venerdì 14 dicembre 2018

Noi, genitori e nonni assassini: «Clima, catastrofe vicina»

L’incontro di Katowice, da stamane in Polonia, è considerato uno dei più importanti sul cambiamento climatico da quando nel 2015 è stato siglato l’accordo di Parigi.
-L’arroganza incosciente di Trump, e i seguaci ideologici del nulla con Bolsonaro che insegue

Bivio, correggere o morire

Noi, genitori e nonni assassini: «Clima, catastrofe vicina»
«La minaccia per l’umanità non è mai stata così grave. Siamo ad un bivio».
Con queste parole la responsabile per il Clima dell’Onu, Patricia Espinosa, ha aperto la conferenza Cop24 in Polonia.
«Quest’anno sarà probabilmente uno dei quattro anni più caldi mai registrati. L’impatto del cambiamento climatico non è mai stato peggiore. Dobbiamo fare molto di più, la Cop24 deve renderlo possibile», ha dichiarato la Espinza.
195 i Paesi presenti alla Conferenza mondiale sul clima. Poi c’è chi del mondo si sente padrone, gonfio di presunzione e di Co2, rotola verso altri guai

Salvare il mondo dal Guastatore

L’incontro di Katowice è considerato uno dei più importanti sul cambiamento climatico da quando nel 2015 è stato siglato l’accordo di Parigi.
Secondo gli esperti, sono necessari drastici tagli nelle emissioni per poter raggiungere gli obiettivi concordati a Parigi e scongiurare il pericolo del riscaldamento globale.
A fare maggiori pressioni sono i paesi più poveri, che chiedono a gran voce a quelli più sviluppati di tenere fede agli impregni presi nel 2015 per mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. L’obiettivo finale è di limitarlo a 1,5 gradi.
Il 2018 era stato indicato come data ultima entro cui adottare un programma di lavoro per attuare gli impegni presi, e a Katowice i 183 paesi firmatari/dovevano devono firmare una serie di regole che siano accettabili per tutti. C’erano anche gli Stati Uniti prima di Trump, e ora il no probabile anche del Brasile, col Bolsonaro che insegue a destra.

Imperi prima di Pompei

Nel frattempo, la Banca Mondiale ha annunciato un finanziamento di 200 miliardi di dollari per cinque anni a sostegno dei paesi che mettono in campo politiche concrete contro i cambiamenti climatici. Ma a Trump interessa più il voto degli imprenditori e minatori del carbone, e chi vedrà il suo mondo scomparire sommerso dal mare che si alta, impari a nuotare.
Segnale per tutti, l’’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), in cui si afferma che per limitare l’aumento della temperatura a 1.5 gradi i governi dovranno ridurre le emissioni di gas serra del 45 per cento entro il 2030. Uno studio recente tuttavia ha dimostrato che le emissioni di CO2 invece, dopo quattro anni di live diminuzione, sono nuovamente in aumento “Qualsiasi ritardo renderà solo più difficile e più costoso rispondere ai cambiamenti climatici”. Limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi è ancora possibile, basterebbe decidere, tutti assieme, di volerlo fare, con qualche investimento in più e qualche guadagno in meno.

Disastro, chi corre di più

«La realtà è che i cambiamenti climatici stanno procedendo più velocemente rispetto alle nostre azioni. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi. Lo vediamo ovunque. Dai disastri naturali all’oceano Artico, dai ghiacciai alla temperatura del mare. Malgrado ciò, la volontà politica, un po’ ovunque nel mondo, è scemata». Le parole del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sono al contempo una desolante constatazione e un monito.
«In molti – ha aggiunto Guterres – hanno pensato che dopo il successo dell’Accordo il grosso fosse stato fatto. Al contrario, quel documento deve ancora essere concretizzato. E siamo lontani dal farlo. Inoltre, fatto ancor più grave, l’Accordo in sé stesso non è neppure sufficiente. Poiché le promesse avanzate dai governi in quell’occasione porteranno ad un aumento della temperatura media globale di 3 gradi».

«Dimezzare la CO2 entro il 2030»

Valérie Masson-Delmotte, climatologa , «dovremo dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030. Le tecnologie per farlo esistono». Il biossido di carbonio emesso dai Paesi del G20 torna ad aumentare. Due punti percentuali in più dell’anno precedente. Ciò in particolare a causa della Russia (+4,8%) e dell’India (+3,9%). Ma anche in Europa si è registrata una crescita superiore ai due punti percentuali. Certo, sulla mancata “operatività” dell’Accordo di Parigi ha pesato il disimpegno di Donald Trump. Che nel giugno del 2016 ha annunciato il ritiro del proprio Paese. Allo stesso modo, l’elezione dell’ultraconservatore Jair Bolsonaro in Brasile rischia di rappresentare un grave problema, tenuto conto che da lui dipenderà la sorte della foresta amazzonica. Ed è vero anche che anche gli Stati sulla carta più convinti dell’emergenza climatica, hanno troppo spesso tentennato. Basti pensare, in Europa, alla Francia e alla Germania. La stessa Francia ha ormai solo 4 centrali a carbone sul proprio territorio. Ma le sue due aziende pubbliche EDF e ENGIE sono proprietarie di 46 centrali a carbone in tutto il mondo.

https://www.tv2000.it/tg2000/video/clima-da-katowice-ultima-chiamata-per-il-pianeta-terra/

 

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