Donetsk di Lugansk. Volete che noi le riconosciamo? E poi? Lasceremmo così il resto dell’Ucraina in mano ai nazisti».

Cosa sta accedendo sotto
sotto da quelle parti?

Posizione russa-ucraina, sottoscritta a Minsk sulla intangibilità delle frontiere ucraine, la regola. Ciò che di imprecisato ed incerto sta accadendo nella leadership e negli umori dell’opinione pubblica ucraina, le possibili eccezioni. «La posizione di Poroshenko sarebbe sempre più traballante e il Cremlino guarderebbe con ottimismo al voto ucraino di marzo», annota Yurii Colombo su il Manifesto. Lettura faziosa? «Vladimir Putin, così come Poroshenko, non ha interesse a cedere. In ballo cè il futuro della crisi fra i due Paesi», rincorre Renato Zuccheri, sul fronte Giornale. Ucraina in crisi, e non c’è dubbio. Col dettaglio delle colonne di automezzi guidati da maschi ucraini in età di richiamo alla leva che valicano le frontiere con Russia, Ungheria e Romania. A volte con le famiglie, a volte soli, lasciano l’Ucraina temendo un futuro di guerra.
Un punto a favore del governo ucraino ieri, dopo l’incontro tra Federica Mogherini e il premier ucraino Volodymir Groisman: l’Ue invierà a inizio gennaio, una “missione di esperti” in Ucraina «per preparare l’assistenza alle regioni del Mar di Azov che avrebbero sofferto di restrizioni alla navigazione nella regione da parte russa». Cosa voglia dire non è chiaro. Secondo il primo ministro ucraino -ovviamente- la misura chiesta all’Ue, sarebbe quella di «chiudere tutti i porti della zona alla navigazione russa». In attesa che Bruxelles decisa di bombardare il Cremlino, molta aria fritta, anche se gelida.

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