Cina. In principio furono Lulu e Nana. Potrebbe essere l’inizio di un romanzo, tra antiche scritture e fantascienza. Eppure la frase descrive quella che è ora una realtà che pareva impossibile da raggiungere (forse anche da pensare) solo fino a poco tempo fa. Lulu e Nana sono le prime due bambine nate in vitro ma con il Dna modificato. Sarebbero nate il mese scorso, in Cina, e sarebbero il frutto di un esperimento sul codice genetico degli embrioni di sette coppie. Obiettivo quello di riprodurre esseri umani resistenti al virus dell’Hiv ma anche a vaiolo e colera.
Il 27 novembre è stato dato l’annuncio della riuscita del lavoro degli scienziati da parte del ricercatore He Jankui. Le fasi dell’esperimento sono descritte in un documento della Southern University of Science and Technology della città cinese di Shenzhen. Il Dna degli embrioni è stato modificato attraverso la tecnica del genoma editing, in gergo tecnico: Crispr-Cas9. Il tentativo è stato quello di rendere inoffensivo il recettore cellulare CCR5, al quale si lega il virus dell’Aids. Il documento dell’università cinese è stato reso noto a sua volta dal Massachusetts Institute of Tecnology (Mit), Technology Review, che ha anche riportato il consenso all’esperimento che sarebbe stato dato dal comitato etico dell’università cinese. Passaggio non trascurabile in quanto la tecnica del genoma editing è vietata dal 2003.
In realtà questa storia è infarcita di condizionali e fa sorgere dubbi di diversa natura. Innanzitutto non ci sono evidenze scientifiche, constatate da organismi indipendenti della comunità scientifica mondiale, circa la reale riuscita dell’esperimento. Esiste solo la testimonianza di uno scienziato americano che ha lavorato presso i laboratori di Shenzhen. Cosa che ha provocato l’intervento delle autorità di Pechino. La Commissione Nazionale per la Sanità ordinato un’immediata indagine, dichiarandosi «fortemente preoccupata» per le affermazioni del ricercatore di Shenzhen, come ha riportato l’agenzia Xinuha.
La Commissione ha dunque ribadito di non aver nessuna prova di quanto asserito da He Jankui, Ma c’è anche un altro elemento che apre lo spazio a qualsiasi sospetto di speculazione. Il ricercatore era in congedo non pagato dallo scorso febbraio e l’università per la quale lavorava precedentemente (la Southern University of Science and Technology) ha chiarito di essere completamente all’oscuro delle sperimentazioni che si stavano portando avanti. Lo studio infatti, come confermato dallo stesso scienziato di Shenzhen, sarebbe stato compiuto in gran segreto. Troppo importante e sconvolgente per divulgarlo al mondo? Oppure perché contrario alle norme e all’etica della stessa struttura universitaria? Quesiti ai quali per il momento non è stata data risposta se non quella di un brusco stop.
Nonostante i ricercatori di Shenzhen abbiano dichiarato alla stampa che «alla luce della crescente competizione internazionale relativa alle applicazioni della tecnologia dell’editing del Dna, il risultato andrà oltre a quello che nel 2010 ha portato al Nobel per la tecnica della fecondazione in vitro». L’affermazione non ha convinto Pechino che, senza alcun comunicato ufficiale, potrebbe aver fatto pressioni su He Jankui. Quest’ultimo ha annunciato il 28 novembre, durante la Human Genome Editing Summit, conferenza specializzata che si tiene ad Hong Kong, che al momento, vista la situazione che si è venuta a creare, lo studio e la ricerca sono stati sospesi. He Jankui ha però anche dichiarato che in realtà ci sarebbe un altro esperimento in corso, una potenziale seconda gravidanza. Una ulteriore contraddizione e nuvola di incertezze e notizie non confermate.
Mentre si attende, come assicurato dal ricercatore cinese, che i risultati dell’esperimento di modifica del codice genetico siano sottoposti alla verifica e certificazione di riviste specializzate (anche se non è stato dato di sapere a quali si sia riferito), 122 scienziati hanno espresso tutta la loro inquietudine definendo “pazzesco” l’esperimento. Soprattutto sembra essere comune la considerazione rispetto a ‘Crispr-Cas9’, tecniche giudicata altamente rischiose. Il timore di parte del mondo scientifico è che si danneggino altri geni nel Dna delle creature in formazione, con conseguenze non prevedibili. Detto ‘a-scientificamente’, la creazione di innocenti mostri. “Il vaso di Pandora è stato aperto”, scrivono allarmati alcuni scienziati. “Possiamo ancora avere un briciolo di speranza di chiuderlo prima che sia troppo tardi”.