venerdì 19 luglio 2019

Promesse politiche e le millanterie, storia e castighi (sull’oggi fate voi)

Noi ci occupiamo sopratutto di Mondo e lasciamo alla Grande Stampa (non molto amata da alcuni), l’onere di cercare di capire e peggio, spiegare, redditi di cittadinanza a chi e se e come, riforme Fornero pagate da chi, e Tap e Tav e Cip e Ciop. Per non parlare di inceneritori, che lì ci si scotta.
Per fortuna, Giovanni Punzo ci esalta con la Storia maiuscola, dove però, a fare promesse azzardate e impossibili, potevi pagare conti salati, Vedi Giulio Cesare, e non fate i furbi con Machiavelli, che le sua presunte furberie per la ‘ragion di Stato’ (citate a sproposito) non sono vere.

Noi ci occupiamo sopratutto di Mondo e lasciamo alla Grande Stampa (non molto amata da alcuni), l’onere di capire e peggio, spiegare, redditi di cittadinanza a chi e come, riforme Fornero pagate da chi, e Tap e Tav e Cip e Ciop. Per non parlare di inceneritori, che lì ci si scotta. Per fortuna, Giovanni Punzo ci esalta (e salva) con la Storia maiuscola, dove però, scopriamo che a fare promesse azzardate, potevi pagare conti salati, vedi Giulio Cesare, ed era anche sconsigliato interpretare a proprio comodo Machiavelli.

Agli albori della civiltà

Promesse politiche e millanterie
Si narra che in un lontano periodo arcaico -molto, ma molto prima delle civiltà greca o romana- i capi politici che non mantenevano le promesse rischiassero una brutta fine. Ciò poteva accadere in varie circostanze e per motivi diversi, anche non direttamente dipendenti dal comportamento o dalla volontà degli interessati. Ad esempio, poiché l’osservazione dei fenomeni celesti era molto praticata, promettere un abbondante raccolto o una felice stagione di caccia era piuttosto rischioso se l’astro in questione ritardava il passaggio e la cerimonia non si svolgeva nei tempi stabiliti e annunciati. Il capo e magari anche il sommo sacerdote della comunità finivano allora per esserne incolpati con drammatiche conseguenze. Secondo vari antropologi sembra che questo fatto sia stato all’origine della rotazione delle cariche e delle complesse cerimonie che si svolgevano in occasione degli insediamenti.

Giulio Cesare

Saltando ora una decina di secoli per arrivare ai Romani, la promessa divenne molto frequente sia nei rapporti tra gli ottimati o i potenti, sia in quelli con il popolo. Il primo triumvirato, l’inizio dell’ascesa politica di Giulio Cesare, nacque addirittura da una triplice promessa che lo vincolava a Pompeo e a Crasso: Cesare infatti promise di dividere il potere con loro in cambio del finanziamento da parte di Crasso che attendeva una riduzione delle tasse e dell’appoggio militare di Pompeo, che a sua volta aveva promesso ai propri veterani un piccolo ma adeguato pezzo di terra per ritirarsi alla fine del servizio militare. Se le altre promesse di Cesare al popolo in termini di donazioni di terre e denaro furono poi solo in parte mantenute, non lo furono affatto quelle relative alla conservazione della libertà repubblicana e alla fine Marco Giunio Bruto ed altri congiurati alle Idi di marzo fecero quello che sappiamo per evitare una dittatura.

Dal Medioevo all’età moderna

Le cronache medioevali sono ricchissime di episodi che, più che promesse mancate, furono veri e propri inganni e altrettanti furono i casi di relative rivolte, detronizzazioni o assassini. Papi e imperatori continuarono a rivolgersi promesse reciproche per secoli coinvolgendo i propri sudditi, ma l’esortazione rivolta da san Tommaso a vivere la politica come «la forma più alta di carità» non fu mai molto ascoltata. Neppure messer Niccolò Machiavelli in fondo ebbe più successo: nonostante avesse rivolto accorati appelli alla concordia civile che si basava sull’onore e sul rispetto delle promesse fatte dalla repubblica ai cittadini, la sua opera fu travisata e ridotta nell’immaginario popolare a un manuale dei raggiri, nonostante i suoi intenti non fossero proprio questi. Papi, re e principi insomma promisero spesso pace e prosperità ai sudditi, ma furono anche sempre pronti a rimangiarsele, soprattutto addossandone con abilità la colpa ad altri.

Con le repubbliche cambia poco

Dopo altri secoli, nemmeno i governi democratici e repubblicani riuscirono a cambiare del tutto questa tendenza, ma nello stesso tempo diminuirono anche i rischi per gli inadempienti che non si trovarono più come i capi dell’età arcaica esposti direttamente alle ire di un villaggio impoverito o affamato. I sudditi erano diventati cittadini e potevano quindi cambiare in maniera pacifica i governanti scegliendoli attraverso il voto. Nemmeno questo sistema si rivelò però perfetto: negli Stati Uniti, negli anni Venti del secolo scorso, dopo mirabolanti promesse di uno sviluppo economico e di una crescita del benessere inarrestabili, seguì una crisi drammatica che ebbe ripercussioni mondiali. A parte la gravità della crisi in sé, uscirne fu reso ancora più difficile dalle cure sbagliate che erano state scelte: ad esempio la chiusura dei mercati e i rialzi delle tariffe doganali finirono per ripercuotersi in senso negativo provocando invece il contrario.

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