venerdì 14 dicembre 2018

Romania a pezzi, No presidenza Ue dice il suo di presidente

La Romania non è pronta ad assumere la presidenza di turno dell’Unione europea, che inizia il 1 gennaio: lo ha dichiarato il presidente della repubblica romena, Klaus Iohannis, chiedendo apertamente le dimissioni del governo della premier socialdemocratica Viorica Dancila.
Situazione politica delicata e senza esclusione di colpi.
-Ora il richiamo con minaccia sanzioni del parlamento richiamo Ue, con rischio sanzioni.
-Mentre a Juncker si chiede di pubblicare la relazione sulla lotta alla corruzione, atteso nel 2017 ma mai edito.

Romania rissa in piazza UE
Presidente contro il governo

Romania a pezzi. Citato dai media, il presidente della repubblica rumena Klaus Iohannis dichiara che la situazione “è uscita dai binari” e lui, a quanto pare di adegua, e sputtana il suo Paese alla vigilia della presidenza di turno Ue. Forzatura ad uso interno (senza mettere becco su chi abbia ragione o torto), sostenendo la “necessità politica” di cambiare l’attuale esecutivo da lui definito “un incidente della democrazia romena”.
Nei giorni scorsi si era dimesso a sorpresa il ministro Victor Negrescu, responsabile affari europei e incaricato di preparare il semestre di presidenza romeno della Ue. Motivo, l’insoddisfazione degli altri membri del governo per il suo lavoro. “Non si sa chi nel governo siano i responsabili, mentre quelli che devono occuparsi della presidenza Ue si dimettono”, ha affermato il presidente Iohannis.

Poi il Parlamento Ue

La Romania non sta tenendo conto di libertà e diritti fondamentali, i valori su cui si fonda l’Ue. Lo sostiene il Parlamento europeo che insegue le ire del presidente Iohannis e approva la risoluzione con cui si chiede al governo di Bucarest un’inversione di marcia, di «astenersi da qualsiasi riforma che metta a rischio il rispetto dello Stato di diritto, compresa l’indipendenza della magistratura». Un messaggio politico forte per chi dall’1 gennaio avrà la presidenza di turno del Consiglio Ue.
Proposte legislative giudiziarie e penali che aprono la strada alla «possibilità di compromettere l’indipendenza del sistema giudiziario e la capacità di contrastare in modo efficace la corruzione in Romania», con il rischio di rischio che ciò «indebolisca lo Stato di diritto». Dovrà essere l’esecutivo comunitario a tenere d’occhio Bucarest. A Juncker si chiede di pubblicare la relazione sulla lotta alla corruzione, atteso nel 2017 ma mai edito.

Giustizia ‘governativa’

Prima del richiamo parlamentare alla Romania, Polonia e Ungheria, già censurati dall’Europa per la violazione dello Stato di diritto, con tanto di procedura. Contro entrambi quei Paesi avviato il procedimento che potrebbe condurre alla sospensione del diritto di voto in Consiglio. Contro Varsavia l’iter è stato attivato dalla Commissione europea, contro Budapest invece dal Parlamento europeo. Per l’esecutivo di Bucarest siamo ancora ai richiami preliminari. Brontolii contro i limiti d’accesso dei giornalisti alle attività parlamentari e alle informazioni di pubblico interesse, il controllo del governo sulla radiodiffusione pubblica e i dubbi protocolli di cooperazione firmati tra il Servizio di intelligence rumeno e le istituzioni giudiziarie.
Intenzioni governative da brivido, ma per il momento, dunque, ci si limita ai richiami. Dovrà essere l’esecutivo comunitario a tenere d’occhio Bucarest. Al team Juncker si chiede inoltre di pubblicare la relazione sulla lotta alla corruzione, atteso nel 2017 ma mai pubblicato.

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