mercoledì 20 febbraio 2019

Serbia Kosovo dispetti a farsi male, Interpol vietato e dazi vendetta

L’interpol per la terza volta non accetta l’adesione del Kosovo, su sollecitazione serba, e Pristina, replica aumentando del 100 per cento i dazi sulle merci importate dalla Serbia.
-Tensioni a perdere per tutti, col riproporsi di tutti gli antichi conflitti balcanici. E non solo.

Interpol vietato a Pristina
e la ritorsione a perdere

Serbia Kosovo dispetti a farsi male
L’87a Assemblea Generale dell’Interpol a Dubai, Emirati Arabi Uniti, dopo aver bocciato il candidato russo alla sua presidenza (nuovo capo Sud Coreano), fa un ‘pari strategico’ bocciando per la terza volta l’adesione del Kosovo accogliendo l’opposizione serba. «L’unico vincitore è la criminalità organizzata», dichiara Thaci, e questa volta il presidente kosovaro ha quasi ragione. Ma nella rincorsa a chi sbaglia di più, Pristina replica aumentando del 100 per cento i dazi sulle merci importate dalla Serbia. Logica modello di certe amputazioni maschili a far dispetto alla moglie. La abbondante criminalità kosovara lasciata al controllo esclusivo Eulex, sempre meno convincente, mentre il raddoppio dei dazi toglie soldi alla Serbia, ma moltiplica i costi di beni essenziali per la popolazione kosovara.

Interpol ‘arma politica’

Eterne tensioni etnico politiche balcaniche che ritornano. Sempre. Prima i ‘tradimenti’. “Macedonia e Montenegro, votando a favore dell’adesione del Kosovo nell’Interpol, hanno mostrato che per loro Pristina è molto più importante di Belgrado”, tuona il presidente serbo Aleksandar Vucic contro gli ex amici di Skopje e i quasi cugini di Podgorica. Poi la presa d’atto (e un po’ di vittimismo tradizionale serbo): “Per quanto riguarda la regione, non vi sono state sorprese. Montenegro, Macedonia, Croazia, Slovenia, Bulgaria sono sempre stati contro di noi”, ha detto Vucic. E ‘conti da saldare’ che si accumulano nei secoli dei secoli degli odi balcanici le cui origini sono spesso dimenticate o confuse.

Dazi astronomici kosovari

Dopo l’offesa Interpol il Kosovo replica a colpi di dazio folli, con buona pace dell’accordo centro europeo di libero scambio. Il ‘fronte dazi’ era stato aperto il 6 novembre, quando il governo kosovaro ha imposto dazi sulle merci importate dalla Serbia e dalla Bosnia ed Erzegovina per il 10%, accusando entrambi gli stati di avere fatto «campagna aggressiva» per opporsi alla sua candidatura nell’organizzazione. Pensare che il Kosovo, ha scritto BBC, aveva speso 1,2 milioni di euro per fare attività di lobbying a favore della sua iniziativa. Opposizione serba non soltanto politica, l’accusa di parte albanese, sui crimini di guerra imputati alla parte serba. Poi, alla bocciatura, la rabbia di Pristina con dazi più 100 per 100. Gesto simbolico a prossima censura Eulex e tutori Onu su cui contano tutti, kosovari compresi.

Belgrado alla guerra economica

Il governo serbo ora minaccia di bloccare le sue esportazioni verso il Kosovo (un giro di affari di oltre 400 milioni di euro l’anno), se non verranno ritirati i dazi. Anche l’Unione europea, affari esteri, ha condannato la mossa del Kosovo, una violazione del trattato di libero scambio CEFTA. Pensare che di recente Kosovo e Serbia avevano finalmente trattato per cercare di normalizzare i loro rapporti, passo obbligato per una possibile entrata nell’UE. Persino l’ipotesi di scambio di pezzi di territorio: al Kosovo alcuni territori serbi abitati per lo più da albanesi, e alla Serbia quei territori kosovari (Mitrovica) a maggioranza etnica serba. Opposizione dei contrapposti nazionalismi interni, e perplessità politiche europee sulla strada degli Stati mono etnici, e di confini di mezzo mondo da ridiscutere, con tensioni e guerre prossime future da qui all’eternità.

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