sabato 20 luglio 2019

Francia, rivolta per andare dove? Gilet gialli, tanto nero, e Bannon

Intanto non chiamiamola rivoluzione ma rivolta, perché nessuno sa bene dove vorrebbe farla arrivare, marciano accanto ma chiedono spesso cose opposte.
-L’internazionale del populismo anti europeo, anti Nato, anti migranti, guidata (anche se nessuno ancora lo dice), e rabbiosa.
-Bannon, Grillo, russi e neri ideologici

Gli apprendisti stregoni delle
rivolte sovraniste nel mondo

Francia, rivolta per andare dove? Un pasticcio di simpatie politiche, molto più a destra che a sinistra, ma già se fai riferimento a quella classica ma antica classificazione politica, grillescamente ti sbeffeggiano. Forse, senza rischiare minacciosi improperi, possiamo definire ciò che sta accadendo in Francia, una sorta di internazionale del populismo internazionalista, anti europea, anti Nato, anti migranti, rabbiosa e figlia dei ‘social’.
Il programma dei gilets jaunes funziona bene perché è un specchio in 25 pezzi ognuno dei quali offre a tanti la possibilità di vedersi riflesso, scrive Jacopo Iacoboni sulla Stampa, che poi prova ad elencarli. Noi ci accontenteremo dei più importanti o almeno, più noti.

Oltranzismi e caricature

I No Tav, sulla loro pagina Facebook, hanno definito quella di Parigi «una rivolta popolare che sta dando esempio a tutta Europa. Motivazioni diversificate e spesso contraddittorie. Spinta populista netta, basta destra contro sinistra, ma popolo contro élite. ‘Vogliamo Trump’, avrebbero gridato gli arrabbiati di Parigi nel loro notoriamente inglese diffuso, per sostenere la battaglia contro ‘le balle buoniste’ sul clima che si sta mangiando il mondo, che lui, Twitter Trump, nega. Balla contro balla da Charlie Kirk di Turning Point, organizzazione di destra americana. Tutti a cavalcare qualcosa, o loro singola utilità.
Beppe Grillo, più accortamente, in un’intervista al Fatto: «I gilet gialli non parlano solo di tasse, vogliono il reddito di cittadinanza, pensioni più alte… Tutti temi che abbiamo lanciato noi». Un’esclusiva che cancella cento anni di socialismo e movimento operaio dalla storia, ma ora funziona così. Al punto che l’ex deputato torinese M5S Ivan Della Valle apre su Facebook la pagina, «Coordinamento italiano gilet gialli».

Rivolta contro chi e cosa?

I No Tav sulla pagina Facebook hanno definito Parigi ”rivolta popolare esempio a tutta Europa”. Il mondo in due parti: non più destra contro sinistra, ma popolo sovranistra e anti Ue contro ‘elite’. Il catechismo di Steve Bannon, ormai eredità europea che, parlando a Bruxelles davanti a Marine Le Pen, ha sostenuto che «i gilet gialli sono lo stesso tipo di persone che hanno eletto Donald Trump presidente degli Stati Uniti nel 2016, e lo stesso tipo di persone che hanno votato per la Brexit». Gran bella gente.
Bannon, come spesso gli accade, esagera. Gilet gialli uguali ai «deplorables» americani. Francia protagonista e tutto attorno soggetti variamente interessati che amplificano, incendiano, usano questo malcontento di varia natura nei Paesi europei con l’obiettivi loro, accentuando di volta in vola la parte che più conviene.

Fritto misto e tifoserie sospette

Analisi di New Knowledge, sul The Times, 200 account twitter legati alla Russia avrebbero ‘sparato’ una media di 1600 tweet al giorno sull’hashtag #giletsjaunes. ‘Negli opposti estremismi’, analisi del noto «xOrz», denuncia analoghe spinte Usa. Carini alcuni dettagli: in piazza anche le bandiere dei separatisti filorussi del Donbass da militanti francesi pro-Putin. Fra loro Fabrice Sorlin, think tank filorusso Katehon, amico di Alexander Dugin, filosofo ‘rossobruno’, presenza fissa in Italia.
E gli italiani in piazza? L’estrema destra di CasaPound, con Luca Marsella. Forza Nuova critica, frena (falsi sovranisti, non guardiamo a Salvini, emblema di un sistema liberale in declino). Ma in piazza a Parigi c’era anche la sinistra di Potere al Popolo.
Valutazione di Nouriel Roubini, noto economista statunitense, famiglia di ebrei iraniani e laureato alla nostra Bocconi (un bel miscuglio utile a capire il gazzabuglio francese), su La Stampa: «Quella dei gilet gialli è l’agenda Le Pen. Distruggere l’eurozona, l’Ue, la Nato, e lasciare che la Russia prenda il controllo della Francia. Make Russia, not France, great again». Forse esagerato, ma nazionalismi contrapposti destinati alla fine e fare a botte.

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