venerdì 14 dicembre 2018

Milizie e soldi europei nel business dei migranti

Libia. Mentre il conflitto armato continua le milizie danno la caccia ai soldi della Ue e stanno trasformando il traffico di esseri umani. Il vero business ora è quello dei centri di detenzione. Sono circa 6000 le persone rinchiuse negli hub ufficiali ma nel paese nascono sempre più centri illegali.

Libia, tutti contro tutti

A Palermo la conferenza sulla Libia voluta dal governo italiano, tra defezioni importanti e partecipazioni dell’ultimo momento e il risultato è stato quello più prevedibile alla vigilia. Nessun passo avanti concreto e una distanza rimasta invariata tra gli attori del conflitto. Intanto sul campo le condizioni di vita dei migranti rimangono drammatiche proprio a causa di un “tutti contro tutti” difficile da decifrare.
Una realtà che ha cause profonde che è stata spiegata da Karim Salem, ricercatore presso il Cairo Institute for Human Rights Studies e rappresentante della Libya Platform, una coalizione di quindici associazioni della società civile libica.
Remocontro ha raccolto le parole di Salem che ha messo il luce ciò che sta succedendo il Libia.

Dati reali sul campo

«La conferenza di Palermo non porterà a nulla perché la situazione in Libia è troppo frammentata e confusa. Gli apparati di sicurezza sono in realtà delle vere e proprie milizie che si combattono tra di loro – ha spiegato Salem -. Questo si riflette sulla condizione dei migranti e richiedenti asilo vittime di pesanti violazioni dei diritti umani. I magistrati , gli avvocati non riescono ad applicare leggi ed accordi, e sono spesso soggetti ad attentati e minacce. Non bisogna vedere il conflitto libico come uno scontro tra forze statali e gruppi estremisti islamici: in realtà questi sono presenti anche nello stesso esercito di Haftar. Molto spesso le fazioni violano l’embargo sulle armi stabilito dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, soprattutto a causa di paesi come l’Egitto. La soluzione del conflitto non sta dunque nell’accordo con le singole milizie, che bloccano la situazione, ma con la loro integrazione , cosa mai avvenuta».

Tamburi di guerra

Una conferma dalle notizie da Tripoli nelle ore immediatamente successive alla conferenza di Palermo. Sono tornati a risuonare i tamburi di guerra e la rete è stata inondata da messaggi bellicosi da parte delle varie milizie. Gruppi armati si sono già posizionati intorno all’aereoporto così come era già successo nel mese di settembre quando le brigate vicine ad Haftar tentarono di impadronirsi della capitale libica non riuscendoci. Segnali da un conflitto interno nel quale un ulteriore elemento di destabilizzazione sembra essere rappresentato proprio dall’atteggiamento europeo che ha in realtà come scopo principale quello di fermare l’arrivo di migranti nel vecchio continente. In questo senso sono state messe in atto politiche che vanno ad impattare sulla situazione descritta da Salem.

Pioggia di soldi

Come spiega Paolo Pezzati di Aoi, l’Associazione delle ong italiane, l’Ue circa tre anni fa ha messo in piedi una serie di misure economiche «con l’intenzione di finanziare tutta una serie di programmi che contrastassero le cause profonde della migrazione, ma c’è voluto poco per capire che questi fondi sono stati usati per controllare le frontiere, cioè per stoppare  le persone. Nel caso della Libia si tratta di 266 milioni di euro , la metà vanno a finanziare  la Guardia costiera libica o alcune municipalità che i realtà sono governate da milizie» . E i soldi che stanno piovendo sulla Libia sono un boccone ghiotto per tutte le fazioni. In questo senso si sta assistendo ad una trasformazione del business del traffico di migranti. I gruppi armati ora sono interessati molto di più alla gestione diretta dei centri di detenzione. «Questo perché è un sinonimo di affidabilità nei confronti degli obiettivi dell’Europa – ha aggiunto Pezzati»

Centri di detenzione nuovo business

E la realtà dei centri di detenzione libici è ormai tristemente nota. Ricorre in questi giorni la data del video della Bbc che testimoniava le terribili condizioni dei migranti. Dopo gli accordi e il finanziamento delle milizie, i soprusi e le violenze sono aumentate, assieme alla popolazione carceraria. Amnesty International ha recentemente denunciato di come le carceri vengono riempite a dismisura dalla marina libica, grazie anche all’aiuto italiano. Si calcola che ci siano 6000 persone nei centri di detenzione ufficiali, poi ci sono quelli clandestini , hangar, fabbriche, scantinati.
La paura di tornare in questi luoghi sta già mostrando i suoi effetti. A Misurata, riporta l’Associated Press, dozzine di migranti si sono barricati in una nave portacontainer che li aveva salvati in mare la scorsa settimana, si sono rifiutati di sbarcare perché conoscono cosa li aspetta una volta messo piede a terra. E non si tratta dell’unica conseguenza. A causa della chiusura dei porti europei e del conflitto armato in Libia, sempre più navi commerciali si rifiutano di raccogliere naufraghi contribuendo ad aumentare il numero dei morti in mare.

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