giovedì 18 luglio 2019

Palermo, promesse, strette di mano, ma a Tripoli subito scontri

Libia. Cala il sipario su Palermo e tornano gli scontri a Tripoli. Le milizie rivali si danno battaglia nella capitale libica. Ed è caos agli sportelli bancari
-Mosca annuncia incontri con Saif al Islam Gheddafi in vista delle elezioni e una visita a Roma del ministro russo Serghei Lavrov a fine mese.

Gheddafiani offesi

Palermo, promesse, strette di mano, ma a Tripoli subito scontri
A Tripoli si è ricominciato a sparare il giorno dopo la fine della conferenza di Palermo sulla Libia, Un riflesso del summit di Villa Igiea interpretato nei modo locali. Forse un colpo di chi teme di perdere il potere delle armi e del denaro, per la versione ottimistica sui risultati di Palermo. Forse un messaggio dei gruppi gheddafiani esclusi dagli inviti a Palermo. Forse l’epitaffio ad un fallimento non solo italiano, e sarebbe un enorme guaio per tutti. Al momento più una esibizione di forza, spreco di munizioni, e solo nel pomeriggio di ieri è tornata una relativa quiete nella zona sud, quartiere di Ben Ghashir, interessata da nuovi scontri a fuoco tra milizie rivali, ma per fortuna senza vittime.

Tarhuna prova di forza

La sera di mercoledì la Settima Brigata di Tarhuna, già protagonista degli scontri di fine estate, scontri veri costati la vita a 120 persone. Tarhuna è un villaggio distante una sessantina di chilometri dalla capitale dove si sono asserragliate famiglie importanti di ex gheddafiani e tra le file della Settima brigata figura anche Ahmed Qadail al Damm, cugino del defunto Colonello Gheddafi. Una partita tra milizie per la liberazione di prigionieri, sembrerebbe. Oltre alla prova di forza, la dimostrazione di esistere e con quale forza, che che se ne sia detto a Palermo e nelle cancellerie del mondo, tra in pranzo, una bilaterale e una foto opportunity con stretta di mano più falsa di Giuda.

Turchia offesa

Dettagli politico militari. Tra le milizie a fare per ora solo rumore, un gruppo di Misurata molto vicino agli islamisti armati e soprattutto vicinissimo alla Turchia. Conferma del ruolo della Turchia esclusa dal vertice di martedì mattina fra Haftar e Serraj, con il vice-presidente turco che aveva abbandonato la conferenza di Palermo diffondendo un comunicato di critica alla riunione ristretta. Il ruolo della Turchia e altre ‘dimenticanze’. La Settima brigata alla fine di agosto aveva attaccato Tripoli lanciando slogan ‘contro le milizie della corruzione’: nel mirino della Settima c’erano proprio le 2 milizie che controllano Tripoli e i finanziamenti del governo Serraj. Gli esclusi o gli scontenti segnalano in questo modo la loro insoddisfazione.

Mosca, Lavrov e Saif Gheddafi

Altro evento del dopo conferenza italiana, forse peggiore delle sparatorie, la lunghissima fila, mercoledì, davanti alle banche commerciali di Tripoli che hanno dovuto prolungare l’apertura degli sportelli fino a notte per consentire il ritiro della valuta. Un drenaggio di liquidità che ha provocato una svalutazione del dinaro rispetto a tutte le valute estere. La Russia, che dopo Palermo si è rifiutata di stampare 12 miliardi di dinari per la filiale ribelle della Banca centrale a Bayda, ha nel frattempo annunciato colloqui con Saif al Islam Gheddafi in vista delle elezioni e ha annunciato – riferisce il sito Sputnik- l’invio del ministro Serghei Lavrov a Roma a fine mese.

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