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lunedì 16 Dicembre 2019

Gran Bretagna del ‘vado’ ‘non vado’ vuole ridiscutere l’exit

Senza via d’uscita, May costretta a rinviare il voto
-«Tornerò a Bruxelles per rinegoziare il backstop».
-La disfatta della premier tra le risate di Westminster.
-E la sterlina crolla

Ritirata

Gran Bretagna del ‘vado’ ‘non vado’ vuole ridiscutere l’exit
Brexit, la premier, travolta da urla e risate ai Comuni, dice: “L’accordo sarebbe rigettato con ampio margine”, e lo ritira per evitare la sconfitta. Ma la resa dei conti è solo rinviata. Cronaca asettica Ansa, «Risate fragorose e urla di disapprovazione hanno accompagnato l’intervento di Theresa May ai Comuni, con qualche parlamentare che ha anche chiesto a gran voce le dimissioni della premier. Più di una volta, durante l’intervento, lo speaker della Camera, John Bercow, ha dovuto richiamare all’ordine i deputati pregandoli di “dare la possibilità” al primo ministro di “farsi ascoltare”».
La premier britannica non ha indicato buna nuova data per il voto di ratifica ai Comuni sull’accordo sulla Brexit. May ha ripetuto di essere impegnata a far uscire il Regno Unito dall’Ue “il 29 marzo 2019” e ha detto che intende tornare urgentemente a Bruxelles, questa settimana, per provare a ottenere ulteriori “rassicurazioni” sul tema del backstop.
Botta e risposta a stretto giro di social. «Ho deciso di convocare un Consiglio europeo sulla Brexit a 27 giovedì. Non rinegozieremo l’accordo, ed in particolare il backstop, ma siamo pronti a discutere su come facilitare la ratifica del Regno Unito», gela la signora May il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk dal suo profilo Twitter. «Il tempo sta finendo – voce grossa e avvertimento – discuteremo anche della nostra preparazione per uno scenario di mancata intesa».

Che cosa vogliono i britannici?
I diversi scenari della Brexit

Addio ‘Brexit dal volto umano’, a mediare fra il rispetto della volontà referendaria e il rischio di cadere dalla padella dell’Ue dentro la brace delle regole del Wto, le regole internazionali del commercio, fuori del mercato unico e dell’unione doganale. I fatti: il voto di martedì saltato e cui si interroga ancora sui possibili scenari futuri. Il Regno Unito farà un nuovo referendum per la Brexit o voterà l’accordo sottoscritto con l’Unione Europea di Theresa May? E quale sarà, eventualmente, il voto, ora che la bocciatura dell’accordo non porterà con certezza una hard Brexit.
Theresa May ha ripetuto di essere impegnata a far uscire il Regno Unito dall’Ue “il 29 marzo 2019” e ha detto che intende tornare urgentemente a Bruxelles, questa settimana, per provare a ottenere ulteriori “rassicurazioni” sul tema del backstop, nella speranza di superare le riserve e le contestazione espresse al riguardo da una parte significativa della Camera. Ma non ha fatto riferimento a una scadenza per un nuovo voto che secondo la Bbc potrebbe avvenire in tempi relativamente ravvicinati, ma anche dopo la pausa di Natale, ossia a gennaio.

Crolla la ‘regina Sterlina’

Peggio delle risa sarcastiche dell’opposizione, il crollo di ‘Sua maestà la sterlina’, ironizza Leonardo Clausi, sul Manifesto. Un accordo che non piace a nessuno, “brexittieri uscenti ed eurofili rimanenti”. Tutto per colpa dell’ormai famigerato ‘backstop’, la clausola di sicurezza per evitare un ritorno a un confine fisico fra le due Irlande che metterebbe a repentaglio la sempre più precaria pace fra unionisti e repubblicani irlandesi. A far paura, per nord irlandesi unionisti e nazionalisti vari, il maledetto backstop, perché -temono- «potrebbe significare una permanenza indeterminata del Paese nell’Ue o, peggio, un Regno Disunito».
Ad aumentare i timori di una trappola Europa per trattenere l’isola vincolata al continente, la Corte europea di giustizia ha sentenziato che il Regno Unito potrà restare unilateralmente nell’Unione se mai lo volesse, a prescindere dal parere degli altri ventisette membri. Sul filo di ‘oggi le comiche’, una scelta chiave per il futuro politico economico dell’Europa precipita nella commedia, senza una sceneggiatura credibile e senza garanzia natalizia di lieto fine (che poi quale sarebbe?). Festeggia (ma non troppo), l’opposizione laburista. Governo allo sbando, ripete Corbyn, che deve farsi da parte per permettere a loro, i laburisti, di rinegoziare il migliore degli accordi possibili. E si ricomincerebbe? Grossi problemi in casa britannica.

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