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lunedì 16 Dicembre 2019

Azienda italiana in mani saudite coinvolta nel caso Khashoggi?

La denuncia dal Washington Post: “L’italiana Hacking Team coinvolta nel caso Khashoggi”, azienda già sospettata per Regeni e attaccata da Wikileaks.
-La denuncia del columnist David Ignatius del Washington Post: “In Arabia Saudita costruito un network di sorveglianza e di manipolazione dei social media per far avanzare l’agenda del principe e sopprimere i suoi nemici”

Agenzia ANSA di stamane

Azienda italiana in mani saudite coinvolta nel caso Khashoggi?
WASHINGTON, 9 DIC – C’è anche una società italiana, la milanese Hacking team, tra le aziende che hanno contribuito a potenziare l’arsenale cybernetico dei sauditi, in particolare del principe ereditario Mohammed bin Salman. Arsenale usato non solo contro i terroristi ma anche contro i dissidenti, tra cui c’era anche il giornalista Jamal  Khashoggi, ucciso da agenti di Riad a Istanbul. Lo scrive David Ignatius, autorevole columnist del Washington Post, il quotidiano con cui collaborava Khashoggi. Figura centrale appare essere l’avvocato Saud al-Qathani, ex membro dell’aeronautica militare saudita e dirigente ambizioso alla corte reale di Riad, dove è responsabile del Center for Studies and Media Affairs. Lui e i suoi cyber colleghi hanno lavorato inizialmente con l’italiana Hacking Team, che ha come clienti circa 40 governi.

La creatrice del ‘trojan Rcs Galileo’

La milanese Hacking team, tra le aziende che hanno contribuito a potenziare l’arsenale cybernetico dei sauditi, in particolare del principe ereditario Mohammed bin Salman, ‘Mbs’, come lo amano gli americani. Arsenale usato non solo contro i terroristi, ma anche contro i dissidenti, tra cui c’era il giornalista Jamal Khashoggi, ucciso da agenti di Riad a Istanbul. Lo scrive autorevole columnist David Ignatius sul Washington Post, il quotidiano con cui collaborava Khashoggi. Accusa pesante con dettagli che portano all’orrore Regeni e alle denunce Wikileak. L’azienda italiana accusata dal Wp, è la creatrice del «trojan Rcs Galileo», il software che consente di spiare a distanza dati e informazioni che transitano su computer e smartphone. L’azienda milanese nel luglio 2016 aveva subito l’intrusione illegittima e la divulgazione di 400 gigabyte di file riservatissimi.

Non per amore ma per soldi

Furto forse come assaggio, visto che la stessa ditta, già del 3 aprile 2015 aveva ottenuto il via libera alla commercializzazione del software in 46 Paesi, tra cui l’Egitto, il Paese, lo ricordiamo noi ma lo cita anche il collega americano del Washington post che dal gennaio-febbraio 2016, data della scomparsa e uccisione, l’Italia pretende (invano) chiarimenti sull’omicidio del giovane ricercatore friulano Giulio Regeni. E ora sappiamo che il software dell’azienda potrebbe essere stato utilizzato infatti per accedere al suo cellulare. Ignatius, va detto, non fornisce prove del fatto che la srl di David Vincenzetti, la parte italiana della proprietà, abbia effettivamente fornito al governo saudita il software per spiare e arrestare Khashoggi o, peggio per noi, all’Egitto per Regeni. Salvo il fatto certo, per il Wp, che il 20 per cento del pacchetto azionario della srl milanese che ha sede a Cipro sarebbe dei sauditi.

Cipro, l’Europa senza regole

Facile per i sauditi, ipotetici azionisti, aggirare i divieti imposti alla Ht di vendere i propri prodotti all’estero senza una precisa autorizzazione. Da precisare che la Cybersecurity è nata ufficialmente soltanto lo scorso anno in Italia ed è attualmente affidata alla struttura burocratico prefettizia del Dis, coordinatori di spie Aise e Aisi. Va anche detto che limiti alle vendite internazionali furono imposti dopo le accuse alla società da parte di Wikilweaks e di organizzazioni di diritti umani di aver lavorato per regimi illiberali. Ora veniamo a sapere che alla Hacking Team, è stata revocata licenza internazionale per il software spia Galileo. Stalla chiusa buoi nel mondo. Il columnist del quotidiano Usa presso cui collaborava lo stesso Khashoggi indica come figura centrale in questa cyber guerra agli oppositori l’avvocato Saud al-Qathani, no dei due individui indicati dalla Turchia come direttamente responsabile della morte di Khashoggi.

La spia del Principe quasi Re

Avvocato Saud al-Qathani, ex aeronautica militare saudita e dirigente ambizioso alla corte reale di Riad, dove è responsabile del Center for Studies and Media Affairs. E di media, se sono vere le accuse, ci occupava per davvero, e in modo ‘decisivo’. Al-Qathani e i suoi cyber colleghi avrebbero lavorato inizialmente con l’italiana Hacking Team. Poi hanno acquistato prodotti realizzati da due compagnie israeliane -Nso Group e la sua affiliata, Q Cyber Technologies- e da una degli Emirati, la DarkMatter. Anche in questo caso sarebbe molto interessante andare a veder intrecci proprietari. Qahtani, scrive il Wp, ha costruito un network di sorveglianza e di manipolazione dei social media. L’intelligence saudita, ricorda il Wp, ottenne nel 2013 da Hacking team strumenti per penetrare iPhone e iPads, e due anni dopo voleva un accesso analogo ai telefonini con sistema Android, secondo documenti rivelati da Wikileaks nel 2015. Quando, a causa di quelle rivelazioni, Hacking team incontrò difficoltà, ecco i salvatori sauditi. Sempre da Cipro, la Tablem Limited, guidata da un imprenditore della famiglia di Al-Qahtani -guarda guarda- acquistò il 20% della Hacking Team nel 2016.