venerdì 24 maggio 2019

‘Con i miei occhi’, Israele contro i palestinesi vista da una ebrea

«Con i miei occhi». Scritto dalla comunista di origini ebraiche Felicia Langer e pubblicato dal comunista di origini ebraiche Giuseppe Zambon, veneziano, testimone diretto del rastrellamenti nel ghetto tra il ’43 e il ’44 del ‘900.
Zambon legato da stima e affetto alla Langher fino alla morte di lei, avvenuta lo scorso giugno, prima della ripubblicazione italiana.

Comunista ebrea dove comanda Netanyahu

‘Con i miei occhi’, Israele contro i palestinesi vista da una ebrea
‘Con i miei occhi’ , scritto dalla comunista di origini ebraiche Felicia Langer nel 1974 e ripubblicato a pochi mesi dalla scomparsa dell’autrice dal comunista di origini ebraiche Giuseppe Zambon, veneziano, testimone diretto del rastrellamenti nel ghetto tra il ’43 e il ’44 del ‘900. Un diario di viaggio dentro l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi
Quanto sono lunghi 50 anni? Poco più di 300 pagine, quelle scritte da Felicia Langer nel 1974 e affidate al libro Con i miei occhi, ripubblicato da Zambon a pochi mesi dalla scomparsa dell’autrice, lo scorso giugno, a 88 anni, con prefazione di Ugo Giannangeli.
Quello della nota attivista per i diritti umani e avvocatessa israeliana, fuggita in Germania dieci anni fa per le continue intimidazioni subite, è un diario di viaggio dentro l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi, cominciata nel 1967, scrive Chiara Cruciani su Il Manifesto. Dentro le sue origini, oggi radicate da cinque decenni di perseverante repressione. “Un’occupazione lunga poco più di 300 pagine perché l’assenza di giustizia che la spinse a registrare allora quegli abusi risuona ancora oggi. Con identici mezzi e identiche giustificazioni”.

Comunista e avvocatessa

Langer racconta il periodo tra il 1967 e il 1973, i processi di fronte ai tribunali militari israeliani a cui sono stati sottoposti i suoi assistiti, palestinesi di Gerusalemme est, Cisgiordania e Gaza. Ricorsi legali per impedire deportazioni in Giordania e demolizioni di case, per la revoca della detenzione amministrativa (carcere senza accuse ufficiali né processo, in violazione del diritto internazionale) e per ottenere condizioni di vita migliori per i prigionieri politici. Tra le pagine le vite di decine, centinaia di palestinesi, “nella rete di una giustizia la cui bilancia pende da una parte sola”.
«Dove sono i giornalisti? Dov’è la televisione? Dov’è la coscienza? E la legge e i tribunali, dove sono?», si chiede Felicia e rilancia Chiara Cruciani. La legge che c’è è implacabile, ma non è una legge giusta né equa. La misura, le battaglie, quasi sempre perse, di Langer di fronte ai giudici militari israeliani, altra aberrazione del diritto: civili processati da un esercito inquirente, giudice ed
esecutore.

Beffa diritto internazionale e Onu

Rileggere oggi il libro di Langer, pagine piene della frustrazione personale ma anche della necessità dell’insistere, le conclusioni di Chiara Cruciani e nostre, è più impellente di quanto non lo fosse nei primi in quei primi anni 70.
«Perché la storia non è cambiata, la via crucis palestinese nel sistema giudiziario israeliano,resta la stessa, incancrenita intorno a una legislazione feroce e diseguale. E perché, in quelle pagine, sta la limpida spiegazione dell’oggi, la predizione di quello che sarebbero diventati i Territori occupati se privati a lungo di un minimo di giustizia: luoghi in cui a gestire la vita quotidiana, il naturale sviluppo delle comunità, l’attività giornalistica e l’impegno politico è la legge del più forte. Che zittisce, assedia, censura prima le idee e poi l’identità».
Firmato, Felicia Langher, comunista ed ebrea.

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