venerdì 14 dicembre 2018

Iran, missile balistico vietato: chi sì, chi no, e chi spende troppo in armi

Il test di un missile a medio raggio effettuato sabato primo dicembre dall’Iran. Secondo gli Usa, il vettore è stato lanciato sabato violerebbe sull’accordo del 2015 per il nucleare iraniano, accordo dal quale Washington si è ritirata unilateralmente.
Convocato il consiglio di sicurezza Onu.
A rischio di macabro senso dell’umorismo, Trump si lamenta dice che gli Stati Uniti spendono troppo in armi.

Strane cose nel mondo
della politica internazionale

Iran, missile balistico vietato
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu è stato convocato a porte chiuse per oggi, martedì, su richiesta di Usa, Francia e Gran Bretagna per discutere del test di un missile a medio raggio effettuato sabato primo dicembre dall’Iran. Secondo gli Usa, il vettore è stato lanciato sabato in ‘violazione della risoluzione dell’Onu sull’accordo del 2015 per il nucleare iraniano’, accordo dal quale Washington si è ritirata prendendo a schiaffi il resto del mondo che l’accordo aveva firmato e continua a considerare valido ed importante.
Teheran. Via Twitter, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, che che parla si “surrealismo” per l’ipocrisia di Washington. «Surreale, il nuovo modus operandi degli Stati Uniti nella loro politica estera – è l ‘affondo di Zarif – mentre essi stessi violano la risoluzione 2231 dell’Onu (e minacciano di punire coloro che non vogliono violarla nel rispetto delle sanzioni illegali degli Usa), adesso accusano falsamente l’Iran di violare la stessa risoluzione».

L’accordo stracciato
di nuovo disaccordo

La forzatura strategica occidentale è abbastanza evidente, anche se il test, un missile balistico (in grado di colpire ovunque), capace di portare testate multiple. Quelle bombe atomiche che non ci sono ma che fatto tanta paura ad Israele e sauditi e quindi agli Usa. Francia ed Inghilterra ‘dubitano’ il ‘test’ (non è volato alcuno ordigno), violi la risoluzione Onu sul nucleare, quella che Trump ha stracciato. La stessa Germania invita Theran a frenare. Ma vale solo a senso unico quell’accordo?
Categorico invece il segretario di Stato Mike Pompeo, affermando che si tratta di una violazione della risoluzione 2231 dell’Onu, quella sul nucleare che loro non rispettano più. «I test missilistici e la proliferazione missilistica dell’Iran stanno aumentando e stiamo accumulando il rischio di un’escalation nella Regione se non riusciamo a ripristinare la deterrenza. Condanniamo queste attività e chiediamo all’Iran di cessare immediatamente tutte le attività connesse ai missili balistici progettati per essere in grado di fornire armi nucleari».

Chi le armi nucleari le ha
ora si lamenta del troppo

In contemporanea involontaria, altrimenti sarebbe macabro senso dell’umorismo, Trump si lamenta dice che gli Stati Uniti spendono troppo in armi. Il presidente americano annuncia che parlerà con Cina e Russia di un possibile stop nella “corsa” agli armamenti, e celebra l’ “accordo” con il presidente Xi Jinping al G20. Gli Stati Uniti hanno speso 716 miliardi di dollari quest’anno. È pazzesco!”, ha scritto Trump su Twitter facendo riferimento agli stanziamenti record degli Stati Uniti per la difesa. Immemore Trump, visto che quella corsa folle aveva promesso ed ha voluto lui, e che è l’America è il paese che spende di più al mondo in armamenti. Qualche nuovo contro in arrivo sulla Nato?
Ma di ritorno dal G20 di Buenos Aires, Trump non ha parlato solo di armi. Si è detto entusiasta della sua intesa con il presidente cinese. “Con Xi è stato un incontro straordinario. Le relazioni con la Cina hanno fatto un grande balzo in avanti. Il presidente Xi ed io abbiamo un rapporto molto forte e personale”, sottolineando come “lui ed io siamo le sole due persone che possono portare a un cambiamento grande e molto positivo sul commercio e molto oltre tra i nostri due grandi Paesi”.

Se non meno armi,
che siano meno dazi

Trump in difesa. L’annuncio che “la Cina ha concordato di ridurre e rimuovere le tariffe sulle auto che entrano in Cina dagli Stati Uniti” è stato seguito a Pechino da reazioni più caute. Nessuna bacchetta magica tra Pechino e Washington, scrive il China Daily. 90 giorni di tempo per cercare una soluzione alla disputa, in mancanza della quale l’escalation tariffaria è destinata a ripartire, e le tariffe al 10% oggi imposte su duecento miliardi di dollari di merci esportate dalla Cina verso gli Usa, saliranno al 25%. Le tariffe alle importazioni di auto americane in Cina erano state uno degli ultimi capitoli della sfida che ha preceduto il vertice di Buenos Aires.
Per Trump, la Cina ha dato il suo assenso ad aumentare “in maniera considerevole” le importazioni dagli Usa di beni agricoli e di beni “energetici, industriali e di altro tipo”, che deve cominciare “immediatamente” secondo un comunicato della Casa Bianca diffuso ieri. Trump esagerato come sempre, e Pechino che precisa, le importazioni avverranno sulla base del fabbisogno interno, senza scadenze di qualsiasi tipo. Qualche problema dalle parti della Casa Bianca.

Potrebbe piacerti anche