venerdì 14 dicembre 2018

‘iBorderCtrl’, poliziotto elettronico che blinderà le frontiere d’Europa

«iBorderCtrl». L’Unione Europea sta usando l’intelligenza artificiale per blindare le sue frontiere.
-E’ il progetto iBorderCtrl, una sorta di poliziotto virtuale che controllerà chi intende attraversare i confini europei.
-La comunità scientifica ha avanzato dubbi sull’efficacia.
-La Ue adduce motivi di sicurezza e ha stanziato 4milioni di euro per la ricerca, ma qualcuno già parla di limitazione della libertà.

Progetto ‘iBorderCtrl’

La notizia è stata data all’inizio di novembre dalla rivista specializzata New Scientist, ma bastava consultare il sito web dell’Unione Europea per capire che il vecchio continente sta usando l’intelligenza artificiale per blindare le sue frontiere. E’ questo il senso del progetto ‘iBorderCtrl’, una sorta di poliziotto virtuale, o un ‘Salvini elettronico’, se vuoi buttarla in politica, che controllerà chi intende attraversare i confini europei. Non si tratta di fantascienza perché la sperimentazione è in fase operativa e i primi paesi che ne testeranno a brevissimo l’efficacia sono Grecia, Lettonia e Ungheria. Nell’agosto 2019 verranno tirate le somme e si capirà cosa è successo veramente.

Poliziotto virtuale

I tecnici lo definiscono un sistema “smart” cioè intelligente, capace di riconoscere eventuali false dichiarazioni date alle frontiere. Il modo nel quale potrebbero essere individuati coloro che non hanno i requisiti (migranti illegali o persone sospettate di terrorismo) è basato sul riconoscimento facciale. Devono essere caricate foto del passaporto, visto e anche il denaro che si ha a disposizione. A questo interviene ‘il poliziotto virtuale’ che, utilizzando dati precedentemente impostati su lingua, genere e etnia del viaggiatore, porrà le classiche domande: “da dove venite”, “quanto vi fermate” “avete qualcosa da dichiarare”. Il tutto si svolge con l’ausilio di una web cam. E’ così che l’intelligenza artificiale valuterà le espressioni del dichiarante (anche minime) per capire se mente.
In un secondo momento, al varco di frontiera, la vera polizia sarà dotata di congegni mobili che valuteranno le informazioni raccolte e secondo la valutazione effettuata nella prima fase (chi verrà valutato idoneo avrà assegnato un lasciapassare chiamato ‘qrcode’) deciderà chi può fare il suo ingresso in Europa. In caso contrario, verranno richieste alcune informazioni biometriche, come le impronte digitali ed il riconoscimento facciale.

I dubbi della scienza

E’ chiaro che un sistema del genere non può che sollevare molti interrogativi. In primo luogo diversi scienziati ritengono la fase iniziale della sperimentazione iniziata nel luglio scorso, troppo limitata (avrebbe riguardato solo un campione di 30 persone). A ciò hanno ribattuto gli autori di questo sistema, che fanno riferimento alla scuola di informatica, matematica e tecnologia digitale della Manchester Metropolitan University. Secondo questi ricercatori ‘iBordertrl’ sarebbe stato in grado di svelare le bugie nella misura del 75%, con la possibilità di raggiungere l’85%.


In realtà non si tratta di un tentativo isolato e solo europeo, perché l’Università dell’Arizona sta lavorando sulla stessa strada. L’idea è quella di installare un sistema di controllo simile al confine tra Messico e Stati Uniti proprio dove si sta verificando l’arrivo di migliaia di migranti provenienti dall’Honduras, Guatemala e San Salvador. Le critiche però non sono solo di carattere “tecnico” (il riconoscimento delle micro espressioni viene considerati da molta parte della comunità scientifica una pseudo scienza) ma riguardano anche le implicazioni politiche e legali.

Implicazioni politico-legali

Sul sito dell’Unione Europea si legge: “Più di 700 milioni di persone entrano nell’UE ogni anno, un numero che sta rapidamente aumentando. L’enorme volume di viaggiatori e veicoli sta accumulando pressione sulle frontiere esterne, rendendo sempre più difficile per il personale di frontiera mantenere rigorosi protocolli di sicurezza, controllando i documenti di viaggio e gli elementi biometrici di ogni passeggero, mantenendo al minimo le interruzioni”. L’uso della tecnologia alla frontiera dunque ha lo scopo di limitare il flusso delle migrazioni. Il progetto dunque si concentra solo su una fase di chiusura e non tiene conto di chi rimarrebbe fuori, il tutto poi deciso da una macchina.

La criminalizzazione dell’immigrazione

Samuel Singler studioso di relazioni internazionali al St Antony’s College di Oxford ha stigmatizzato ‘iBorderCtrl’ definendolo uno strumento per quella che chiama “crimmigrazione”, la criminalizzazione  dell’immigrazione. Secondo  Singler l’uso della tecnologia sostituirebbe fondamentalmente gli accordi tra Stati bypassando le decisioni politiche, sollevando i governi da scelte democratiche e aprendo la strada alla chiusura e all’esclusione. In più si teme che l’iBorder possa diventare una tendenza generalizzata che potrebbe essere propedeutica ad una applicazione anche in altri campi della vita delle persone travalicando le questioni di sicurezza alle frontiere.
Comunque sia la Ue sta puntando forte su questa tecnologia, prova ne è la misura del finanziamento che si aggira sui 4milioni e mezzo di euro e fa parte del più vasto programma Horizon 2020, varato dalla dalla Commissione europea per supportare la ricerca all’interno del vecchio continente.

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