sabato 25 maggio 2019

Spie, nuovo capo ‘Aise’, 007 esteri, e del coordinamento tra servizi

Il governo cambia due dei vertici dei servizi segreti, il direttore dell’Aise, spionaggio estero, e della struttura di coordinamento, Dis, tra Aise e Aisi (servizi segreti interni).
-Lascia Alberto Manenti, spia di mestiere al comando Aise da oltre 4 anni, subentra uno dei suoi vice.

Attesa e travagli

Spie, nuovo capo ‘Aise’, 007 esteri, e del coordinamento tra servizi
A quasi sei mesi dal suo insediamento, il Governo ha proceduto alla sostituzione dei direttori di Aise, spionaggio estero, e Dis, la struttura di coordinamento tra i due servizi segreti Aise a Aisi (interni), Alberto Manenti, Aise, e Alessandro Pansa, Dis, lasciano per scadenza mandato e limiti di età, dopo una proroga di mandato nel passaggio tra i due governi. Al vertice del Dipartimento che coordina le agenzie di intelligence è stato nominato il generale della Guardia di finanza Gennaro Vecchione, attuale direttore della Scuola di specializzazione delle forze di polizia, mentre per l’Aise, lo spionaggio vero, è stato scelto un altro generale proveniente dalle fila della Guardia di finanza, Luciano Carta, da due anni uno dei vice di Alberto Manenti, quindi un passaggio interno rispetto ad un minacciato ritorno alle gerarchie esterne al settore intelligence. Mantiene l’incarico il direttore dell’Aisi (servizi segreti interni, ex Sisde), Mario Parente, che aveva già ottenuto la proroga da parte del Governo.

Dossier contrastato

Un dossier contrastato, quello dei servizi. Fino all’ultimo momento, quando la riunione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr), l’organismo a cui andava sottoposta la scelta del governo, è stata spostata più volte. La volontà di arrivare ai cambi è stata chiaramente espressa in mattinata dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Come per tutte le nomine del Governo gialloverde, ci sono state lunghe contrattazioni tra i due alleati, con l’interlocuzione anche del Colle che, su un capitolo così delicato, tradizionalmente viene chiamato ascoltato. A spingere per sostituire Pansa e Manenti è stato fin dall’inizio il titolare del Viminale. Ma la fretta di Salvini, narra la cronaca politica, è stata frenata dai Cinquestelle e da Conte, che non ha concesso delega al settore (già accaduto col governo Gentiloni rispetto alla allora sottosegretario alla Presidenza Maria Elena Boschi), e a cui compete formalmente la nomina dei vertici dei servizi di sicurezza.

Le spie ai generali

Sono così passati mesi con i vertici di Aise e Dis lasciati in una situazione di incertezza. Alla fine la decisione è stata quella di procedere al cambio dopo la Conferenza internazionale sulla Libia a Palermo del 12 e 13 novembre scorsi, che aveva visto l’intelligence -in particolare l’Aise- impegnata in maniera massiccia nella preparazione dell’evento per arrivare a mettere al tavolo negoziale quanti più interlocutori possibili. Utile ricordare che Alberto Manenti, ormai ex capo delle spie, è nato a Tarhuna, Libia. Ieri sono arrivate le nomine, in una giornata particolare, con la notizia del rapimento della giovane cooperante italiana Silvia Romani in Kenya. Subito un nuovo fronte di impegno per l’Aise e il suo nuovo capo, da subito alle prese con la difficile situazione della Libia, con un organigramma interno certamente in fibrillazione in un momento di cambio, anche se passaggio sostanzialmente interno.

Quando fu Alberto Manenti
spia di mestiere al comando

INTELLIGENCE

Ministro e cadetto. Gli albori di Manenti neo capo delle spie

Foto-documento. 26 maggio 1974, Accademia militare di Modena, 154° corso. Il ministro della difesa Giulio Andreotti stringe la mano al cadetto Alberto Manenti. Predestinazione? Svelato ma non troppo il volto del neo direttore Aise, spia di mestiere da 35 anni, un ‘invisibile’ sino a ieri

Di Ennio Remondino 30 aprile 2014

Una spia vera non ha volto. E così era sino a ieri, quando Alberto Manenti ha smesso di fare la spia sui fatti del mondo per diventarne il Direttore. Alto Dirigente dello Stato con un sacco di maiuscole che risponde direttamente al Presidente del Consiglio, titolare del Segreto di Stato. La gerarchia prevede a Palazzo Chigi un eventuale sottosegretario ad hoc, oggi Marco Minniti. In mezzo, tra un servizio segreto interno -Aisi, ex Sisde- e uno estero -Aise, ex Sismi- c’è una struttura di coordinamento, il Dis, Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, diretto da Giampiero Massolo, diplomatico di mestiere. Ma ecco come lo stesso Dis -che non aveva certo la nostra foto- racconta Manenti.

La prima curiosità è che Alberto Manenti è nato in Libia, a Tarhuna, 62 anni fa. Genitori siciliani, dal ragusano, e la migrazione pre-bellica in cerca di fortuna. Poi Gheddafi ci ha restituito forzatamente i Manenti. Il giovanotto ha frequentato l’Accademia Militare di Modena dal 1972 al 1974, anno della foto e della occasionale stretta di mano con l’allora ministro delle Difesa Giulio Andreotti. «Nominato Sottotenente del Corpo di Amministrazione dell’Esercito Italiano, consegue la Laurea in Scienze Strategiche». «Dal 1974 al 1980, ha prestato servizio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito dove è stato l’Ufficiale Addetto all’Ufficio Pianificazione Finanziaria dell’Ispettorato Logistico». E la carriera militare lì finisce.

Finalmente spia. «Nel 1980, con il grado di Capitano, ha iniziato la sua carriera al Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare». Traduciamo dal burocratese: il dottor Manenti, come sarebbe giusto chiamarlo, non è mai diventato Generale. Lo sono oggi molti suoi compagni di accademia tra cui -ci risulta- l’attuale Capo di Stato maggiore dell’Esercito. Il capitano Manenti entra al Sismi, leggiamo dal sito del Dis, dove “svolge incarichi nei settori dei trasferimenti di tecnologie, di contro proliferazione delle armi di distruzione di massa e dell’intelligence economica”. Tradotto dal dire e non dire, si parla della VIII Divisione, per chi deve impicciarsi di cose segrete. Nel 1997 ne diventa il capo.

Verso il gran finale, scopriamo dal sito del Dis che il dottor Alberto Manenti, che non vuole negarsi nulla di terrorizzante, allarga le sue competenze alla “Minaccia chimico-biologica, nucleare e missilistica” come Capo Reparto nel 2008. Nel 2011 il salto decisivo in termini di operatività: «Vice Direttore Humint e Operazioni dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna». Che poi vuol dire essere il vero capo delle spie sul campo. ‘Operazioni’, per aumentare e dare forma e contenuti ai dati raccolti, e ‘Analisi’, per trarne delle conclusioni. Il resto è cosa nota. «Nominato Direttore dal Consiglio dei Ministri, dal 24 aprile è Direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna». Incarico per 4 anni.

 

 

 

 

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