sabato 20 luglio 2019

La piccola Serbia la potente Austria e 100 anni dopo figuraccia francese

L’11 novembre, quasi 70 capi di stato e di governo riuniti a Parigi per il centenario dell’armistizio della Grande Guerra all’Arc de Triomphe. E i servizi dell’Eliseo hanno relegato il presidente serbo fuori dalla piattaforma ufficiale. Attorno a Macron anche i paesi nemici e sconfitti un secolo fa. Esclusa dal palco la Serbia, alleata della Francia nel 14-18, che ha perso 1,2 milioni dei suoi figli nel conflitto.
-Il presidente serbo Alexander Vucic da sotto il palco ha potuto vedere seduto tra Trump, Putin e Macron, il turco Erdogan, l’erede del genocidio Ottomano, o il kosovaro Hashim Thaci, il presidente un paese che mezzo mondo non riconosce. Il capo dello stato serbo ha dichiarato di non aver fatto gesti clamorosi per riguardo a ciò che si celebrava, e anche a quei morti serbi. Noblesse oblige.
-L’ambasciatore di Francia in Serbia ha presentato le scuse di Parigi. Accettata a Vucic, un po’ meno dagli orgogliosi serbi, che il 6 dicembre dovranno accogliere lo sbadato Emmanuel Macron a Belgrado. Appuntamento delicato ma certo molto interessante da seguire.

L’11 novembre, capi di stato e di governo a Parigi per il centenario dell’armistizio della Grande Guerra all’Arc de Triomphe. E i servizi dell’Eliseo hanno relegato il presidente serbo fuori dal palco ufficiale, lasciando attorno attorno a Macron, paesi nemici e sconfitti un secolo fa. Esclusa la Serbia, alleata della Francia nel 14-18, che ha perso 1,2 milioni dei suoi figli nel conflitto.
L’ambasciatore di Francia in Serbia ha presentato le scuse di Parigi. Accettata a Vucic, un po’ meno dagli orgogliosi serbi, che il 6 dicembre dovranno accogliere lo sbadato Emmanuel Macron a Belgrado. Appuntamento delicato ma certo molto interessante da seguire.

Commemorazione 11 novembre:
la Serbia ingiustamente umiliata

La piccola Serbia la potente Austria
Il ruolo della Serbia nella Prima Guerra mondiale, nonostante la guerra sia scoppiata nei Balcani e il regno serbo sia stato il primo paese attaccato dall’impero austriaco già il 28 luglio 1914, è spesso dimenticato o sottovalutato: questo avviene a volte per semplice dimenticanza o altre volte forse per diversi motivi, ma si dovrebbe invece ricordare che non furono solo le grandi potenze a combattere la Grande Guerra. Dall’estate del 1914 all’autunno del 1915, prima di essere annientata da un potente attacco congiunto austro-tedesco, la Serbia affrontò praticamente da sola il potente esercito austriaco che tra l’altro non fu in grado di sconfiggerla rapidamente come si era prefissato. In questa fase iniziale il solo alleato sul campo della Serbia fu infatti il piccolo esercito del Montenegro, male equipaggiato finché si vuole, ma tenace e determinato a combattere.

La piccola ma combattiva Serbia
fronteggiò il potente impero d’Austria

La prima offensiva austriaca che si svolse intorno alla metà del mese di agosto del 1914 si risolse in un mezzo disastro e gli austriaci, sebbene numericamente più forti, furono costretti a ritirarsi al di qua della Drina dopo una settimana di combattimenti abbandonando così ai montenegrini il Sangiaccato appena occupato. La prima vittoria dell’Intesa sugli Imperi centrali, due settimane prima della gigantesca battaglia della Marna a nord di Parigi, fu insomma una vittoria serba. A settembre i serbi continuarono a mantenere l’iniziativa penetrando in profondità in Bosnia in direzione di Srebrenica e di Pale, ma esaurita la spinta iniziale dovettero fermarsi soprattutto per mancanza di rinforzi e adeguati rifornimenti. Un terzo attacco austriaco nel mese di novembre costrinse infine i serbi stanchi e logorati a ritirarsi e Belgrado fu occupata dagli austriaci il 2 dicembre.

Sulla Drina la prima sconfitta
dell’Impero asburgico

L’occupazione della capitale non durò tuttavia a lungo e Belgrado tornò serba a metà dicembre 1914, dopo che gli austriaci – costretti a ritirarsi al di qua del Danubio – dovettero abbandonare per la terza volta il territorio serbo invaso. Per le truppe austriache la perdita di Belgrado unita ai fallimenti precedenti rappresentò inoltre anche un duro colpo al morale e l’inizio della frattura tra gli slavi e gli altri popoli dell’impero. Intorno alla capitale nel frattempo la guerra ristagnò a lungo nelle trincee, ma gli avvenimenti peggiorarono quando nel conflitto a fianco degli Imperi centrali entrò anche la Bulgaria – con cui la Serbia aveva avuto tensioni e scontri già durante le guerre balcaniche – attaccando sul fianco. Poiché i rifornimenti che giungevano da Salonicco erano comunque insufficienti e il paese si trovava accerchiato, la situazione era veramente disperata e nel gennaio 1916, assieme al Montenegro la Serbia fu occupata militarmente da forze austro-tedesche e bulgare.

Esecuzioni sommarie
e punizione crudeli

La Serbia in questi primi due anni di guerra pagò un prezzo altissimo. A parte le perdite di soldati sul campo, fu soprattutto la popolazione civile a soffrire i peggiori disastri della guerra. Non bastò un epidemia di tifo a mietere quasi duecentomila persone, ma si aggiunse anche il trattamento duro e spietato esercitato dalle forze austriache occupanti. Se nel 1914 l’Austria aveva attaccato il piccolo regno con il proposito di punirlo in maniera esemplare, dall’autunno del 1915 si aggiunse il risentimento per l’umiliazione subita da un piccolo esercito che aveva difeso accanitamente il proprio paese. Si verificarono centinaia di episodi di esecuzioni sommarie anche per semplici sospetti, come del resto era avvenuto in Galizia durante la battaglia di Leopoli. L’impero d’Austria, che un tempo aveva assunto il ruolo di protettore di tutti i popoli dell’Europa orientale, stava rivelando un volto ben diverso e in breve avrebbe perso ogni più piccola simpatie da parte delle popolazioni slave.

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