mercoledì 17 luglio 2019

Kiev, Poroshenko e Russia bersagli dei nazionalisti, e i mari strategici

Per il presidente ucraino Pero Poroshenko, le previsioni elettorale sono nere. Corruzione generalizzata e crisi economica lo condannano (sondaggi) a un misero 9,2% delle preferenze. Oltre lui c’è pure da tremare.
-Intanto cerchiamo dei capire la vera partita strategica (oltre la politica locale).
-Il mar d’Azov è un bacino del mar Nero in cui transitano le navi commerciali russe e ucraine.

Mar d’Azov e Crimea fronte
della guerra politica interna

Kiev, Poroshenko e Russia bersagli dei nazionalisti, e i mari strategici
Kiev raccontata da amici e nemici univocamente. Il caos economico e sociale ucraino oltre cui è impensabile immaginare. Eppure, proprio in questi giorni la Ue aveva stanziato un altro miliardo di euro di aiuti, e l’avaro Fmi aveva versato un’altra tranche di 1,9 miliardi di dollari del maxi prestito di 19,5 miliardi di dollari concessi nel 2015, nelle rapinate casse di Kiev. Nessuna speranza di rilancio economico in vista, ma almeno per ora (per quanto?) si evita il default e si garantisce il riscaldamento nelle abitazioni di un popolo ridotto a campare con 200 dollari al mese, quando va bene.

Elezioni parlamenti
il 31 marzo, forse

Partita politica interna per le presidenziali dei 31 marzo, e senza esclusione di colpi. Compreso un possibile rinvio per ragioni ‘appunto’ patriottiche. Già la stampa locale ipotizza che la eventuale dichiarazione di ‘legge marziale’, vigilia di stato di guerra, prevede la possibilità che «il voto venga rimandato a data da destinarsi». Poroshenko ed altri interessati a posticipare sine die il voto. Attacchi anche personali da parte degli avversari, presunte attività criminali in Moldavia negli anni ’90 e perfino l’omicidio del fratello, che neppure Riina… Ed oggi la Rada, il parlamento ucraino, deve scegliere il nemico più urgente tra Poroshenko e Putin.

La nota ‘Pasionaria’
dalle lunghe trecce

La crisi in corso, rileva Yurii Colombo su il Manifesto, diventa un serio ostacolo anche alla vittoria di Yulia Timoshenko. I testa ai sondaggi col 21,8%, l’ex premier sarebbe per una cauta riapertura del dialogo con Mosca. E la sua biografia dimostra di poter essere la persona giusta per una simile impresa. Nata nella regione est di Dnepropetrovsk di cui conosce bene i sentimenti filo-russi, prima di diventare la «pasionaria della rivoluzione arancione» del 2004. Ora propone la riapertura del dialogo sul proseguimento dell’utilizzo delle pipeline ucraine e il rilancio del «formato Normandia» per rimarginare la ferita del Donbass. Poco vendibile oggi, a vantaggio di Vladimir Zelensky (dato al 14%), show-man un po’ alla Grillo che si presenta con la lista populista e anticorruzione «Servire il popolo».

Mare d’Azov e mar Nero,
risiko strategico dell’area

Chiarite più io meno le ragioni interne alle strumentalizzazioni della crisi, su cosa litigano veramente Russia e Ucraina? Il libero accesso alla navi del mondo (non solo ucraine) dal Mar Nero a quello di Azov, su cui la Russia vorrebbe imporre una sorta di filtro sullo stretto di Kerch. Il mar d’Azov è di fatto un bacino del mar Nero. Sull’Azov si affacciano almeno quattro porti importanti: quelli ucraini di Maryupol e Berdyansk e quelli di russi di Rostov sul Don e Taganrog. La Russia lo usava per rifornire la Crimea, prima del ponte. Nei suoi fondali sono presenti giacimenti di gas e petrolio. Per questo il controllo delle sue acque è diventata un’appendice sempre più importante dello scontro tra i due paesi.

Blocchi navali di
antiche ritorsioni

Lite tra Kiev e Mosca in corso da sempre, con una escalation ad ottobre. L’Ucraina che chiede un miliardo di dollari alla Russia per le limitazioni alla sua attività commerciale, spalleggiata dal parlamento Ue. Replica Marya Zacharova, dal Ministero degli esteri di Mosca: «Sono gli ucraini che mirano alla militarizzazione del Mar d’Azov con la creazione di una base navale a Berdyansk e il blocco sistematico di alcune zone del mar d’Azov con la propria artiglieria». C’è anche di mezzo l’ex comandante delle forze di terra statunitensi in Europa Ben Hodges, a dare consigli al Forum per la sicurezza di Leopoli. Botta e risposta, il 15 novembre il Servizio di frontiera ucraino ha fermato nei porti di Berdyansk e Mariupol ben 15 navi russe commerciali in transito nel Mar d’Azov.

Militarizzazione
del mare d’Azov

Il 5 novembre la Difesa russa ha annunciato la costruzione di un aeroporto militare a Marine Chulek, a metà strada tra i porti di Rostov sul Don e Taganrog. Il 27 settembre gli Stati Uniti hanno consegnato a Kiev le motovedette Drummond e Cushing. La flotta ucraina ha anche spostato in zona le navi «Lubny» e «Nikopol». Dettagli militari: «Queste imbarcazioni blindate trasportano lanciagranate automatiche e sistemi missilistici Barrier-VK . Grazie alle loro piccole dimensioni (30 tonnellate), possono operare a basse profondità, in estuari, fiumi e laghi». Escalation per arrivare a cosa? Il 24 ottobre scorso il giornale ucraino Segodnya ha riferito che gli Usa sono pronti a trasferire le fregate della classe Oliver Hazard Perry a Kiev. Queste navi possiedono installazioni missilistiche antiaeree in cui è possibile sistemare sia missili anti-fregate sia elicotteri.
Brutti venti soffiano su quei mari.

 

AVEVAMO DETTO

Russia-Ucraina, ‘battaglia navale’ tra Crimea a mare d’Azov

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