venerdì 14 dicembre 2018

Galera alla bella miliardaria cinese, ‘surpryse’ del Trump dopo Basaglia

Huawei, i dannatissimi a diffusissimi telefonini cinesi che costano la metà degli altri? Potenziali apparecchi spia.
-Meng Wanzhou, bella erede (e direttrice finanziaria) di una fortuna miliardaria in dollari, arrestata in Canada su richiesta Usa.
-E Trump voleva fare la pace con Xi?

Per molto meno un tempo nacquero guerre

Galera alla bella miliardaria cinese. Come la racconta il mondo.
Il mandato di cattura e la richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti sono una sfida al colosso delle telecom cinesi strettamente legato al regime di Pechino, un’azienda che incarna la volontà cinese di supremazia nelle tecnologie avanzate
Ed ecco sistemata la bella Balla argentina del G20, sulla tregua fra Donald Trump e Xi Jinping raggiunta a Buenos Aires. Di Trump, regola tra immobiliaristi, fidati solo da morto, e prima prova a E già l’accusa è dichiarazione di guerra: violazione delle sanzioni contro l’Iran.
Quali sanzioni? Quelle Usa ovviamente. E peccati antichi. La Huawei era sospettata di aggirare sanzioni dal 2016, quindi dai tempi di Obama, e in tal caso la violazione si riferirebbe a un regime di embargo riconosciuto dalla comunità internazionale.

Di peggio in peggio

E’ di soli dieci giorni l’appello di Washington a tutti i governi alleati di bloccare gli acquisti di impianti telecom della Huawei, perché l’azienda, è accusata di essere agli ordini del governo di Pechino e le sue tecnologie strumenti di spionaggio in una futura cyber-guerra. Cosa che gli Stati Uniti, attraverso le loro tecnologie, mai e poi mai farebbero o stanno facendo.
Ognuno creda ciò che vuole, ma questo è l’allarme che il governo degli Stati Uniti stava diffondendo a tutti i paesi alleati, dopo avere vietato in casa, ogni acquisto di impianti della Huawei. Allarme sopratutto in Italia Germania e Giappone, superclienti Huawei, pericolosamente vicini (le abbiamo in casa) alle basi militari americane o della Nato. E come in un film di spy-fantascienza, attività di spionaggio già in corso, in attesa della minaccia planetaria del 5G, quando i nostri smartphone, si metteranno a dialogare con le nostre auto e gli elettrodomestici dei casa. L’Internet delle cose, e i segreti del nostro bucato in mano cinese.

Ironie a parte, c’è poco da ridere

In realtà la spionaggio temuto riguard le grandi reti infrastrutturali delle telecom e di Internet dove Huawei è leader globale nonostante il divieto al mercato americano. E non è nemmeno Trump il primo paranoico Usa (anche se lui poi esagera sempre). La campagna sui governi alleati viene dall’Amministrazione Obama. Non è dunque strettamente legata al conflitto commerciale Usa-Cina scatenato da Trump. Fra i primi allarmi sul possibile ruolo di Huawei si segnala un rapporto del Congresso che risale al 2012, cioè alla fine del primo mandato Obama. Fu in quel rapporto che Huawei venne definita una minaccia strategica per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e le venne chiuso il mercato delle grandi commesse telecom. L’azienda cinese ha sempre negato ogni addebito, sottolineando di essere una società privata senza legami col governo.
Ma secondo il governo di Washington, i grandi impianti fabbricati in Cina per le nostre società di telecom e Internet service provider potrebbero facilmente trasmettere informazioni a Pechino, o gestire giganteschi black-out con effetti paralizzanti sull’Occidente, qualora la Cina decida di scatenare una cyber-guerra. Col problema delle basi militari che per i loro collegamenti operativi usano solo in parte delle reti satellitari dedicate, e in gran parte usano gli stessi nostri telefonini.
Tra paranoia e pirlagine.

La sorella dell’arrestata, altra erede Huawei

Ma chi è la bella incarcerata?

Meng Wanzhou: la donna più potente della tecnologia cinese candidata a succedere al padre Ren Zhengfei, 73 anni, l’uomo che ha creato il colosso delle telecomunicazioni Huawei, di cui lei è direttrice finanziaria e vice presidente. Nel mondo della tecnologia cinese non c’è donna più potente di lei, avvertono i colleghi corrispondenti da Pechino. Né azienda più strategica di quella che suo papà ha fondato. Ecco perché l’arresto in Canada di Meng Wanzhou, Sabrina per noi occidentali, è destinato a scatenare una crisi diplomatica tra Pechino e Washington, le cui proporzioni forse sfuggono persino agli improvvido consiglieri del presidente Trump.

Concorrenza che fa paura

Fondata a Shenzhen nel 1987, Huawei è il simbolo di tutto quello a cui la Cina aspira, scrive Filippo Santelli su Repubbica: un produttore che nel corso degli anni è riuscito a saltare dal low cost alla innovazione, e oggi è leader globale nello sviluppo del 5G, la nuova rete di telefonia mobile. Per questo, è anche il simbolo di ciò che gli Stati Uniti temono: che Pechino possa fare un grande balzo in avanti e sfidare il loro primato hi-tech. Così Huawei è stata bandita dall’America (e poi anche dagli alleati Australia e Nuova Zelanda) per questioni di sicurezza nazionale, sulla base del sospetto che i suoi dispositivi possano essere usati dal governo cinese per attacchi hacker o furto di dati.

Nessuna ‘pistola fumante’

Nessuna prova d’accusa a carico. Ma uno degli elementi di ‘sospetto’, è l’oscura struttura societaria di Huawei. Il fondatore Ren Zhengfei infatti, che ne conserva il controllo, è un ex ingegnere dell’Esercito popolare di liberazione. Nel corso degli anni l’azienda si è dotata di una leadership “collettiva”, che prevede una rotazione delle figure apicali. Problemi americani a capire, e sospetti a crescere. Con Meng, laureata alla Huazhong University of Science and Technology ed entrata in Huawei nel 1993. Negli ultimi anni Meng ha lavorato dietro le quinte per razionalizzare la struttura finanziaria di Huawei. Si tratterebbe di una delle prime donne alla guida di un colosso tecnologico cinese e di una delle imprese strategiche per il regime, per quanto privata.

Nemici antichi

Già ad aprile il Wall Street Journal aveva scritto di una indagine dei magistrati di New York sulla società, sospettata di aver fornito all’Iran dei dispositivi violando l’embargo internazionale. L’accusa ricalca in tutto e per tutto quella rivolta alla ‘sorellina’ più piccola di Huawei, l’altro produttore cinese di apparecchi per le telecomunicazioni Zte. La scorsa primavera la Casa Bianca aveva vietato alle aziende americane di rifornirla con i loro prodotti, in particolare microchip, una vera e propria condanna a morte. Che però Donald Trump qualche settimana dopo aveva convertito in maxi multa, come gesto di amicizia nei confronti di Xi Jinping. Un bando simile nei confronti di Huawei metterebbe l’azienda in ginocchio. Forse. O forse no. Perché la tecnica da marcato orto frutta da sganassoni minacciati prima dei baci, un o po’ sta stufando il mondo.

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