sabato 20 luglio 2019

G-19 e ½, fra trattativa e prepotenza (e il nulla da immortalare)

G20: raggiunto l’accordo su commercio, migranti e clima (senza gli Usa). E scompare il riferimento alla lotta contro il protezionismo contenuto nel documento del Vertice di Amburgo dello scorso anno.
-Sul clima intesa “irreversibile”, dicono i leader del G20 con Trump che se ne va, ma che alla fine impone le sue regole

A colpi di prepotenza
l’America First di Trump

G-19 e ½, fra trattativa e prepotenza
Sui soldi si tratta, sul clima forse di muore, ma a Trump basta resistere in sella per qualche anno e poi il mondo si arrangi. Raggiunto l’accordo su commercio e migranti, e scompare il riferimento alla lotta contro il protezionismo dello scorso anno, documento al Valium, mentre sul clima intesa “irreversibile”, dicono i leader del G20 con Trump che se ne va. Lagarde, bianca chioma Fmi dura coi deboli morbida sui duri: priorità è risolvere le questioni commerciali. Conte applaude ed esibisce il selfie con Trump, Salvini applaude, ed mondo se la ride.

Dunque. Il G20 vede favorevolmente, si legge nel comunicato che a forza di limature comunica poco più di aria fritta , “la forte crescita economica globale, anche se sempre meno equilibrata tra i paesi”, ma sottolinea come “alcuni dei principali rischi, tra cui le vulnerabilità finanziarie, si sono in parte materializzati”. “Riaffermiamo il nostro impegno a utilizzare tutti gli strumenti politici per una crescita forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva e per salvaguardare i rischi di ribasso, intensificando il dialogo e le azioni per rafforzare la fiducia”. La traduzione al vostro buon cuore.

Scompare la lotta al protezionismo, come Trump vuole. La lotta al protezionismo era contenuta nel comunicato uscito da Amburgo (Germania) l’8 luglio 2017, quando il G20 disse di voler “continuare a lottare contro il protezionismo, incluse le pratiche commerciale ingiuste, e a riconoscere il ruolo di strumenti legittimi di difesa del commercio”. Sì alla riforma del Wto, le regole sul commercio internazionale che ormai, sempre lo stesso Trump, s’è messo sotto i piedi troppe volte per fare ancora finta che valgano qualcosa. Il sistema commerciale multilaterale “al momento non sta riuscendo a realizzare i suoi obiettivi e c’è spazio di miglioramento”, riconoscono i 20 ipocriti.

Senza gli Usa, ribadito il sostegno all’accordo di Parigi sul clima. I firmatari dell’accordo di Parigi – si legge nel comunicato finale – ribadiscono che l’accordo di Parigi è irreversibile e si impegnano per la sua piena attuazione”. Al punto 21 del comunicato si legge quindi che “gli Stati Uniti hanno ribadito la loro decisione di ritirarsi dall’accordo di Parigi e hanno affermato il loro forte impegno per la crescita economica e l’accesso e la sicurezza energetica, utilizzando tutte le fonti di energia e le tecnologie, proteggendo al contempo l’ambiente”. A pochi minuti dalla chiusura del Vertice è stato proprio questo, il capitolo clima, a rappresentare “un ultimo braccio di ferro” fra gli Usa e l’Unione europea: la disputa è stata sul tipo di riferimento alla Conferenza di Parigi sul clima.

Gli Stati Uniti volevano che non fosse neppure menzionata, mentre gli europei ne chiedevano una menzione esplicita, cosa che poi è stata. Qualche imbarazzo italiano sul fronte delle immigrazioni rispetto al documento Onu che, ‘firmo e non firmo’ e frattura governativa evidente, ma far finta di no. I “grandi movimenti di rifugiati sono una preoccupazione globale con conseguenze umanitarie, politiche, sociali ed economiche: sottolineiamo l’importanza di azioni condivise per affrontare le cause profonde dello spostamento e rispondere alle crescenti esigenze umanitarie” scrivono i leader. Colpo finale al trumpismo di fatto vincente: “Bisogno urgente di ridurre le tensione commerciali, togliere gli aumenti recenti dei dazi e modernizzare il sistema commerciale multilaterale basato sulle regole”. Oppure, avverte anche Trump l’FMI, tre quarti di punto percentuale del Pil mondiale persi entro il 2020.

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