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lunedì 16 Settembre 2019

Israel, si dimette il falco Lieberman, a destra di Netanyau per farlo fuori

Il ministro della Difesa israeliano lascia l’incarico, elezioni anticipate alle porte.
“Tregua a Gaza è resa al terrorismo” l’accusa a Natanyahu. Polemica formale con la decisione di accettare il cessate il fuoco con i palestinesi dopo giorni di scontri nella Striscia. Hamas esulta ma forse non dovrebbe.

Avigdor Lieberman
a destra della destra

Israele, si dimette il falco Lieberman
La campagna elettorale in Israele è iniziata oggi, con le dimissioni a sorpresa di Avigdor Lieberman. Formalmente Gaza e il cessate il fuoco raggiunto nelle scorse ore con il gruppo palestinese Hamas, che controlla la Striscia, per il ministro della Difesa, una “capitolazione al terrore”. Così, il voto politico in programma a novembre 2019 potrebbe esser anticipato alla primavera, inserendo nell’agenda elettorale, Gaza e il conflitto con Hamas, questione che Nertanyahu avrebbe preferito lasciar fuori dal dibattito.

Mossa elettorale

Siamo già nell’anno elettorale, annjota qualche osservatore attento, con i temi della campagna già sul tavolo: i guai giudiziari di Netanyahu e famiglia, la politica economica e sociale del governo, l’Iran o i nuovi e inaspettati rapporti di Israele con alcuni Paesi del Golfo Persico. Lieberman, forse uno tra i ministri della Difesa più deboli della storia del paese, valuta Haaretz, deve poter cavalcare a destra. Il suo spazio di manovra è stato limitato nel tempo da un premier con cui, sulla questione di Gaza e sulla necessità di un intervento armato contro il movimento islamista Hamas, si è sempre scontrato, inseguendosi uno a destra dell’altro.

Vincere o sparire

Mesi di instabilità al confine con la Striscia e nelle città costiere del Sud, la spinta elettorale alle dimissioni di Lieberman, osserva Rolla Scolari su Il Foglio. E le fotografie delle valigie piene di dollari in arrivo a Gaza dal Qatar, 15 milioni di finanziamenti in arrivo dal Golfo per permettere alle autorità della Striscia di pagare i salari dei funzionari pubblici sono stati un colpo per Netanyahu davanti all’opinione pubblica. Ora è Lieberman a dettare l’agenda politica del premier, che resta con una maggioranza risicata, 61 seggi su 120. Azzardo per non scomparire: suo partito Yisrael Beiteinu ha faticato a entrare alla Knesset, ha sei seggi e lo sbarramento elettorale è ora di quattro

Annuncio e teatro

L’annuncio, riferisce il Jerusalem Post, è arrivato durante una riunione con i deputati del partito nazionalista da lui guidato, Yisrael Beitenou. La tregua con Hamas a Gaza, mediata dall’Egitto. «Quello che è successo ieri, il cessate il fuoco, è stato – ha detto Lieberman in conferenza stampa – una resa al terrorismo. Non c’è altro significato». Ad aumentare lo scontento di Lieberman anche il mancato accordo sulla leva militare per gli ultra ortodossi, il suo elettorato. Oltre al “mancato sgombero del villaggio beduino di Khan al Ahmar e il combustibile del Qatar per Gaza”.

Azzardo Hamas

Hamas esulta per le dimissioni di Lieberman, e le definisce una “vittoria per Gaza”. Valutazioni di parte e tutte discutibili, ovviamente. Per il portavoce del movimento islamista, Sami Abu Zuhri, “le dimissioni di Lieberman sono un’ammissione della sconfitta e dell’incapacità di affrontare la resistenza palestinese, ed è una vittoria politica per Gaza che è riuscita nella sua risolutezza e ha provocato un terremoto politico tra le fila dell’occupazione”, ha detto Zuhri.

Falco Lieberman
buttafuori della pace

  • Era il maggio 2016 quando Benjamin Netanyahu ha spostato ancora più a destra la maggioranza che lo sosteneva cedendo addirittura la carica più importante del Paese dopo la sua. Il “falco” ultranazionalista Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beitenu (Israele è casa nostra), ministro della difesa in un Paese perennemente in guerra. Anche la stampa internazionale aveva commentato con preoccupazione la deriva di Israele, «Stato binazionale controllato de facto da estremisti ebrei» (New York Times), ma non era ancora arrivato Trump.
  • Chi è il “moldavo” Lieberman, con più nemici che sostenitori esterni. Il suo massimo grado di vicinanza a una battaglia è quando ha schivato una pallina da tennis, ha ironizzato Haaretz, definendolo «un piccolo chiacchierone». Ha prevalso l’esigenza del premier di ampliare la sua risicata maggioranza (61 seggi su 120) con i 5 membri della Knesset provenienti dalla formazione ultranazionalista e poco importa se proprio Lieberman, in uno dei tanti scontri con Bibi, lo abbia definito «un bugiardo e un truffatore».
  • Ma la merce di scambio pretesa da Lieberman non è stata soltanto il posto di governo. All’elettorato di Yisrael Beitenu, pensionati a basso reddito immigrati dall’ex Urss, hanno avuto circa 350 milioni di euro, poi proseguirà con il sostegno alle scuole ultra-ortodosse che non insegnano materie “secolari” di base come l’inglese e la matematica. Lui i conti li fa solo  sui seggi in parlamento e sui morti palestinesi a Gaza.

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