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mercoledì 20 20 Novembre19

Conflitti dimenticati o nascosti, venti guerre e 186 crisi violente

Sono 378 i focolai di guerra censiti dal rapporto di Caritas italiana. In aumento produzione e vendita di armamenti. Il silenzio dei mass media.
-Le vergogne nascoste: 5 dei 6 Paesi massimi esportatori di armi sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu

Dati ufficiali 2017 e l’anno
che sta per finire forse peggio

Conflitti dimenticati o nascosti. Le vergogne nascoste: scopriamo che 5 dei 6 Paesi massimi esportatori di armi sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu che dovrebbe prevenire le crisi e tutelare i diritti umani nel mondo. E allora, a questo punto, cosa possiamo sperare? La domanda disperata.
E non può dunque stupire il che nel 2017 siano stati ben 378 i conflitti, tra cui 186 crisi violente e 20 guerre ad alta intensità. Sono diminuiti i conflitti non violenti, di tipo politico-territoriale, mas sono aumentate le crisi violente, dove ci si spara: dalle 148 del 2011 alle 186 del 2017 (più 25,7%).

Tante armi al servizio degli odi

La disponibilità di strumenti bellici è una delle cause della profonda instabilità politica che colpisce in Africa, Asia, Medioriente, precisa Avvenire. «Senza contare i danni umani incalcolabili di una guerra, basta sapere che una mina anti persona costa 3 dollari, ma ce ne vogliono 1.000 per neutralizzarla, e questo dà la dimensione della cecità della politica mondiale, che l’anno scorso ha permesso il record di spesa per gli armamenti dai tempi della Seconda guerra mondiale». Sovranismi vincenti e nuovi populismi a favorire i contrasti e spesso, la scelta violenta.

“Il peso delle armi” di Caritas italiana

Lo studio di Caritas italiana conferma che sono in aumento produzione e vendita di tutti i tipi di arma, dalle leggere all’atomica. Gli Stati sono ormai convinti che, per vincere le guerre, servano arsenali sempre più ricchi e potenti. Nella classifica dei paesi esportatori di armi ci sono in testa gli Stati Uniti col 34,0%, seguiti da Russia (22%), Francia (6,7%), Germania (5,8%), Cina (5,7%) e Regno Unito (4,8%). Poi Israele e Spagna con il 2,9%, quindi l’Italia col 2,5%. Tra i principali importatori invece Arabia Saudita, Emirati Arabi, Australia, Iraq e Pakistan. Paesi coinvolti nei conflitti in Yemen, Nord Africa e Medio Oriente.

Guerra, povertà, clima e migranti

Il report conferma il binomio tra la povertà nei Paesi in cui si combatte, con forti diseguaglianze. Il report cita anche l’impatto dei cambiamenti climatici su guerre e migrazioni: l’Onu cita 250 milioni i migranti e in oltre 70 milioni i rifugiati e gli sfollati legati al degrado ambientale, ai disastri e alla scarsità di accesso alle fonti naturali. Guerre, cibo e acqua, in aree come il Sahel, il Golfo del Bengala e parte dell’America Latina. Guerre dimenticate, dunque, perché (quasi) nessun giornale ne parla. Il rapporto sui conflitti dimenticati ha anche preso in esame anche la copertura delle guerre da parte dei quotidiani più noti.

Guerra solo se ‘fa notizia’

Se il conflitto supera la fase acuta e non coinvolge in qualche modo il nostro Paese scompare rapidamente dai media. L’analisi su quattro delle principali crisi in corso: Yemen, Venezuela, Somalia e Ucraina. E sempre quattro le testate osservate: Corriere della Sera, Repubblica, Avvenire, La Stampa. Nel periodo di tempo esaminato – dal 1° novembre al 31 dicembre 2017 e dal 15 maggio al 15 giugno 2018 – risulta che tutti – pur con spazi diversi – hanno scritto di Yemen e Ucraina, solo in tre hanno raccontato del Venezuela (non Repubblica), e solo Avvenire ha trattato anche di Somalia.

Informazione provinciale

Un’informazione provinciale ripiegata su questioni nazionali che una diffusa ignoranza sul tema tra la popolazione. Il 14% degli intervistati non è stato in grado di citare neanche un attentato terroristico negli ultimi anni. Il 10% del campione è costituito da giovani. Il 24%, di cui il 29% ragazzi, non ha saputo indicare una guerra in corso. Solo il 3% ha saputo indicare una guerra in Africa. Fa eccezione la guerra in Siria, ricordata dal 52%. Su «guerra e conflitti» la televisione resta il principale mezzo di informazione tra gli adulti -il 47%- ma ben il 49% dei giovani tra i 18 e i 29 anni ha detto di fare ricorso ad internet. Magari, leggendo RemoContro

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