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venerdì 20 Settembre 2019

Vertice di Palermo, si parla di Libia ma è in gioco l’immagine dell’Italia

In attesa di eventuali risultati, tutti da verificare sul campo senza credere a nessuna promessa.
-Chi c’è e chi non c’è per capire subito cosa possiamo aspettarci. Niente super capi di Stato esteri.
-E il generale Haftar ex amico di Gheddafi che tiene in pugno l’Est della Libia e ha tenuto per il collo l’intera diplomazia italiana per qualche giorno. A Palermo c’è, ma non troppo.

Il Generale soubrette

Vertice di Palermo. Il generale ex amico di Gheddafi che tiene in pugno l’Est della Libia e che ha tenuto per il collo l’intera diplomazia italiana per qualche giorno. E anche dopo il suo sospirato sbarco in Sicilia, Khalifa Haftar è a pieno titolo il protagonista della conferenza di Palermo, sulla scia dei 40 anni precedenti, in un caleidoscopio dove le ombre: l’uomo di Gheddafi che scappa in America prima che qualche avventato europeo decisa di far fuori il suo tutore diventato nemici, la Cia che lo coccola e lo reinvia a casa al momento opportuno, e la Cirenaica che diventa il suo regno armato. Infine la Russia che diventa oggi il suo sponsor e amici principale ed esibito.

Red Carpet e poi via

«Perentorio, enigmatico, sfuggente, ma anche camaleontico e provocatorio, il generale o feldmaresciallo che dir si voglia, pretende ancora di avere un ruolo da protagonista», scrive con ironia Semprini su La Stampa. L’accoglienza del premier Conte a Modello, Villa Igea, dopo mille batticuori sul ‘viene non viene’, i saluti di prammatica perché il generalissimo candidato al dopo Gheddafi, la buona educazione formato diplomatico la conosce, poi, niente cena ufficiale (chi sa dove sarà andato a Palermo), salvo tornare con comodo suo nel dopo cena, per bilaterali variamente segrete e l’impressione di un solo protagonista con un po’ di volenterosi comprimari attorno.

 

Giuseppe Conte e Padre Pio

L’accoglienza del padrone di casa, all’ospite anche troppo sospirato. Durante la notte -cronache inverificabili- un nuovo incontro fra il presidente del Consiglio italiano e il generale della Cirenaica. Il premier: “No miracoli o scorciatoie”, detto da uno che crede in Padre Pio. Insomma, tutti si accontenterebbero anche di molto meno del miracolo di una Libia totalmente pacificata e diventata Paese d’ordine, in grado di re inviare e casa i migranti in fuga dalla miseria, ma con trattamenti umani che è difficile solo immaginare. Dai sogni alla realtà complesse. In serata, Conte con l’inviato Onu Ghassem Salamè, per aggiornamenti in extremis sperando in bene.

I Grandi assenti

Alla conferenza il presidente del Consiglio aveva fatto sapere di avere invitato Donald Trump e Vladimir Putin, e la data del 12 novembre era stata scelta proprio perché ieri i due leader assieme a molti altri erano stati a Parigi per il centenario della fine della Prima guerra mondiale. Erano lì, a tre passi, ma se ne sono andati. Il presidente russo è stato più gentile, e ha inviato il primo ministro Medvedev. Appello finale: Fayez al Serraj, il maresciallo Haftar, il premier russo Medvedev, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, il premier algerino, Ahmed Ouyahia, il rappresentante dell’Onu Ghassan Salamè.

Problema Al Sisi-Regeni

Il presidente egiziano Al Sisi è al vertice, nella sua prima visita in Italia dopo l’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni al Cairo poco meno di due anni fa, col seguito di cortei di protesta. A Palermo anche il presidente del Consiglio Ue, Tusk e il rappresentante per la politica estera dell’Unione, Federica Mogherini: 38 delegazioni. Problema politico chiave la possibile crescita del ruolo dei Fratelli musulmani a Tripoli, con timori diffusi tra Egitto, Emirati e Arabia Saudita. Problema di sensibilità politica popolare italiana, i colpevoli che ancora mancano alla torture che hanno ucciso Giulio Regeni, anche quello, come Khashoggi, delitto di Stato.

Generale Haftar salva il soldato Conte

Ma a dare una mano decisiva alla riuscita almeno apparente della conferenza, proprio il cattivo Al Sisi. Decisiva, secondo HuffPost, il lavoro “sotterraneo” della Farnesina e dei servizi segreti, e la persuasione operata dallo sponsor regionale dell’uomo forte della Cirenaica: il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Khalifa Haftar, protagonista, ma senza esagerare. La conferenza di Palermo ha il “bollino” ufficiale di Americani ed Onu, e chi manca, assente volontario o non invitato, li ridurrebbe e personaggi locali irrilevanti. Sperando che tanta mobilitazione palermitana vada oltre la passerella, offrendo al mondo un politica italiana meno gridata me più credibile.

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