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venerdì 18 Ottobre 2019

Attacco chimico a sdegno variabile, punire con missili o nascondere

La strana storia dell’attacco chimico di pochi giorni fa ad Aleppo. Stesso dramma, stesse donne e bambini con le maschere di ossigeno che faticano a respirare.
-Un centinaio almeno a soffrire questa volta ad Aleppo, non sappiamo di morti, ma sappiamo del sospetto silenzio.
-Niente missili punitivi dall’occidente indignato perché questa volta, a fare i cattivi sarebbero stati gli ‘ex buoni’.

Attacchi chimici buoni o cattivi
a seconda di chi ammazzano

Attacco chimico a sdegno variabile
La strana storia dell’attacco chimico di pochi giorni fa ad Aleppo. Stesso dramma e stesse immagini, donne e bambini attaccati alle maschere di ossigeno che faticano a respirare. Un centinaio almeno a soffrire questa volta ad Aleppo, non sappiamo di morti, ma sappiamo del sospetto silenzio. Sordina ad un, tentato massacro con armi vietate ma compito questa volta non dai governativi contro sui sparare 100 missili di indignazione ma dai ribelli, ex buoni, asserragliati nella provincia di Idlib.

Venerdì scorso la notizia dell’agenzia stampa ufficiale di Damasco: gruppi ribelli avrebbero usato dei gas tossici contro la seconda città siriana, e parla di centinaia di casi di asfissia, provocati “dall’uso di gas cloro”, fra i civili. Propaganda degli scherani giornalistici di Assad? Rilancia dal campo, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che non sono certo garanti di verità rivelata, ma stanno ‘dall’altra parte’, quella dei ribelli. “32 gravi casi di asfissia”, compresi sei bambini e 13 donne.

Secondo l’Organizzazione con sede a Londra, sarebbero 94 le persone che hanno fatto ricorso a cure mediche; 31, invece, quelle che si trovano ancora in gravi condizioni. E il mondo che si indigna a spinta, quasi ignora i fatti. Manco uno dei 100 missili della volta scorsa sui presunti colpevoli in Siria. Si arrabbiano soltanto i russi, i cui caccia avrebbero bombardato la periferia della città, nella zona demilitarizzata negoziata tra Russia e Turchia nel nord-ovest della Siria.

Gli attacchi chimici in Siria

Risultano più di cento gli attacchi chimici che dal 2014 ad oggi hanno colpito la Siria, e quasi tutti sempre attribuiti alla forze governative di Assad, nonostante numerose e documentate smentite. Contro l’uso di ami chimiche è stata più volte per esplodere la internazionalizzazione generalizzata del conflitto in Siria. Ora il quasi silenzio tombale, nonostante pochi giorni fa il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov avesse parlato di un possibile attacco chimico in preparazione da parte dei ribelli.

Nessuna preveggenza, ma buon spionaggio. Lo aveva anticipato su Twitter Joseph Bahout, del Carnegie Endowment for International peace. Ma il problema su queste questioni non riguarda quasi i fatti -veri, non veri- ma piuttosto chi questi fatti vanno a colpire: notizia ‘filo russa’ e quindi stai con Assad e magari anche con Salvini (per qualcuno l’imbarazzo assoluto), il visto che poi tra i pochi ad occuparsene sono ‘Gli occhi della guerra’ che non è certo struttura giornalistica molto ‘sinistra’.

Il problema grave, disattenzioni giornalistiche più o meno pilotate e maliziose, e che, «Chiunque sia stato, questo è il chiodo nella bara dell’accordo di Sochi su Idlib», è la sentenza concorde degli osservatori internazionali sul campo. L’accordo che aveva certificato un momento di pace nel nord del Paese. Ora tutto rischia di saltare. Il fatto che i caccia russi abbiano iniziato a martellare le postazioni ribelli a Idlib certifica la fine dello stallo. E la ripresa di fatto del conflitto nella regione.

Ulteriori ‘distrazioni’

Con Idlib ancora in una fase di stallo, con la Turchia che non sposta le sue mire dal nord del Paese e con la coalizione internazionale ancora coinvolta a est dell’Eufrate, la guerra è ben lontana dalla fine. Operative tutte le potenze coinvolte nella guerra. Dopo Latakia, settembre, quando l’aviazione israeliana bombardò le postazioni siriane provocando il tragico incidente dell’Ilyushin russo, la situazione sembra di calma apparente. Ma l’ombrello elettronico russo S-300 è piccola parte della guerra.

Nei giorni scorsi, una nave spia francese, la Dupuy de Lome, ha raggiunto le acque siriane e ha iniziato a operare non lontano delle coste della Siria in tandem con la Uss Harry Truman e il suo gruppo da battaglia composto da cinque navi. La Uss Harry Truman è da sempre il jolly della Marina Usa nel Mediterraneo, precisa Lorenza Vita. Ma ed essere molto interessante è la nave spia francese. Chi sa spiega che cib sobno 2 equipaggi: 33 marinai e 33 uomini dei servizi segreti di Parigi.

A dimostrazione dell’importanza della nave per la Marina francese, durante le fasi iniziali e più calde della guerra in Ucraina, e soprattutto nel periodo di annessione della Crimea da parte della Russia, la nave dell’intelligence francese è stata vista più volte nel Mar Nero mentre seguiva i movimenti russi. Destino, che l’arrivo della Dupuy de Lome coincida proprio con l’improvvisa escalation militare nel Mar d’Azov, con gli aerei Usa dalla portaerei Truman che vanno avanti e indietro.

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