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martedì 15 Ottobre 2019

Kenya, sequestro mirato. ‘Shabaab’ e il presidente somalo a Roma

Uomini armati sequestrano la giovane cooperante Silvia Romano e feriscono quattro bambini. L’incubo dei miliziani di al Shabaab, islamisti somali.
-L’Aise, servizi segreti esteri, all’opera.
-Nessun collegamento con la visita del presidente somalo Farmajo a Roma nelle stesse ore?

Kenya, cercano
proprio ‘l’italiana’

Kenya, sequestro mirato. Un commando di tre uomini armati di kalashnikov sarebbe entrato nel piccolo centro di Chakama, circa 80 chilometri a ovest di Malindi, un piccolo centro isolato in mezzo al nulla dove si trovava occasionalmente la volontaria italiana. Una presenza non abituale e chi ha colpito proprio l’altra sera, sapeva chi cercare. «Dopo aver fatto inginocchiare la gente e hanno iniziato a chiedere soldi e successivamente sono entrati nella casetta dell’associazione Africa Milele e chiedendo dove si trovava l’ospite (mgeni), e hanno preso Silvia», spiega Davide Ciarrapica responsabile di Orphans’s Dreams. Altro testimone: «I rapitori, prima di lasciare il villaggio con la loro preda, hanno sparato all’impazzata, ferendo una donna e quattro bambini». Gli assalitori parlavano in somalo.

Terrore Al Shabaab

Dunque, terrorismo banditesco ‘Al Shabaab, è il timore ormai semi ufficiale di tutti, con la sola fonte operativa che più sa, Aise, servizi segreti esteri, che i segreti appunto non li svela. La la pista è questa: gruppo terroristico banditesco nella terra di nessuno tra Kenya e Somalia, un bersaglio facile segnalato dal Kenya, l’incursione facile e ora il percorso incerto delle richieste di riscatto, trattative non si sa dove né con chi, con finale per niente scontato. La scelta della foto di copertina, con i miliziani di al Shabaab quando il gruppo jihadista somalo pattugliava le strade di Mogadiscio. Allora comandavano, oggi sono perdenti. Ed ecco cos’altro starebbe pagando l’innocente Silvia Romano, non da escludere un collegamento con la visita del presidente somalo Farmajo a Roma nelle stesse ore.

Dove e come il rapimento

Chakama, si trova nella regione di Kilifi, e non è considerata zona sicura rispetto alle possibili incursioni di bande somale, nonostante i 500 chilometri dal confine. «Nelle contee confinanti di Lamu e Tana River nel corso del 2011 e del 2012 ci sono stati diversi attacchi da parte di miliziani di al Shabaab e di al Qaeda provenienti dalla vicina Somalia», scrive Fabrizio Floris sul Manifesto. Uno scontro armato aperto da quando l’esercito del Kenya è entrato in Somalia nel 2011, nella missione dell’Unione africana Amisom. Da allora, gli ‘al shabaab’ hanno reagito con attentati (West Gate Nairobi 2013, 63 morti; Università di Garissa 2015, 150 morti) e rapimenti. Negli ultimi anni, uno scontro interno tra la fazione fedele allo Stato islamico e quella ad al Qaeda, ha portato il gruppo a concentrarsi più sull’eliminazione dei nemici interni. Producendo assieme, gruppi di sbandati pronti a tutto per sopravvivere.

Sbandati senza padroni

La polizia keniana non ha confermato alcun legame dei rapitori con i militanti islamici di al Shabab ma questa è la sola ipotesi credibile. «Secondo fonti locali -sempre Fabrizio Floris- potrebbe trattarsi di una banda di “sbandati” di al Shabaab gente che vive nella foresta, in una zona molto isolata dove di fatto non si è più in Kenya, e si muove nel territorio facendo razzie, un gruppo marginale, senza capacità particolari neanche per chiedere un riscatto, che tuttavia, potrebbe vendere la ragazza a un gruppo più organizzato». E da quei iniziano i guai Aise e l’obbligo di alcune riflessioni politiche. Se la matrice somala del sequestro di Silvia Costanza Romano si rivelasse più di un sospetto, «Non sarebbe poi così peregrino ipotizzare un legame con la visita ufficiale che nelle stesse ore ha portato a Roma il presidente somalo Farmajo», osserva Marco Boccitto.

Somalia ancora italiana?

Il problema della politica estera italiana, fosse solo quella estera e solo l’Africa. «Cosa è venuto a discutere con Conte, Mohamed Abdullahi Mohamed, detto “Farmajo” per la passione che proprio in Italia avrebbe sviluppato per il formaggio, non è dato saperlo», annota Boccitto. Profilo della visita, ‘rasoterra’. «Uno striminzito comunicato di Palazzo Chigi si limita a evocare il forte sostegno italiano al processo di pace  nel Corno d’Africa». In ballo gli aiuti economici già impostati dal governo Gentiloni, ma da parte somala? Una lista formidabile di clienti che investono, Turchia e Cina tra i primi. Basi militari, infrastrutture, occhi e mani sulla posizione strategica dei porti somali. Gli Usa di Trump seguono dall’alto, e colpiscono via droni (meno Africom). Si combatte ancora a Galmudugh e a Debatscile, nei territori che al Shabaab ancora controlla in barba ai proclami di Mogadiscio. Troppe inconsapevolezze italiane, è l’impressione.

 

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