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lunedì 16 Settembre 2019

Flotta Ue anti scafisti al naufragio per mancato accordo sugli sbarchi

EuNavFor Med, sigla burocratica della missione militare europea anti scafisti, ‘Operazione Sophia’ la versione politico mediatica successiva.
-Ma dall’Unione europea la responsabile esteri Federica Mogherini lancia l’allarme: ”Senza intesa sulla destinazione dei naufraghi salvati, il porto di barco, fine della missione”.
-Ottimisti e pessimisti. E l’Italia?

EuNavFor Med
Missione Sophia

Da Bruxelles, l’annuncio di una sconfitta: «Gli Stati membri dell’Ue hanno completato la revisione strategica del mandato della missione Sophia, ma non non hanno ancora trovato un accordo sul porto di sbarco dei migranti salvati in mare dall’operazione europea al largo della Libia».
Tocca all’italiana Federica Mogherini nella veste di ‘Alto rappresentante per la politica estera’, porre il problema europeo che ha le posizioni più dure, intransigenti, proprio dall’Italia.
«Tutti gli Stati membri vogliono mantenere l’operazione Sophia. Abbiamo completato la revisione strategica, ma c’è una questione su cui gli Stati membri finora non hanno trovato un accordo, che è la questione degli sbarchi delle persone salvate in mare, ha spiegato Mogherini.

La richiesta italiana

A luglio il governo italiano aveva chiesto la modifica del piano operativo di Sophia che prevede l’Italia come porto di sbarco, minacciando di porre fine alla missione. Secondo Mogherini, gli sbarchi sono «un elemento minore del lavoro che Sophia sta facendo, dall’addestramento della ricordato “diverse proposte” per superare lo stallo sugli sbarchi. Nessun accordo raggiunto, ma ottimismo politico necessario: «Gli Stati membri troveranno soluzioni pratiche per continuare la missione oltre il 31 dicembre prossimo». E se no? Se no, tutti a casa e il Mediterraneo mare per scafisti pirati e naufragi senza soccorsi. Vienna -presidenza di turno Ue- avverte che senza “una soluzione alla questione sbarchi, l’operazione Sophia terminerà”.

Vorrei ma non posso

“L’Austria crede che operazione Sophia debba continuare”, ha detto il ministro di Vienna. Tutti vogliono ancora ‘Sophia’ (almeno a parole), ma nessuno ha ancora trovato la formula che superi il divieto categorico dell’Italia ad accogliere altri naufraghi salvati. Versione politicamente più maliziosa, riduce la missione navale Europa a rischio naufragio, nata nel 2015 per contrastare i trafficanti di esseri umani in Libia, al solo risultato di “aver trasbordare in Italia circa 45mila immigrati illegali, poco meno del 10% di quanti sono arrivati nella Penisola dopo aver pagato i trafficanti”. Dettaglio omesso, il fatto che sono state vite umane salvate. Anche sui meriti si litiga.
Il flusso di migranti in arrivo sulle coste italiane diminuito dell’85% rispetto al 2017. Brava l’Ue, bravo Salvini, bravo Minniti?

Mediterraneo da corsa

Tifosi a litigare e pattugliamento militare del Mediterraneo a rischio naufragio, ed è anche questione sicurezza. L’Operazione Sophia, che ha anche il compito di vigilare sul rispetto dell’embargo delle armi alla Libia e di contribuire ad addestrare la Marina e la Guardia costiera libiche, anche se il grosso lo fa la Marina Italiana. Una parte di Stati Ue vuole una soluzione complessiva della gestione dei migranti, con la riforma del regolamento di Dublino. Altri Paesi come Germania, Spagna e Portogallo sono disposti a compromessi. L’Italia? Provate a capirci voi. L’ultima dichiarazione politica nota, quella del sottosegretario agli Esteri, Guglielmo Picchi, della Lega, riportata da Giandomenico Gaiani, Analisi Difesa. «Cosa penso di missione Sophia? Fosse stato per me sarebbe stata chiusa da molti mesi», via Twitter. De Profundis per EuNavFor Med da parte governativa italiana o un attacco di protagonismo oltre Salvini? Notizia non pervenuta.

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