mercoledì 23 gennaio 2019

«Giornalisti in pericolo», per Time ‘Persone dell’anno 2018’

L’ultimo editoriale di Khashoggi: ‘Agli arabi serve la libertà di stampa’
-I giornalisti in pericolo sono le Persone dell’Anno di Time che cita in particolare il columnist saudita assassinato a Istanbul Jamal Khashoggi, e i giornalisti ammazzati alla Capital Gazette di Annapolis.

‘I Guardiani’ (noi piccoli piccoli),
ci ha chiamato Time

«I giornalisti in pericolo». Parliamo dei giornalisti sul serio, quelli che lo fanno per mestiere, per camparci, anche se a volte, ultimamente troppo spesso, accede che per quel loro mestiere invece muoiano. Giornalismo maiuscolo e noi oggi siamo nani, quindi non ci gloriamo lasciando perdere memorie di altre guerre e di altre tragedie che non fanno parte della storia che tocca tutti noi oggi.
Time ha usato l’espressione “i Guardiani” per definire la categoria di custodi della vera informazione a cui ha attribuito l’onore della copertina di fine anno.
“Studiando le scelte per il 2018 ci è apparso chiaramente che la manipolazione e l’abuso della verità sono stati il comune denominatore di tante delle più grandi storie dell’anno”, ha detto il direttore della rivista Edward Felsenthal, indicando altri nomi di reporter raffigurati in copertina: la filippina Maria Ressa, e i reporter della Reuters arrestati a Myanmar Wa Lone e Kyaw Soe Oo.

Abbiamo battuto Trump!

I “Guardiani” hanno battuto Donald Trump, in corsa per la seconda volta dopo il 2016 e secondo classificato. Al terzo posto il procuratore speciale Robert Mueller: a giudizio di Felsenthal “quest’anno era troppo presto, ma per come stanno andando le cose potrebbe toccare a Mueller la copertina della Persona dell’Anno 2019”. Restiamo alla “persona dell’anno” -alle persone dell’anno- edizione 2018. In realtà si tratta di un gruppo di persone, che simboleggiano quelli che il giornale definisce i “guardiani” impegnati nella “guerra per la verità”. Giornalisti che hanno in comune una cosa: sono stati presi di mira per il loro lavoro.
Tra loro c’è anche Jamal Khashoggi, il giornalista saudita ucciso nel consolato saudita di Istanbul a ottobre, e per il quale si è sfiorata una grave crisi diplomatica internazionale. E’ la prima volta che Time sceglie una persona morta per la sua copertina della persona dell’anno, “ma è anche la prima volta che l’influenza di una persona cresce in modo così considerevole dopo la sua morte”, spiega il gruppo editoriale.

Informazione online del filippino Rappler

A consolare noi di Remocontro (dopo 40 anni di giornalismo ‘quotato’, serie A attorno a qualche scudetto), il premio alla direttrice del sito di informazione online filippino Rappler, Maria Ressa, sottoposta a censure e minacce da parte del regime di Duterte. Noi, per momento, al massimo rischiamo qualche insulto da parte di lettori tifosi, qualche volta a ragione, spesso per astio di chi, attraverso i social, sente di poter dire la sua anche sapere nulla di reale e concreto su cosa dice. Vizio dei tempi in cui spesso uno è chiamato a fare il mai fatto, dal Ministro all’auto medicina sui vaccini. Pensate voi quanto risulta facile col giornalismo ‘social’, inteso come ‘adesso ti dico come la penso io’, e dei fatti, chi se ne frega.

In Italia nessuno ci ama

In Italia, pochi ci amano, e alcune proposte di legge ‘ad capocchiam’ minacciano il futuro di qualche glorioso giornale cooperativo che fa parte della storia e della democrazia nel Paese. Vedremo. Torniamo al Time. In copertina plurima, la redazione della Capital Gazette, il giornale di Annapolis negli Stati Uniti che nel giugno scorso è stato oggetto di un attacco terroristico in cui hanno perso la vita cinque giornalisti.
E infine i giornalisti birmani della Reuters (ne ripetiamo i nomi), Wa Lone e Kyaw Soe Oo, contro i quali è stato montato un processo farsa, con accuse fabbricate dal regime, concluso dopo un anno di carcerazione preventiva con una condanna ad altri sette anni di prigione per violazione delle leggi sulla segretezza. Oltre ovviamente al ben noto Jabral Khashoggi, che, con la sua morte atroce ha scritto il suo editoriale più feroce possibile contro la monarchia assurda che schiaccia il suo Paese, con principi ereditari da incubo.

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