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martedì 19 20 Novembre19

Ora tutti vogliono il Mediterraneo: le quasi guerre per il controllo

Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono due mondi legati indissolubilmente, annota Lorenzo Vita su Gli occhi della guerra.
-Destini intrecciati tanto da far parlare di ‘Mediterraneo allargato’, che unisce i due elementi anche dal punto di vista politico.
-In un unico grande gioco strategico

Mediterraneo piccolo
ma addio ‘Mare nostrum’

Mediterraneo: le quasi guerre per il controllo
Altro che Mediterraneo relegato a un ruolo secondario rispetto alle nuove sfide globali. ‘Mediterraneo e Medio Oriente sono due mondi legati indissolubilmente’, annota Lorenzo Vita su Gli occhi della guerra. Tanto da far parlare di ‘Mediterraneo allargato’, che unisce i due elementi anche dal punto di vista politico. In un unico grande gioco strategico. Per capirlo basta elencare tutte le aree di crisi bagnate dal Mare Nostrum. Col ritorno delle grandi potenze internazionali che si sfidano. Ne parla Ispi, nei Mediterranean Dialogues a Roma.

Interessi contrapposti

Gli Stati Uniti, grazie alla creazione della Nato, hanno unito i destini del Mediterraneo a quelli dell’Atlantico. Washington, annota sempre Vita, ha costruito un sistema di alleanze da Gibilterra a Suez. E dopo la caduta l’Unione sovietica si è pensato che il Pentagono avesse il controllo assoluto del Mediterraneo e aree bagnate tra Africa, Asia ed Europa. Poi le trasformazioni. La rinascita della Russia e l’avvento della Cina, hanno scosso profondamente la politica Usa nella regione. “Destino ineluttabile”, molto più a rischio, annota Vita. «Con questo rimescolamento delle carte, è possibile leggere le diverse crisi che hanno costellato il bacino del Mediterraneo».

Rimescolamento di carte

La guerra in Siria e quella in Libia. Lo Stato islamico sconfitto da un punto di vista militare ma nato e cresciuto dove Russia e Stati Uniti (e anche un po’ di Cina) si facevano a dispetti. La sfida da sempre legata all’avere accesso al Mar Mediterraneo o toglierlo alla potenza rivale. La Russia rischiava di perdere le sua basi in Siria. Mentre in Libia, l’Occidente ha combinato il pasticcio noto per ristabilire la sua presenza in un Paese da cui Gheddafi l’aveva di fatto escluso. Accesso al Mediterraneo = commercio, terminali gas e petrolio, rapporti economici e quindi politici con la Russia che vuole l’accesso ai ‘mari caldi’, ma, novità, la Cina.

CinaMed e dintorni

«Israele, Siria, Turchia, Grecia, Balcani, Egitto, Libia, Spagna e anche l’Italia sono già entrate nel mirino di Pechino», avverte Lorenzo Vita. A sconvolgere che pensava ad un mare conteso fra due superpotenze e le diverse potenze europee. Via della seta e del petrolio. I fondali del Mediterraneo ricchissimi e in parte ancora inesplorati. Il gas che rende il Mediterraneo orientale è il laboratorio di nuove alleanze e nuove sfide. Chi vuol prendere e chi non vuol perdere. Esempi citati, la Turchia di Erdgan con i fondali di Cipro. O, esempio di segno contrario, l’asse fra Israele, Grecia ed Egitto (con un po’ di Eni anche nel mezzo), che, oltre a escludere la Turchia, vorrebbe evitare il gas dell’Iran nel Mediterraneo.

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