venerdì 14 dicembre 2018

La Russia che vende tante armi, cosa e a chi

Abbiamo scelto di parlare dei fanta armamenti russi grazie la nuova edizione cartacea di ‘Atlante delle guerre’, una cosa serissima e meticolosa curata dal nostro amico Emmanuele Giordana come direttore.
-Per non portare di chi c’è dietro: Amnesty, UNHCR, Medicin sans Frontieres, Arci e tante altre cose e persone belle.
-Ne parleremo ancora, vedrete, intanto, andiamo in Russia con Alice Pistolesi.

 

Solo seconda al mondo
non solo S300 alla Siria

La Russia che vende tante armi, al secondo posto per esportazioni di armi nel mondo. Secondo la classifica degli esportatori di armi stilata dal Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) la Russia esporta 22 per cento del totale delle armi vendute nel Pianeta. La top 10 dei produttori di armi riguarda le ‘major weapons’, ovvero agli armamenti pesanti (aerei, navi, sottomarini, carri armati e sistemi missilistici), e si riferisce al quadriennio 2013-2017.
In questo dossier -precisa Alice Pistolesi, lautrice- saranno analizzati i rapporti del Paese con alcuni dei principali o nuovi clienti, gli armamenti più potenti già in possesso e sul mercato, e quelli annunciati e/o minacciati.

Le esportazioni

Stando ai dati forniti da Rosoboronexport, l’organizzazione di stato russa che si occupa di esportazioni militari, nel 2017 il portafoglio ordini si aggira attorno ai 45-50 miliardi di dollari.
Incremento confermato dallo stesso Vladimir Putin che ha riferito in un discorso pubblico che la Russia durante il 2017 ha raddoppiato gli ordini di armi da clienti stranieri, superando di 16 miliardi quelli dell’anno precedente, un vero boum.
Le forniture militari vanno in oltre 40 paesi. Con ben 1100 contratti firmati, valore di circa 19 miliardi di dollari. Questo ammontare risulta da solo quasi un quarto in più rispetto allo stesso dato per l’anno passato. L’esportatore russo di armi Rosoboroneksport, sintetizza la vendita di hardware militare del valore di 140 miliardi di dollari in 17 anni di attività.

Cosa si vende di più

Sul tipo d’armamentario, occorre dire che si ‘vola davvero in alto’. Tra le armi più richieste nel 2017 ci sono stati il jet da combattimento multiruolo, elicotteri da combattimento e da trasporto/attacco, armature, sistemi di artiglieria, sistemi missilistici antiaerei e complessi di difesa aerea, e anche mezzi di guerra elettronica. Secondo il capo di Rosoboronexport, gli aerei Su-30 e Su-35 e gli elicotteri Mi-28NE, Ka-52 e Mi-17 sono i più richiesti.
Sempre secondo l’organizzazione, poi ad agosto 2018, nonostante le sanzioni statunitensi, l’esportazione di armi russe è cresciuta di un miliardo di dollari rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra i maggiori partner commerciali in ambito militare ci sono la Cina, l’Iran, la Siria e l’Indonesia.

Le armi più potenti

Durante l’Assemblea Federale del marzo 2018 Putin ha presentato nuovi tipi di armi strategiche della Russia, ci precisa la puntuale Alice Pistolesi. «Nell’annuale discorso sullo stato della Nazione trasmesso in diretta tv a reti unificate, Putin ha rivelato che il Paese ha sviluppato una serie di nuovi sistemi di difesa». Tra questi un nuovo prototipo, il «super missile balistico intercontinentale Rs-28 Sarmat», che “può raggiungere qualsiasi punto del mondo”. Speriamo esagerino. «A detta del presidente, la nuova arma ha una gittata che gli consente ”di attaccare sia passando dal Polo Nord che dal Polo Sud”. Sarmat è la risposta russa allo scudo anti-missile Usa schierato in Europa Orientale».

Ma mica è finita qui

«L’arsenale russo comprende anche armi ipersoniche e un missile da crociera con traiettoria di volo imprevedibile e con gittata illimitata. Questa, a propulsione nucleare, pare sia in grado di neutralizzare qualsiasi forma di difesa missilistica di aria e di terra. Nel parco armi presentato dal leader russo ci sono poi anche droni subacquei che possono essere dotati di munizioni convenzionali o nucleari e che permetteranno di colpire una vasta gamma di obiettivi, tra cui gruppi portaerei e infrastrutture. Il leader russo non ne ha specificato il nome», quasi ci consola l’autrice.
Che con prudenza di buova scuola spiega la difficoltà di distinquere quanto il nuovo arsenale sia operativo e sia stato testato e quanto è ancta in fase di studio o collaudo, utile comunque come minaccia. Ed ecco, puntuali, media occidentali e Cnn sollevare il sospetto per le allora elezioni presidenziali del lontano 18 marzo.

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