mercoledì 17 luglio 2019

Afghanistan, chi rimane è perduto, cecità Usa servilismo italiano

Afghanistan: uccisi tre militari Usa dopo l’esplosione di un ordigno a Ghazni, altri tre feriti. Meno di un’ora fa agenzia Ansa: ‘Forte esplosione a Kabul. Presa di mira una struttura delle agenzie di sicurezza.
-L’Afghanistan nel baratro, e l’Italia? Si chiede qualcuno, con qui 900 militari che nessuno è capace a spiegare cosa ci fanno da quella parti.

Afghanistan, chi rimane è perduto

Tre militari americani sono stati uccisi dall’esplosione di un ordigno sul ciglio della strada nella provincia afghana di Ghazni. Lo rendono noto le forze statunitensi in Afghanistan, aggiungendo che altri tre sono rimasti feriti. Ferito anche un contractor americano. Ghazni è stata l’unica provincia in cui non si sono potute tenere le elezioni parlamentari lo scorso ottobre.
Agenzia ANSA delle 16,22 di mercoledì 28 novembre.
«C’è stata un forte esplosione nella zona orientale di Kabul. Lo segnalano funzionari del ministero dell’Interno afgano. Secondo il capo della polizia della zona, citato dall’agenzia Tolo News, è stata presa di mira una struttura delle agenzie di sicurezza».
«La notte scorsa, almeno 30 civili erano rimasti uccisi, durante un attacco aereo delle forze di sicurezza contro postazioni dei talebani, nella provincia meridionale di Helmand».

L’Afghanistan nel baratro,
l’Italia cosa ci fa ancora là?

Per chi frequenta ancora l’Aghanistan oltre le visite di Stato ufficiali e sempre più evitate, i tre morti e i tre feriti Usa di ieri rappresenta uno dei colpi più duri subiti dal contingente Usa in quella terra per loro dannata. La volta precedente, dicembre 2015, toccò a sei militari statunitensi uccisi da un singolo motociclista suicida. Non è certo uno sterminio, ma, come osserva chi di guerre un po’ ne capisce, per meno di dieci morti militari Usa in tre anni, quanti militari, e guardie varie e sempre meno volontarie, e civili afghani, sono morti attorno?

«Stando ai dati, trapelati nonostante il segreto imposto da Washington e da Kabul -svela Gian Micalessin su Gli occhi della guerra- le perdite dell’esercito afghano superano i trenta-quaranta uomini al giorno», follia che sommata supera la soglia degli oltre mille morti al mese.
«Un ritmo insostenibile per una forza militare scarsamente motivata e falcidiata, oltre che dalle incursioni dei talebani, anche dalle diserzioni». Diserzioni valva vita e salva famiglia ormai al 10 per cento, riducendo le forze governative effettive sotto le 300mila unità. E senza ricambi volontari e non. «Il numero dei caduti è troppo alto, i giovani ormai hanno il terrore di arruolarsi».

Risultato: zone sotto il controllo del governo che si restringono mentre si allargano quelle dove comandano i talebani. L’ultimo rapporto dell’Ispettore per la ricostruzione dell’Afghanistan gestito dal Congresso Usa, Kabul controlla o ‘influenza’ soltanto il 55 per cento dei distretti del Paese. E sempre secondo quei dati forse un po’ ruffiani, almeno un terzo dell’Afghanistan è invece zona ‘contesa’. Tradotto: i talebani o i gruppi legati all’Isis, ‘influenzano’ o controllano appieno, almeno il 12,5 per cento dei distretti. Dati inquietanti visto che nel novembre 2015, quando il servizio di rilevamento iniziò a funzionare, «il governo contava sulla fedeltà di almeno il 72 per cento dei distretti e le bandiere talebane sventolavano su appena il sette per cento del territorio».

Troppo pessimismo? Sentire qui. Bombe e missioni aeree. Tra il gennaio e la fine settembre 2018, dati del Comando Centrale dell’Aviazione Usa, aerei e droni statunitensi hanno sganciato 5213 ordigni, superando il record di 5101 bombe e missili lanciati nel 2010. ‘Con una piccola, ma decisiva differenza’, ironizza l’autore. «Nel 2010 le forze statunitensi e della Nato erano all’offensiva, mentre oggi i 14mila soldati Usa (e i 900 italiani) sono solo ‘forza di contenimento’». Contenimento di cosa? Altro dato militare. Più bombe e meno bersagli, quindi ordigni più a casaccio, quindi più vittime civili. Dati Onu, nei primi nove mesi di quest’anno i 2790 morti, 649 dei quali causati dalle incursioni aeree. Bilanci devastanti e sempre più consensi ai talebani e alla ex Isis versione centr’Asia, nonostante i metodi sanguinari nell’imporre la loro legge

Obiettivi politici e militari, sconosciuti, ammettendo esistano. Con quasi novecento soldati presenti in Afghanistan, secondo contingente Nato dopo quello americano. Compito di solo addestramento, il loro, ma vallo a spiegare a quella montagna d’odio che ti cresce attorno. ‘Resolute Support’, missione a perdere, obiettivi incerto, troppi uomini, troppo rischi, troppi soldi spesi in un area che nessuno che nessuno si azzarda a cercare di legare a nostri interessi strategici. Peggio: tutto questo sapendo che con certezza che è soltanto ‘partita a perdere’, sperando che il conto non aumenti il costo di vite umane che l’Italia ha già pagato in quel lontano Afghanistan.

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